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Sherlock Holmes, la collezione infinita

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Multischermo / Nella serie “Sherlock&Daughter” su Sky, l’investigatore interpretato da David Thewlis è nella versione più arruffata di sempre
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Tra le forme di collezionismo, una da non sottovalutare è quella dello spettatore che non si perde una versione dei lavori prodotti nel tempo con Sherlock Holmes protagonista. Sono forse centinaia, non finiscono mai, hanno infinite variazioni sul tema e, con varie gradazioni di entusiasmo, funzionano spesso. Dipende anche dal fatto che quando un autore affronta Holmes, se sbaglia verrà additato come l’unico fesso che sia riuscito a fallire nell’operazione. E non succede nemmeno con questo Sherlock&Daughter (su Sky Investigation): basta non avere preclusioni o pretese assurde, e ci si diverte come sempre.

Londra fine ‘800, Holmes è nella versione più arruffata di sempre, resa dal grande David Thewlis — che è sì il professor Lupin di Harry Potter, ma è soprat…

Tra le forme di collezionismo, una da non sottovalutare è quella dello spettatore che non si perde una versione dei lavori prodotti nel tempo con Sherlock Holmes protagonista. Sono forse centinaia, non finiscono mai, hanno infinite variazioni sul tema e, con varie gradazioni di entusiasmo, funzionano spesso. Dipende anche dal fatto che quando un autore affronta Holmes, se sbaglia verrà additato come l’unico fesso che sia riuscito a fallire nell’operazione. E non succede nemmeno con questo Sherlock&Daughter (su Sky Investigation): basta non avere preclusioni o pretese assurde, e ci si diverte come sempre.

Londra fine ‘800, Holmes è nella versione più arruffata di sempre, resa dal grande David Thewlis — che è sì il professor Lupin di Harry Potter, ma è soprattutto l’irresistibile Varga di Fargo 3. D’un tratto, gli rapiscono il dottor Watson e la moglie, ed è una faccenda seria: i colpevoli sono quelli della setta del Filo Rosso, un’organizzazione internazionale che somiglia a una mafia planetaria moderna. Finché sbuca una ragazza che si presenta al detective sostenendo di essere appena arrivata dagli Usa e di esserne la figlia. Lui è assai perplesso, ma quella volta era davvero in America e si sa come vanno queste cose. Finiranno col sopportarsi e collaborare — lei (Blu Hunt) che richiama un po’ la Mercoledì di Tim Burton, ha ovviamente un talento innato per le indagini, lui si ritrova a contrastare la freddezza di professionista con qualcosa che somiglia all’amor paterno. Morale: produzione sontuosa, ricostruzioni londinesi d’epoca, c’è anche l’arcinemico Moriarty che langue in prigione e però ha corrotto tutti e si è fatto costruire una dépendance da favola. E anche per lui sbuca un figlio… Si può sottovalutare la serie solo banalizzando il fenomeno Sherlock: in caso contrario, siamo ancora e sempre dentro una grandiosa macchina di racconto, con un altro gioiellino a disposizione.

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La perversione vera in queste cose rimane quella di scandagliare YouTube e recuperare i gloriosi film-tv anni 40-50. Holmes è Basil Rathbone, Watson è Nigel Bruce (doppiato da Carletto Romano). Archeologia da sballo.

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