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Cercasi un tema per il Canzoniere: alla scoperta della casa degli spiriti

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Ora chiediamo a lettrici e lettori di suggerirci un tema per le prossime rubriche. Ossia, “canzoni che…”. È un vero e proprio appello: canzoni e crimine, canzoni e biografie, canzoni su canzoni
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La cucina guarda che cos’è

Quanti piatti sporchi da lavare

E mia madre sempre qui

Che ripete: “Non lasciarti andare”

Vendo casa (1971)

di Lucio Battisti e Mogol

Scrive Maura Cavallero: “Ivan Graziani, addio Lugano, Firenze, e poi Agnese, seduta sul manubrio, la spiaggia, la sabbia infuocata, la bicicletta in riva al mare e poi l’inverno cittadino, in bicicletta, alle cinque del mattino, con la nebbia nel polmone, e Agnese non c’è, non è più seduta sul manubrio, e noi facciamo parte di questa storia. E, poi, la casa che si lascia, piatti sporchi, polvere e erba alta e noi siamo disperati con Battisti, Mogol e i Dik Dik. Vorremmo bruciare tutto”. Sì, forse è proprio così, quei “piatti sporchi” sono la perfetta incarnazione della sfera emotiva, o meglio: ne sono la rappresentazione carnale e psicologica. Insomma, è “la casa degli spiriti” (Isabel Allende).

Interviene Filippo Leo: “Trieste. Co’ son lontan de ti del grande …

La cucina guarda che cos’è

Quanti piatti sporchi da lavare

E mia madre sempre qui

Che ripete: “Non lasciarti andare”

Vendo casa (1971)

di Lucio Battisti e Mogol

Scrive Maura Cavallero: “Ivan Graziani, addio Lugano, Firenze, e poi Agnese, seduta sul manubrio, la spiaggia, la sabbia infuocata, la bicicletta in riva al mare e poi l’inverno cittadino, in bicicletta, alle cinque del mattino, con la nebbia nel polmone, e Agnese non c’è, non è più seduta sul manubrio, e noi facciamo parte di questa storia. E, poi, la casa che si lascia, piatti sporchi, polvere e erba alta e noi siamo disperati con Battisti, Mogol e i Dik Dik. Vorremmo bruciare tutto”. Sì, forse è proprio così, quei “piatti sporchi” sono la perfetta incarnazione della sfera emotiva, o meglio: ne sono la rappresentazione carnale e psicologica. Insomma, è “la casa degli spiriti” (Isabel Allende).

Interviene Filippo Leo: “Trieste. Co’ son lontan de ti del grande Lelio Luttazzi. Quest’ultimo meriterebbe maggiori attenzioni”. Chiudiamo qui questo percorso lungo “le città visibili”: quelle, cioè, dove i sentimenti e le passioni, i ricordi e le sofferenze si fanno paesaggio urbanistico del degrado o della bellezza e toponomastica cardiologica. Pensate a quei versi di Ivano Fossati (da Limonata e zanzare, 1979): “A Genova nel Settanta per l’alluvione / Non fui tra quelli che spalavano il fango / Troppa confusione / Così seduto su una postuma ed inutile ragione / Sostengo ch’ero poco impegnato e, mamma / Troppo poco coglione”.

E ora chiediamo a lettrici e lettori, sempre molto ricettivi e attivi, di suggerirci un tema per le prossime rubriche. Ossia, “canzoni che…”. È un vero e proprio appello. Inventate, disgraziati: canzoni e crimine, canzoni e biografie, canzoni su canzoni…

Scrivere a canzoniereitaliano@gmail.com

Promemoria: ascoltare Margherita Vicario che canta Magia e, con La Rappresentante di lista, Questo corpo (suggerimento di Ilaria Sotis).

Vendo casa

È una ballade lenta in sol maggiore, tra i brani più spogli degli autori. Costruita su un giro armonico immutabile, procede senza ritornelli, in una forma circolare che si fa ossessiva. Le strofe condividono la stessa scansione ritmica, ma il canto sale progressivamente di registro. La chitarra acustica accompagna con essenzialità una tensione crescente, quasi isterica. Gli intermezzi strumentali, su armonie diverse, offrono brevi pause riflessive prima che il flusso riprenda. La coda canticchiata, senza parole, si dissolve lasciando un senso irrisolto di sospensione.

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