Spettacoli

In divisa sull'aereo, in frac sul podio: in volo con Daniel Harding e sua l’orchestra

Sulla tratta Roma-Parigi con il direttore d’orchestra alla guida dell’airbus di Air France di cui è un dipendente. E per la prima volta il viaggio è con l’orchestra di Santa Cecilia in tournée con lui. “Pilotare, un bagno di umiltà”

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"Signore e signori, buongiorno. Mi chiamo Daniel Harding. Sono il pilota di questo Airbus". Volo Air France Roma-Parigi di metà mattina. Imbarcata anche l'orchestra dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia in partenza per una settimana di tournée. Dirige Daniel Harding. Un omonimo? No.

Pilota e direttore sono la stessa persona. In divisa sull'areo, in frac sul podio. E questo, per il maestro inglese - nome top della classica, da qualche mese bacchetta principale di Santa Cecilia ma da un po' di anni pure dipendente di Air France - è un volo di linea come tanti. Solo che fra i passeggeri ci sono anche ottanta suoi musicisti. Alcuni di loro, poco prima di salire, mettono su un flashmob musicale al gate: Harding passa a salutarli e li dirige nel Corale di Sant'Antonio, melodia un tempo attribuita a Haydn.

Poi, in viaggio, il clarinettista Alessandro Carbonare tira fuori lo strumento dalla custodia. Languido suona Puccini, E lucevan le stelle, festeggiato dai colleghi, tra lo stupore divertito degli altri passeggeri. A una decina di minuti dall'atterraggio la voce del comandante Harding, dall'altoparlante roco, augura a tutti un bel soggiorno a Parigi, "e per molti di voi un fantastico concerto stasera alla Philharmonie".

Dopodiché è il maestro Harding a parlare, tra applausi e risate dell'orchestra: "prova alle ore 18, mi raccomando". Che Harding lavori sugli aerei di linea per le rotte di Europa e Nord Africa si sapeva. Ma questa è la prima volta (in tutta la storia della musica) che un direttore pilota, letteralmente, i proprio musicisti in tour.

Ne parliamo quando ci si trova faccia a faccia con lui - non più in divisa, non ancora in frac, ma in tenuta casual da 'prova delle 18' - nel camerino della Philharmonie, una delle sale da concerto più importanti del mondo, prima tappa della tournée che tocca anche il Lussemburgo, Anversa, Vienna. Lui, gentiluomo di Oxford (anche se ormai parigino d'adozione), esprimendosi in un italiano sempre più naturale, racconta della passione per il cielo. È stato un amico musicista, nell'adolescenza, a insufflargliela. "Soltanto a trentanove anni, dopo già venti di carriera, ho deciso di regalarmi del tempo per sperimentarla. Ecco, allora, il brevetto di volo, fino alla qualifica per gli Airbus".

Dopodiché è arrivato il contratto con Air France. "Un impegno di alcuni giorni al mese in un ufficio con vista mozzafiato sull'azzurro. Né sono l'unico pilota che ha un secondo mestiere: gli altri sono soprattutto campioni dello sport. Comunque credo che per chi, come un direttore, sta sempre sotto i riflettori, e pare che tutto l'universo giri attorno a lui, avere un impiego da salariato serva come bagno di umiltà, nel senso che riporta con i piedi per terra, alla vita vera". Tensione alla cloche? "No, la tensione si deve generare nel far musica, perché lì cerchiamo l'imprevisto, lo straordinario. In volo, invece, agiamo secondo procedure standard. L'inusuale è da evitare".

Difficile, piuttosto, trovare la bacchetta giusta. "Una volta che non ne avevo più a disposizione, ne ho usata una che avevo acquistato controvoglia, tanto tempo prima, da un tizio americano. Era perfetta. Però non so come rintracciare quel tizio sconosciuto, quindi me ne sono fatta produrre una identica da un pianista tuttofare del Maggio fiorentino".

Nello stesso giorno alzarsi all'alba, pilotare, provare, dirigere, saltare da un'intervista all'altra: trantran usurante alla soglia dei cinquant'anni, no? "Macché. Ho tanta energia, e di altra ancora mi ricarica il confronto con l'orchestra". Con quella di Santa Cecilia quest'anno ha inaugurato con Tosca, tra un anno con Wagner, lui che sull'opera è meno forte del predecessore Antonio Pappano. "Anthony è stato allevato dentro l'opera. A me è più familiare il repertorio sinfonico. Tuttavia quando lavoro con i cantanti ho sempre cast di alto livello con cui prendo confidenza professionale lentamente, nel corso delle prove". Il tempo vola. Harding ora deve indossare il frac, "abito necessario perché dinanzi al pubblico bisogna andare eleganti, ma si tratta di una divisa assai scomoda. Il direttore è un atleta, gli servirebbe un outfit da sportivo".

Comincia il concerto. Preludio al pomeriggio di un fauno di Debussy, pezzo che a fine '800 introduce nel '900. Lucido, timbri cristallini, il dolce tepore di un'espressione malinconica. Seconda sinfonia di Brahms. Qui Harding pare un direttore di scuola tedesca, ma senza la muscolarità dei maestri di una volta. Del resto questa è una partitura dallo spirito quasi primaverile, e Harding è come se vi fotografasse un paesaggio pastorale, una natura benigna non ancora industrializzata.

Poi Concerto per violino n. 2 di Sergej Prokof'ev, scritto un po' a Parigi, battezzato novant'anni fa a Madrid - ecco la ragione delle nacchere in orchestra. Solista Lisa Batiashvili, georgiana. E la sua esecuzione formidabile, con bis di Bach, diventa manifesto politico. Lo dichiara lei stessa al pubblico, abito rosso, scarpe bianche, i colori della sua bandiera. Sta suonando contro la deriva autoritaria della Georgia, in favore dell'afflato europeista di un popolo che vorrebbe far parte della Ue.

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