Addio a Maria Rosaria Omaggio, per Wajda si trasformò in Oriana Fallaci
di Carlo MorettiA febbraio, in un’intervista in tv a Storie di donne al bivio su Rai 2, a 67 anni appena compiuti Maria Rosaria Omaggio confidava nella possibilità di trovare un nuovo amore e finalmente anche «di ritrovare l’emozione di un regista italiano che mi possa far esprimere come hanno fatto i grandi con i quali ho lavorato: Peter Brook, Andrzej Wajda, Vicente Escrivá, Christian-Jaque». Per trovare un nuovo Luigi Magni, un Giuseppe Ferrara o un Pasquale Festa Campanile, con il quale lavorò a inizio anni 80 intrecciando una lunga storia d’amore, il tempo non c’è stato, la malattia è avanzata velocemente: l’attrice è morta ieri a Roma, una lunga carriera tra teatro (50 spettacoli), cinema (29 film) e tv (18 fiction). Il debutto sul grande schermo con Roma a mano armata di Umberto Lenzi mentre per il film Walesa — L’uomo della speranza di Andrzej Wajda, in cui interpreta Oriana Fallaci, ha vinto il premio Pasinetti a Venezia.
A febbraio, in un’intervista in tv a Storie di donne al bivio su Rai 2, a 67 anni appena compiuti Maria Rosaria Omaggio confidava nella possibilità di trovare un nuovo amore e finalmente anche «di ritrovare l’emozione di un regista italiano che mi possa far esprimere come hanno fatto i grandi con i quali ho lavorato: Peter Brook, Andrzej Wajda, Vicente Escrivá, Christian-Jaque». Per trovare un nuovo Luigi Magni, un Giuseppe Ferrara o un Pasquale Festa Campanile, con il quale lavorò a inizio anni 80 intrecciando una lunga storia d’amore, il tempo non c’è stato, la malattia è avanzata velocemente: l’attrice è morta ieri a Roma, una lunga carriera tra teatro (50 spettacoli), cinema (29 film) e tv (18 fiction). Il debutto sul grande schermo con Roma a mano armata di Umberto Lenzi mentre per il film Walesa — L’uomo della speranza di Andrzej Wajda, in cui interpreta Oriana Fallaci, ha vinto il premio Pasinetti a Venezia.
Nella sua carriera MaRò, come la chiamavano gli amici, dopo la partecipazione a Canzonissima del 1973 passa al cinema: ha interpretato ruoli drammatici come in II generale di Luigi Magni con Franco Nero e in La lozana andalusa, dove recita in spagnolo per Vicente Escrivá. Nota anche per le fiction: agli esordi Sarto per signora di Feydeau con Alberto Lionello, Stelle in fiamme di Italo Moscati con Massimo Venturiello, Racconti fantastici di Daniele D’Anza con Vittorio Mezzogiorno, più di recente Don Matteo con Terence Hill. A teatro è stata tra l’altro La schiava d’oriente di Goldoni, la protagonista della commedia La santa sulla scopa scritta e diretta da Magni.
La notizia della sua scomparsa ha colto di sorpresa i tanti amici che Omaggio frequentava, come i musicisti della Pfm Franz Di Cioccio e Patrick Djivas. L’attrice era molto amica della loro manager Iaia De Capitani, moglie di Di Cioccio, e una fan della loro musica: «Il progetto che ci unì nacque quasi per caso, anche se io non credo al caso», racconta Di Cioccio a proposito di Hey You!, il primo film da regista di Omaggio, un cortometraggio. «MaRò, come la chiamavamo, quando eravamo a Roma veniva sempre ai nostri concerti, tra noi c’era vera amicizia. Così quando pensò alla sua prima regia, per Hey You!, un film muto che citava Il monello di Chaplin e che realizzò per il suo ruolo di ambasciatrice Unicef, volle usare le musiche di Pfm in classic, il disco del 2011 in cui rileggevamo, con nuovi arrangiamenti e improvvisazioni in chiave rock, grandi compositori come Beethoven, Mozart, Verdi e Rossini. Il progetto non aveva fini commerciali e noi non solo ne fummo felici, ci offrimmo di metterci al lavoro per modificare qualcosa e renderla più aderente al film».
Per presentare il corto del 2015 ai festival, la Pfm e Omaggio hanno spesso viaggiato insieme: «Ne uscì un’opera sofisticata in cui si vedeva tutto il suo amore per il cinema ma anche l’interesse per i bambini, motivo per il quale era stata nominata ambasciatrice Unicef», ricorda Patrick Djivas. «Quell’estate andammo anche al festival di Giffoni, MaRò aveva un bellissimo rapporto con loro e un rapporto speciale con Gabriele, il bambino protagonista del film, cui si era affezionata. Aveva desiderato avere figli ma nonostante le cure non ci era mai riuscita, questo era un cruccio per lei», osserva Di Cioccio. Nei racconti dei musicisti della Pfm il profilo di una donna intelligente, sensibile, interessata alla meditazione: «Seguiva l’esperienza di Franco Battiato, era anche maestra di Tai Chi. L’avevano segnata i lutti, anche quelli dei suoi uomini, che purtroppo se ne erano andati prima di lei».