"Mio padre ha iniziato a perdere colpi un paio di anni fa, ma ai primi test cognitivi, fregava i medici: faceva i calcoli alla perfezione; però dopo, magari, non si ricordava che giorno fosse. Poi, un giorno, è finito sull’A1 senza sapere perché. Il peggioramento è stato fulmineo, si è rimpicciolito come un uccellino. Però, mamma dice: almeno, c’è”. Mentre è tornato in tv con il suo game show preserale Don’t forget the lyrics sul Nove, il conduttore radio televisivo Gabriele Corsi del Trio Medusa, sta promuovendo il suo romanzo autobiografico Che bella giornata, speriamo che non piova, da oggi in libreria per le edizioni Cairo, in cui ha scelto di raccontare la storia personale di suo padre affetto da Alzheimer.
Il libro è un dialogo a senso unico, con la voce di un uomo che fa visita al padre, padre che quasi non lo riconosce più perché affetto da una malattia che cancella la memoria giorno dopo giorno. Un papà anziano che ascolta, eppure sembra non essere lì. Quanto tempo servirà per raccontare la vita che è rimasta in sospeso, tra i due? C’è qualcosa di importante che va detto, c’è un filo che va teso per provare a sentirsi davvero uniti. Allora il figlio raccoglie i ricordi e regala al padre un’esperienza lontana, di cui negli anni non avevano parlato un granché. Quando aveva svolto il servizio civile in una casa per “mattacchioni”, un manicomio.
Gabriele Corsi del Trio Medusa: "Ho iniziato a piangere troppo tardi, dite alle persone che le amate"
"Entrambe sono storie di fragilità e solitudini – spiega Corsi al Corriere della sera – La scena più triste che ho mai visto è un mattacchione per ore su una sedia ad aspettare il fratello. A un certo punto, mi fa: non viene più, vero? Si alza, si spoglia e si mette a letto alle 11 del mattino. Io, con papà malato, per stimolarlo, gli ricordavo aneddoti del passato. Poi, ho capito che non ascoltava, ma intanto lo tenevo per mano, una cosa che non mi avrebbe mai permesso”.