T'aggio vuluto bene a te!Tu mm'hê vuluto bene a me!Mo nun ce amammo cchiù,ma ê vvote tu,distrattamente,chiamm' a me!
Reginella, Libero Bovio, 1917.
Il nostro pubblico è talmente sensibile - meglio: vigile e allerta - che è stato sufficiente l’insinuarsi, nelle pieghe della precedente rubrica e all’insaputa dei suoi titolari, di Quando finisce un amore di Riccardo Cocciante, ed ecco l’irrompere di brani su epiloghi, congedi, addii e altre conclusioni traumatiche e fin truculente di passioni e sentimenti. Ci scrive Sandro Mengoni: “Un brano che esprime molto bene la fine di un amore è Quattro stracci (1996) di Francesco Guccini. Autobiografico e rancoroso”. Segnala Giovanni Pintimalli: “Le parole dell'addio (1971) e Era d' estate (1963) di Sergio Endrigo; Lontano, lontano (1966) di Luigi Tenco; Reginella, di Libero Bovio”. Laura Fantasia: “Vento d’estate, di Max Gazzè e Niccolò Fabi (1998), per ricordarsi che gli amori iniziano e finiscono come le stagioni e come le stagioni vanno e ven…
T'aggio vuluto bene a te!Tu mm'hê vuluto bene a me!Mo nun ce amammo cchiù,ma ê vvote tu,distrattamente,chiamm' a me!
Reginella, Libero Bovio, 1917.
Il nostro pubblico è talmente sensibile - meglio: vigile e allerta - che è stato sufficiente l’insinuarsi, nelle pieghe della precedente rubrica e all’insaputa dei suoi titolari, di Quando finisce un amore di Riccardo Cocciante, ed ecco l’irrompere di brani su epiloghi, congedi, addii e altre conclusioni traumatiche e fin truculente di passioni e sentimenti. Ci scrive Sandro Mengoni: “Un brano che esprime molto bene la fine di un amore è Quattro stracci (1996) di Francesco Guccini. Autobiografico e rancoroso”. Segnala Giovanni Pintimalli: “Le parole dell'addio (1971) e Era d' estate (1963) di Sergio Endrigo; Lontano, lontano (1966) di Luigi Tenco; Reginella, di Libero Bovio”. Laura Fantasia: “Vento d’estate, di Max Gazzè e Niccolò Fabi (1998), per ricordarsi che gli amori iniziano e finiscono come le stagioni e come le stagioni vanno e vengono: Ho lasciato scappar via l'amore/ l’ho incontrato dopo poche ore/ è tornato senza mai un lamento/ è cambiato come cambia il vento”.
Mille altre possono essere le canzoni che piangono la fine di un amore: a conferma del fatto che la musica leggera è la più naturale e compiuta forma espressiva della malinconia. La più adeguata a cantare il senso di abbandono, la condizione di declino, lo stato di consunzione al punto che un impossibile calcolo statistico potrebbe dimostrare che il numero di brani che celebrano l’accendersi di una passione è decisamente inferiore a quello delle canzoni che piangono la sua fine. Ne deriva il seguente tormentato interrogativo: la musica leggera è fatta per la tristezza?
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Reginella. L'interpretazione di Roberto Murolo è affidata alla sola voce e chitarra. In tonalità di Sol maggiore e tempo di 3/4, si apre con un'introduzione chitarristica sul finale del ritornello. La strofa si sviluppa sui gradi I, II e V (Sol, La minore, Re7); nella seconda parte modula a Si minore, accentuando la malinconia del testo, per risolvere sul Re maggiore, dominante di Sol. Il ritornello, costruito sui gradi I, IV e V, presenta una linea melodica più ampia. La struttura si ripete, con l'ultimo ritornello inizialmente affidato alla sola chitarra e poi completato dal rientro della voce.