L’impresa temeraria di Benigni, un grande affresco spirituale e civile
di Antonio DipollinaStanno a capo chino, pressoché in penitenza, quelli che attendevano per l’ennesima volta al varco Roberto Benigni. E che dell’impresa temeraria di cui si è fatto carico stavolta (Pietro. Un uomo nel vento, Rai 1) attendevano una sospirata forma di ridimensionamento delle ambizioni di queste operazioni televisive. È andata invece benissimo — 4 milioni in media per oltre due ore senza pause, 24%, punte sui cinque milioni — e il dubbio è che in queste occasioni non si tenga abbastanza conto del mezzo e del contesto. Ovvero non si rifletta abbastanza su quanto sia marziana, lunare nonché assai terrena, reale, prendibile, un’occasione televisiva simile che sbuca in un panorama tv che a definirlo soltanto confuso e senz’anima si fa peccato.
Benigni sa di poter osare da specialista sommo, ormai, di quest…
Stanno a capo chino, pressoché in penitenza, quelli che attendevano per l’ennesima volta al varco Roberto Benigni. E che dell’impresa temeraria di cui si è fatto carico stavolta (Pietro. Un uomo nel vento, Rai 1) attendevano una sospirata forma di ridimensionamento delle ambizioni di queste operazioni televisive. È andata invece benissimo — 4 milioni in media per oltre due ore senza pause, 24%, punte sui cinque milioni — e il dubbio è che in queste occasioni non si tenga abbastanza conto del mezzo e del contesto. Ovvero non si rifletta abbastanza su quanto sia marziana, lunare nonché assai terrena, reale, prendibile, un’occasione televisiva simile che sbuca in un panorama tv che a definirlo soltanto confuso e senz’anima si fa peccato.
Benigni sa di poter osare da specialista sommo, ormai, di queste cose, nonché l’unico a potersele permettere su questa scala. E allora Pietro, osando davvero l’incrocio di umano e divino in un racconto che avvince, nel quale Benigni riversa ogni sagacia del narratore a fronte pubblico: e risulta sbalorditivo nel tenere comunque sempre il tono adeguato. Tra Dante, la Costituzione, i Comandamenti e le altre performance del passato, alla fine il perimetro che l’attore ha cercato di comporre negli anni, in una sorta di grande affresco spirituale e civile, racchiude una certa idea — corroborante e troppo ottimista, ovvio — che rappresenta quelli di buona volontà in un contesto di comunità che vuole essere tale: o comunque non smette di praticarne l’illusione.
Quanto allo sviluppo della trama di racconto tra Vangelo e realtà dei tempi, vale l’esegesi televisiva (non ci si permetterebbe mai di definirla critica) dell’Osservatore Romano il giorno dopo: con toni commossi e riconoscenti, quasi una legittimazione esterna insperata, da quell’omino che sa davvero come si fa ad elevare un racconto e indicare una direzione. Perché sì, perché qualcuno deve farlo.
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Invadendo il finale del Tg1, Benigni nella concitazione emozionata sbaglia e dice “Papa Francesco”. Sui social si divertono, in parecchi (nostalgici?) davanti alla tv sperano che l’abbia detto apposta.