Athina Cenci: “Finalmente riesco a parlare. Ho voglia di un set e di tornare a recitare”
di Giacomo Galanti“Riesco a parlare, è incredibile”. Athina Cenci lo ripeterà spesso durante il nostro incontro, con un’emozione che le illumina gli occhi. Sono passati ormai 25 anni dall’ictus che le aveva tolto la parola. E quando ancora qualche frase non arriva subito si arrabbia, fa un respiro profondo e dice: “Va be’, un’altra volta”. L’attrice ci accoglie nel suo elegante appartamento nel centro di Roma, dalla terrazza si vede il Gianicolo. “Qua ci sono tutte le mie piante” e mostra due piccoli ulivi, i pomodori, le melanzane, i limoni. È metà pomeriggio e fa ancora caldo. Così ci accomodiamo nel salotto con l’aria condizionata. Le pareti sono zeppe di libri. Sugli scaffali, grossi volumi con le opere dei grandi del teatro. Poi tanta poesia. “Ne ho scritta una anche io” ci confida. Sul tavolino, ai piedi dei due divani, un mucchietto di riviste: “Voglio sapere tutto su Garlasco, anche se voi giornalisti delle volte mi fate incazzare”. E poi un quaderno con gli esercizi della logopedista: “Mi ha r…
“Riesco a parlare, è incredibile”. Athina Cenci lo ripeterà spesso durante il nostro incontro, con un’emozione che le illumina gli occhi. Sono passati ormai 25 anni dall’ictus che le aveva tolto la parola. E quando ancora qualche frase non arriva subito si arrabbia, fa un respiro profondo e dice: “Va be’, un’altra volta”. L’attrice ci accoglie nel suo elegante appartamento nel centro di Roma, dalla terrazza si vede il Gianicolo. “Qua ci sono tutte le mie piante” e mostra due piccoli ulivi, i pomodori, le melanzane, i limoni. È metà pomeriggio e fa ancora caldo. Così ci accomodiamo nel salotto con l’aria condizionata. Le pareti sono zeppe di libri. Sugli scaffali, grossi volumi con le opere dei grandi del teatro. Poi tanta poesia. “Ne ho scritta una anche io” ci confida. Sul tavolino, ai piedi dei due divani, un mucchietto di riviste: “Voglio sapere tutto su Garlasco, anche se voi giornalisti delle volte mi fate incazzare”. E poi un quaderno con gli esercizi della logopedista: “Mi ha ridato la voce, che Dio la benedica”. Tutt’intorno decine di foto che ritraggono pezzi della sua vita e della sua lunga carriera. Dagli inizi con i Giancattivi fino alla tv e al cinema dove ha vinto due David di Donatello.
Athina Cenci, in tanti si domandano dove sia finita.
«Ma se abito qua da 40 anni!».
La voglia di scherzare non l’ha persa. Piano piano è tornata anche quella dopo quel giorno di settembre del 2001. Le va di ricordare?
«Ero con il mio compagno Paolo e a un certo momento c’è stato il buio, il nulla. Per fortuna mi ha subito portata al pronto soccorso dove mi hanno salvata. Però c’era questo piccolo problema, ecco: non riuscivo più a parlare. Avevo 55 anni».
E come si reagisce?
«Male, malissimo: è una cosa terribile. Per un'attrice non poter parlare, non farsi capire, è quasi una beffa. Per riuscirci di nuovo c’è voluto molto tempo. Quasi 20 anni. Poi, senza fretta, qualcosa si è smosso. Diciamo che l’ultimo anno è stato decisivo. E ora parlo, vede? Non ci credo ancora. Un sacco di esercizi, tanta pazienza. Ogni sera un’oretta. E questo lo devo alla dottoressa Annamaria Boniver che mi ha seguito in questo percorso».
Il mondo dello spettacolo le manca?
«Mi manca recitare, esibirmi su un palco o davanti alla macchina da presa. Soprattutto il cinema. Insomma, quel che ho fatto per tanto tempo. Mentre il mondo dello spettacolo…».
Si è sentita abbandonata?
«Abbandonata non è la parola giusta. Ma visto che non potevo parlare, forse anche per pudore, in molti avranno pensato che era meglio non farsi sentire. Ma andiamo avanti».
Già da piccola sognava di andare in scena?
«Da ragazzina mi affascinava quel tipo di universo. A scuola a Fermo, dove abitavo, si facevano delle rappresentazioni teatrali e io mi buttavo. Prima di Fermo, dell’Italia, c’è stata la Grecia. Io mi sento greca come testimonia il mio nome, lo stesso della nonna. Sono nata nell’isola di Kos, allora italiana, dove sono rimasta fino ai sei anni. Mio nonno paterno, Getulio Cenci, era un carabiniere ed era stato trasferito dalla provincia di Viterbo».
Che famiglia era la sua?
«Mio padre Sebastiano faceva l’impiegato comunale ed era riuscito a mantenere il lavoro anche dopo la guerra. Infatti lo stato italiano gli trovò un posto a Fermo. Mamma Flora in Grecia aveva lavorato per Onassis. Poi si sono separati e io sono rimasta con il babbo. Ho anche un fratello, Mario, di un anno più giovane».
