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L’ultima intervista a Antonello Fassari: “Cesaroni boom incredibile, ma il successo non è felicità”

Ripubblichiamo l’ultima intervista di Repubblica all’attore morto oggi a 72 anni
3 minuti di lettura

15 gennaio 2024

Nel fiume di parole, tra l’estrosa questione delle sue origini romano-napoletano-inglesi-siciliane-ciociaro- veneziane-turche e i racconti sul padre, noto penalista, su Luca Ronconi e Eduardo, Mario Monicelli e Paolo Virzì, passano due notizie: Antonello Fassari è a teatro, con Farà giorno di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi, regia di Piero Maccarinelli, insolito confronto tra un ragazzo di destra e un ex partigiano, al Franco Parenti di Milano dal 19 gennaio e dal 30 al Parioli di Roma; a giugno, poi, ed è la seconda notizia, tornerà alla grande alla Garbatella, nei panni di Cesare, il verace fratello di Giulio, a conferma che il nuovo ciclo di puntate di I Cesaroni si farà e parliamo di una fiction cult, 8 milioni di spettatori su Canale 5 nelle serate record fino a che si è vista, nel 2014.

Antonello fassari, in basso a destra, con la grande famiglia de I Cesaroni

 

Fa…

15 gennaio 2024

Nel fiume di parole, tra l’estrosa questione delle sue origini romano-napoletano-inglesi-siciliane-ciociaro- veneziane-turche e i racconti sul padre, noto penalista, su Luca Ronconi e Eduardo, Mario Monicelli e Paolo Virzì, passano due notizie: Antonello Fassari è a teatro, con Farà giorno di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi, regia di Piero Maccarinelli, insolito confronto tra un ragazzo di destra e un ex partigiano, al Franco Parenti di Milano dal 19 gennaio e dal 30 al Parioli di Roma; a giugno, poi, ed è la seconda notizia, tornerà alla grande alla Garbatella, nei panni di Cesare, il verace fratello di Giulio, a conferma che il nuovo ciclo di puntate di I Cesaroni si farà e parliamo di una fiction cult, 8 milioni di spettatori su Canale 5 nelle serate record fino a che si è vista, nel 2014.

Antonello fassari, in basso a destra, con la grande famiglia de I Cesaroni

 

Fassari, è contento?

“Sì, assolutamente. I Cesaroni sono stati un fenomeno fortissimo. Ma non so molto altro, per ora. Il format spagnolo da cui eravamo partiti era perfetto: toccavamo temi come la fecondazione assistita, il ragazzo che arriva col preservativo... Cose vere”.

E Cesare?

“Avevo 54 anni quando partimmo nel 2006, oggi ne ho 71: per forza cambierà qualcosa anche nel personaggio. Gli spagnoli furono intelligenti a inventarsi un cinquantenne così, tirchio e vergine. Il tormentone “che amarezza” invece è mio, che poi non è una battuta, è più una sentenza filosofica”.

Claudio Amendola, Max Tortora e Antonello Fassari in una scena de 'I Cesaroni'

 

E’ vero che in quel periodo la gente la assaliva per strada per l’entusiasmo?

“Una cosa inimmaginabile. Io avevo già una mia notorietà, con I ragazzi della 3a C, Avanzi in tv… Ma con I Cesaroni è stato impressionante. Con Max Tortora ci dicevamo, uno va per strada, si sente come se fosse i Beatles, poi torna a casa e mangia da solo davanti alle piastrelle di maiolica. Una schizofrenia totale. C’è la convinzione, che viene dai social, che la gente di spettacolo sia ricca e felice, che tanta visibilità sia tanto guadagno”.

E non è così?

“Per niente. E comunque finiti I Cesaroni nel 2014, c'è voluto un attimo di fermo”.

Lei ha recitato Pasolini, Gadda, Euripide, ha lavorato con Lattuada, Monicelli e ha fatto anche i Vanzina o I Cesaroni: dove è più a suo agio?

“La mia è la carriera all’antica: una volta gli attori dovevamo fare tutto. Drammatico, comico, commedia. Penso a Totò, Gassmann, Manfredi… Mi è piaciuto fare Euripide a Siracusa e i film di Vanzina. Anche se Paolo Virzì non era d’accordo”.

Che vuol dire?

“Ai tempi di Ferie d’agosto, metà anni Novanta, Virzì dopo un mese che mi stava appresso viene a sapere che ero nel cast di Selvaggi di Carlo Vanzina. I set non si accavallavano, avrei potuto fare entrambi i film, ma lui disse che non poteva chiamare un attore che lavorava coi Vanzina. Ora, a me non mi si può dire nulla, lo sanno tutti come la penso. Ma una certa sinistra è stata a lungo molto attenta al pedigree”.

Il cast del film 'Selvaggi' di Carlo Vanzina (Fassari è il quarto in alto da sinistra), 1995

 

Deluso?

“Come tanti davanti a questo modo di fare. Ma un po’ è anche il nostro ambiente. All’inizio degli anni Novanta ho avuto un grave incidente che mi causò l’esplosione di un femore. Girava la voce che ero diventato zoppo. Bisogna essere molto centrati per fare l’attore”.

Lei lo è?

“Io non ho avuto il sacro fuoco. Primogenito di quattro figli maschi, ero destinato a fare il mestiere di mio padre, grande avvocato, studio a Roma e Milano. Ma io credo che lì abbia sbagliato papà, perché mi fece fare un tirocinio da lui e mi massacrò. A quel punto chiusi. Feci l’esame per l’Accademia tanto per provare e fu il grande Orazio Costa a scegliermi. Poi da attore, ho avuto due punti fermi: Ronconi, ai tempi di Utopia, del laboratorio di Prato, che mi ha insegnato come si affrontano i testi, e Eduardo, maestro di recitazione e un uomo sorprendente, che aveva la passione sfrenata per le auto e per Enzo Ferrari. La mia carriera teatrale è tanta roba. Di recente con Il delitto di via dell’Orsina con la regia di Andrèe Ruth Shammah in coppia con Massimo Dapporto c’è stato un bel successo, mi sono trovato bene perché io vengo dalla scuola di regia. Ora con Andrèe si parla di altri progetti sempre al Teatro Parenti di Milano”.

Settimana prossima ci torna con ‘Farà giorno’.

“Una storia perfetta per questo nostro momento, con questa destra, non sempre, ma spesso becera e questa sinistra spersa. La forza del testo è che non la butta sulla contrapposizione destra-sinistra, ma sul punto di incontro. Proprio a partire da questo testo, mi ronza in testa un progetto: vorrei metter sù un teatro degli autori”.

Una scena di 'Farà giorno'

 

Ha anche due film in uscita, no?

“Flaminia è il primo film di Michela Giraud, storia vera di una ragazza che entra e esce dal Tso, e La tartaruga, con Nello Mascia siamo due vecchietti che si fanno compagnia, una bella vicenda diretta da un vero nerd, Fabrizio Nardocci. Ma il cinema oggi è cambiato. Vogliamo parlare dell'umiliazione dei provini? Per fare il film devi fare il casting, con gente che manco sa come si recita. Scola, Monicelli gli attori li cercavano a teatro. Io in 51 anni di contributi non ho mai avuto un problema per lavorare, e ora dovrei fare i provini? E’ che vogliamo fare come gli americani, decidono le multinazionali. Ma intanto la libertà in questo mestiere è finita”.

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