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Il nuovo gioco del Canzoniere italiano: scegliete la canzone più brutta degli ultimi anni

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La rubrica a cura di Luigi Manconi e Tetes de Bois
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"E faccio sempre finta di avere fretta / Non era immaginabile una fine / C'è sempre una signora che mi fa la spesa”

Una storia inventata, Franco Battiato e Milva, 1989

Ultimi lampi sulla tristezza e poi il nuovo Gioco. Ci scrive Giovanni Pintimalli: “Ancora una canzone napoletana: Voce e notte (1903)”. Laura Morelli: “Mi vengono in mente due canzoni popolari dalle parole semplici ma struggenti: Solo di Claudio Baglioni (1977) e Sei nell’anima di Gianna Nannini (2006)". Santo Pizzese: “Una storia inventata, di Battiato, nella versione di Milva. Non so se sia proprio triste o ‘solo’ malinconica. Come che sia, è una gran bella canzone”.

Lucia Mozzi segnala Sfiorivano le viole di Rino Gaetano (1976) e La casa di Hilde di Francesco De Gregori (1973). Riccardo Caldara ricorda Polvere di gesso di Gianmaria Testa (1999): “Tristezza infinita e solitudine (cercata? subìta?)”. Mimmo Paparo: “Canzone triste di Zucchero (1986) e Michel (1972), Aspettando Godot (1972) e Un uomo in crisi (1973) di …

"E faccio sempre finta di avere fretta / Non era immaginabile una fine / C'è sempre una signora che mi fa la spesa”

Una storia inventata, Franco Battiato e Milva, 1989

Ultimi lampi sulla tristezza e poi il nuovo Gioco. Ci scrive Giovanni Pintimalli: “Ancora una canzone napoletana: Voce e notte (1903)”. Laura Morelli: “Mi vengono in mente due canzoni popolari dalle parole semplici ma struggenti: Solo di Claudio Baglioni (1977) e Sei nell’anima di Gianna Nannini (2006)". Santo Pizzese: “Una storia inventata, di Battiato, nella versione di Milva. Non so se sia proprio triste o ‘solo’ malinconica. Come che sia, è una gran bella canzone”.

Lucia Mozzi segnala Sfiorivano le viole di Rino Gaetano (1976) e La casa di Hilde di Francesco De Gregori (1973). Riccardo Caldara ricorda Polvere di gesso di Gianmaria Testa (1999): “Tristezza infinita e solitudine (cercata? subìta?)”. Mimmo Paparo: “Canzone triste di Zucchero (1986) e Michel (1972), Aspettando Godot (1972) e Un uomo in crisi (1973) di Claudio Lolli”. Ma siamo proprio sicuri sicuri che i brani di Claudio Lolli siano così “tristi”, come pretende lo stereotipo dominante?

E, ora, massima attenzione perché non si gioca più sul velluto, ma si affrontano le grandi questioni dell’Esistenza. Ottorino Laringa (ma si chiama davvero così questo nostro lettore?) propone: qual è la più Brutta canzone italiana dell’ultimo decennio? Ovvero quella che più ci risulta atroce: la melodia più banale del mondo, il testo più desolante, l’interpretazione più sgangherata, l’arrangiamento più squallido? A noi, in un attimo, ce ne vengono in mente almeno tre, ma aspettiamo la prossima settimana per rivelarle. Ora tocca a voi.

Scrivere a: canzoniereitaliano@gmail.com.

Promemoria: ascoltare l’interpretazione live, voce e pianoforte, di Antonello Venditti di Sora Rosa (1972).

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Una storia inventata.è una piccola lezione di scrittura di Battiato. L'intro orchestrale, con il pianoforte che mette subito in dialogo gli accordi di Mib e Sol maggiore, crea un'atmosfera sospesa. La strofa, apparentemente essenziale, nasconde scelte armoniche raffinate: il si minore sulla parola “fine” colora il testo di malinconia, mentre il Mib prima del ritornello apre uno spiraglio inatteso. Da lì il brano si allarga con una melodia quasi da inno, sostenuta dalla batteria e impreziosita da una sezione strumentale intensa, di ritmo cinematografico. Il ritorno dell'intro nel finale chiude il cerchio: la sorpresa iniziale lascia il posto a una serena, rassegnazione.

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