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“Terrazza sentimento”, quando la realtà diventa un algoritmo e la vergogna uno spettacolo

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Multischermo / Ricostruzioni in IA, chat simulate e una morale traballante: la serie Netflix su Alberto Genovese confonde empatia e intrattenimento
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Una storiaccia pressoché dimenticata ma che, ai tempi, nel 2020, fece colpo. E ora l’inevitabile docuserie di cui magari si sentiva il bisogno per scopi, forse, edificanti. In realtà Terrazza sentimento (tre puntate appena arrivate su Netflix) si fa notare soprattutto per l’estrema spregiudicatezza del lavoro. La vicenda è quella, a Milano, dell’imprenditore Alberto Genovese, genio delle moderne startup, quelle da creare e poi vendere per una montagna di soldi: e il giorno dopo ritrovarsi a non sapere come impiegare il tempo.

"Terrazza sentimento", la serie sul caso Genovese: il trailer

Genovese, per via di una certa inclinazione, decide di spassarsela, entra in un tunnel affollato di cocaina e ragazze molto giovani, purché magre, e via di feste e bella vita nel superattico con vista sul Duomo. Finché arriva il fattaccio, la notte brava in cui si uccide quasi una giovane…

Una storiaccia pressoché dimenticata ma che, ai tempi, nel 2020, fece colpo. E ora l’inevitabile docuserie di cui magari si sentiva il bisogno per scopi, forse, edificanti. In realtà Terrazza sentimento (tre puntate appena arrivate su Netflix) si fa notare soprattutto per l’estrema spregiudicatezza del lavoro. La vicenda è quella, a Milano, dell’imprenditore Alberto Genovese, genio delle moderne startup, quelle da creare e poi vendere per una montagna di soldi: e il giorno dopo ritrovarsi a non sapere come impiegare il tempo.

"Terrazza sentimento", la serie sul caso Genovese: il trailer

Genovese, per via di una certa inclinazione, decide di spassarsela, entra in un tunnel affollato di cocaina e ragazze molto giovani, purché magre, e via di feste e bella vita nel superattico con vista sul Duomo. Finché arriva il fattaccio, la notte brava in cui si uccide quasi una giovane a furia di sesso estremo e bamba mischiata a ketamina: e finalmente arriva la Volante – da qui percorsi di redenzione e tutta quella fuffa successiva.


La docuserie, di Alessandro Garramone, è appunto spregiudicata nell’esecuzione: si avvale di molte ricostruzioni ottenute con la IA, immagini finte ma che rendono l’idea, chat WhatsApp ricreate, comparse e protagonisti reali. Non si capisce quasi mai se si sta guardando una cosa vera oppure un artefatto.

Ma di fronte alla sostanziale linearità della vicenda (montagna di soldi-droga a fiumi-violenza e sopraffazione) la voglia di creare il racconto a effetto perverso è conseguente. In più, la morale sempre sottesa – e che ai tempi non risparmiò neppure le ragazze coinvolte – che vorrebbe scuotere le coscienze, ma procura soprattutto una tristezza infinita. Per non parlare dei flash sul giro mediatico che tenne banco. Con frasi nei talk show del tipo “tutta Milano lo sapeva”. E un pensiero solidale alle moltitudini che invece ne sapevano poco o nulla, non ci tenevano a saperne, se immaginavano ne avevano orrore: e festeggiavano la vita con budget ragionevoli e quantità assai minori di autodistruzione.

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Stanno per tornare Sandokan, Ok il prezzo è giusto e anche I Cesaroni. Lasciare fuori da tutto questo l’Almanacco del giorno dopo suona come una vera ingiustizia.

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