Tipitipitipiti, dove vai?
Tipitipitipiti, cosa fai?
Tipitipitipiti, come mai
Tipitipitì, Orietta Berti (1971)
A proposito del Gioco su “La Canzone Italiana Più Brutta”, c’è chi, come Italo Beccaria, si rivela sanamente audace e deplora Lucio Dalla e il brano su “il grande tenore morente che guarda il mare a Surriento. Lucio ridacci Quando ero soldato e Cos’è Bonetti”. Totalmente d’accordo. Poi una lunga sequenza di delazioni: Tipitipitì di Orietta Berti (Maurizio Melloni e Marina Lucidi); Tu fai schifo sempre dei Pandemonium (Francesco Galano); Hop hop somarello di Paolo Barabani (Rino Gambaiani); Solo tre parole di Valeria Rossi (Sandro Mengoni); Culo di TonyPitony (Alberto Garfagnini); La Rivoluzione di Gianni Pettenati e Io tu e le rose di Orietta Berti, denunciate da Luigi Tenco nel suo biglietto di addio, e Zucchero dei Dik Dik (Angelo Fusillo); Andiamo a mietere il grano e La vigna di Louiselle (Daniela Manetti). Santo Piazzese: “Due tra le peggiori canzoni italiane s…
Tipitipitipiti, dove vai?
Tipitipitipiti, cosa fai?
Tipitipitipiti, come mai
Tipitipitì, Orietta Berti (1971)
A proposito del Gioco su “La Canzone Italiana Più Brutta”, c’è chi, come Italo Beccaria, si rivela sanamente audace e deplora Lucio Dalla e il brano su “il grande tenore morente che guarda il mare a Surriento. Lucio ridacci Quando ero soldato e Cos’è Bonetti”. Totalmente d’accordo. Poi una lunga sequenza di delazioni: Tipitipitì di Orietta Berti (Maurizio Melloni e Marina Lucidi); Tu fai schifo sempre dei Pandemonium (Francesco Galano); Hop hop somarello di Paolo Barabani (Rino Gambaiani); Solo tre parole di Valeria Rossi (Sandro Mengoni); Culo di TonyPitony (Alberto Garfagnini); La Rivoluzione di Gianni Pettenati e Io tu e le rose di Orietta Berti, denunciate da Luigi Tenco nel suo biglietto di addio, e Zucchero dei Dik Dik (Angelo Fusillo); Andiamo a mietere il grano e La vigna di Louiselle (Daniela Manetti). Santo Piazzese: “Due tra le peggiori canzoni italiane sono state nobilitate da esilaranti parodie: E la barca tornò sola, nell’interpretazione di Renato Carosone, e Balocchi e profumi, genialmente trattata da Adriano Celentano ed Enrico Simonetti”. Ai titolari di questa rubrica prudono le mani perché tra le canzoni più brutte è stata indicata da Sergio Finucci niente meno che Binario. Qui non possiamo tacere. Si tratta di un giudizio antistorico e, ci permettiamo, antiestetico: Binario (1959) è un prodigioso affresco di cultura popolare datato ma irrinunciabile: e la voce di Claudio Villa che si gonfia e si innalza è un omaggio alla vocalità e alla potenza irresistibile della voce umana. Ma le segnalazioni giunte sono tante e proseguiranno nella prossima puntata di questa rubrica, prevista per il 31 agosto. Intanto i Têtes de Bois intratterranno al pianobar gli ospiti delle più prestigiose crociere estive.
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Tipitipitì
Il brano è costruito sul contrasto fra musica e testo. L’introduzione in Do maggiore, affidata al pianoforte, suggerisce un’atmosfera serena, subito smentita dalla strofa in Do minore, dove il contrappunto degli archi bassi e la progressione Cm–Fm–G7 evocano malinconia. Il ritornello, in Do maggiore, alterna C e G7 con un andamento da “valzer messicano” vivace ma solo apparentemente spensierato. La sezione in Fa maggiore apre uno spiraglio di speranza, mentre le continue modulazioni ascendenti fino a Re maggiore amplificano la tensione emotiva, lasciando un finale ambiguamente gioioso.