Dopo le scuole superiori va a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle arti.
«Una scelta che mi è sembrata naturale, eravamo a cavallo tra gli anni 60 e 70, un periodo di grande fermento. Ero un po’ barricadera, sono comunista così eh (e mentre lo dice mostra il pugno chiuso)».
In questo contesto incontra Alessandro Benvenuti.
«E Paolo Nativi, morto giovanissimo per un tumore. Guardi qua come eravamo belli (indica una foto in bianco e nero di loro due insieme). I Giancattivi iniziano così. Io ero la musa e l’organizzatrice. All’epoca ero impegnata con l'Arci e aiutavo a mettere su gli spettacoli nei vari teatri e alle feste dell’Unità. Poi è arrivato anche Francesco Nuti e l’esordio in tv».
Con gli sketch a Non stop sulla Rai e il film A ovest di Paperino diventate famosi.
«A ovest di Paperino è il film a cui resto più affezionata. Probabilmente perché fotografa quei tempi irripetibili. Anche se poi è un po’ l’inizio della fine dei Giancattivi, con Nuti che se ne va per la sua strada».
Nuti è morto due anni fa.
«Lo andavo a trovare in ospedale e ci guardavamo con grande tenerezza, senza parlare. Gli ho voluto molto bene, non doveva finire così».
Con Benvenuti vi sentite?
«Sì, sì (sbuffa poi sorride). Il punto è che abbiamo caratteri complicati e ci conosciamo da così tanto tempo. Qualche volta ci telefoniamo».
Dopo i Giancattivi, arriva l’exploit al cinema e il primo David di Donatello.
«Con Speriamo che sia femmina di Monicelli, un uomo e un regista indimenticabile. È merito suo se ho deciso di prendere sul serio il mestiere dell’attrice perché prima lo vedevo solo come un gioco. Mentre giravamo in mezzo al caldo della campagna toscana mi sono detta: “Se va bene continuo”».
È andata bene.
«Direi di sì. L’anno dopo ho fatto La famiglia di Scola, con il grande Gassman.
Scola, per sottolineare la sua popolarità, disse che "la Cenci andava via come il pane”.
«Ha detto così e poi mi ha dato il ruolo della zitellaccia (scoppia in una risata e prende una foto dal set con le attrici Alessandra Panelli e Monica Scattini). Eccoci qua, le tre zie!».
Con "Compagni di scuola”, un altro film corale, conquista il secondo David.
«Ero la psicologa a cui tutti rompevano le scatole con i loro problemi e che alla fine si sfoga con Verdone. È un film che è rimasto».
Anche in tv arriva il successo con "Emilio”, una sorta di seguito di “Drive in”.
«Ci siamo tanto divertiti! Con quella sigla “ahi ahi se faccio un figlio” che era diventata un tormentone. C’erano Faletti, Zuzzurro e Gaspare, Teo Teocoli, Silvio Orlando».
La rete era Italia 1 di Berlusconi. Lo ha conosciuto?
«Di tanto in tanto si faceva vedere. Che le devo dire? Era simpaticissimo».
Un paio di anni dopo conduce “Cielito lindo” su Rai 3 dove lanciate un sacco di comici.
«Un programma incredibile. A cantare con me la canzone d’apertura venne la crème dei cantautori: Guccini, De Andrè, Vecchioni… Aspetti (si alza e da una stanza adibita a studio e torna con un paio di foto). Qui ci siamo io, Staino, Michele Serra e Claudio Bisio la sera della prima puntata. Che squadra eh. Mentre qui c’è Luciana Littizzetto nei panni della giovane contestatrice Sabrina».
La tv la guarda?
«Un po’, soprattutto La7 perché adoro i programmi di Corrado Augias».
I comici?
«Poca roba. Non mi dispiace Max Angioni».
E al cinema ci va?
«Certo. Ho amato C’è ancora domani di Paola Cortellesi, mi sono tanto commossa. Mi piacerebbe molto recitare per lei, è troppo brava».
Quanta voglia ha di tornare sul grande schermo?
«Tantissima, sarebbe anche ora».
Lei è stata anche in consiglio comunale a Firenze.
«Come no! Guardi qua (in mezzo ad alcune agende tira fuori un opuscolo, una specie di bignami, del municipio di Firenze stampato nel 2001 con tutte le foto della giunta e dei consiglieri, compresa la sua). Ho ancora tutti i numeri di telefono segnati, anzi no, di questo l’ho perso: riuscirebbe mica a recuperarlo? Comunque adesso è un momentaccio per la politica, guardi cosa succede nel mondo».
Di quella italiana che pensa?
«Mah, mi pare sia arrivato il momento delle donne ed è un bene. Però la Meloni non è il mio tipo. Mi piace la Schlein, ci mette un grande impegno».
E oggi come passa le sue giornate?
«Leggo tanto, amo le poesie di Pasolini e di Alda Merini. E anche di poeti contemporanei come Michela Zanarella. Sono anche molto golosa e in cucina me la cavo. Poi curo le mie piante, giro per i vivai di Roma dove ormai mi conoscono tutti. Ci vado assieme all’attore Giuseppe Lorin, mio caro amico. A proposito, se abbiamo finito dovrei spostare qualche vaso e annaffiare un po’».