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“Kabul” la serie nascosta in un angolino di palinsesto

Gianmarco Saurino in una scena di "Kabul", su Rai 3 

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Multischermo / Un notevole tentativo di far rivivere un genere, quello della fiction appiccicata alla storia recente. Peccato che non sia stata affatto pubblicizzata
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Che effetto produce parlare oggi di Kabul, raccontando una storia di quattro anni fa, mentre i focolai di emergenza si moltiplicano nel pianeta? Rai 3 venerdì sera ha mandato le prime due puntate — su sei — di una miniserie che si chiama proprio Kabul: la Rai, insieme ad altre tv pubbliche europee, Germania e Francia in particolare, ha partecipato a una coproduzione cospicua e imponente. Che sia finita in un angolino di palinsesto a settembre è censurabile e lo hanno fatto in parecchi: è anche vero, come detto, il mondo sposta di continuo i suoi focus incendiari, e una serie così o la si promuove in grande e la si vanta come un gioiello, oppure meglio lasciar perdere. Hanno lasciato perdere.

Kabul è una fiction, girata come se si sceneggiasse un reportage su una storia vera: intorno a ferragosto nel 2021 gli Usa lasciano Kabul, gli europei affiliati idem, i Talebani avanzano per riprendersi tutto quello che era loro. In…

Che effetto produce parlare oggi di Kabul, raccontando una storia di quattro anni fa, mentre i focolai di emergenza si moltiplicano nel pianeta? Rai 3 venerdì sera ha mandato le prime due puntate — su sei — di una miniserie che si chiama proprio Kabul: la Rai, insieme ad altre tv pubbliche europee, Germania e Francia in particolare, ha partecipato a una coproduzione cospicua e imponente. Che sia finita in un angolino di palinsesto a settembre è censurabile e lo hanno fatto in parecchi: è anche vero, come detto, il mondo sposta di continuo i suoi focus incendiari, e una serie così o la si promuove in grande e la si vanta come un gioiello, oppure meglio lasciar perdere. Hanno lasciato perdere.

Kabul è una fiction, girata come se si sceneggiasse un reportage su una storia vera: intorno a ferragosto nel 2021 gli Usa lasciano Kabul, gli europei affiliati idem, i Talebani avanzano per riprendersi tutto quello che era loro. Intorno alle vicende di una famiglia che è un modello esemplare — una giudice che ha processato i Talebani e quindi sta per passare un guaio serio, una figlia medico che non vuole abbandonare i pazienti (e i nuovi padroni irrompono in ospedale obbligando la separazione tra maschi e femmine nel personale medico), un giovane soldato che era dalla parte giusta e adesso non sa come uscirne.

Dall’altro lato, diplomatici e agenti di sicurezza: i più scaltri si mettono in salvo, i nuovi arrivati, volenterosi, restano a gestire un’emergenza folle. Tra questi un operatore italiano, nominato sul campo console — ma è per opportunismo — interpretato da Gianmarco Saurino (uno dei medici nella serie Doc, nel cast c’è anche Valentina Cervi), il vero buono della situazione.

Kabul è un notevole tentativo di far rivivere un genere — la fiction appiccicata alla storia recente — e di farlo credendo anche in una comunanza d’intenti sotto il segno dell’Europa. Ma i tempi intorno fuggono via velocissimi e si incendiano sempre più: chissà come saranno i racconti del futuro.

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“Quando inizia a piovere si sta tutti più vicini” (Proverbio finlandese citato in apertura di settembre sul calendario di Frate Indovino).

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