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Emily a Roma e quel tocco vanziniano

(agf)

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Multischermo / La quinta stagione della serie, con protagonista Lily Collins, su Netflix
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La serie che trasforma la realtà in uno sketch di Crozza è Emily in Paris (su Netflix). Quando le cronache riportano una dichiarazione piccata di Macron sull’inopportunità di trasferirne alcuni episodi a Roma, con il sindaco Gualtieri che replica e infine sbuca anche Luca Zaia felice di commentare l’ambientazione di un episodio a Venezia, a quel punto non servono autori comici. Peraltro lady Macron è un’accanita fan e ha anche recitato in un rapido cameo: quindi è comprensibile che il leader francese, magari scherzando un po’, sia corso a protestare per evitarsi conseguenze pesanti.

L’insieme dice anche molto della portata globale e ancora solida della serie favoleggiante appena arrivata con la quinta stagione su Netflix e partita a …

La serie che trasforma la realtà in uno sketch di Crozza è Emily in Paris (su Netflix). Quando le cronache riportano una dichiarazione piccata di Macron sull’inopportunità di trasferirne alcuni episodi a Roma, con il sindaco Gualtieri che replica e infine sbuca anche Luca Zaia felice di commentare l’ambientazione di un episodio a Venezia, a quel punto non servono autori comici. Peraltro lady Macron è un’accanita fan e ha anche recitato in un rapido cameo: quindi è comprensibile che il leader francese, magari scherzando un po’, sia corso a protestare per evitarsi conseguenze pesanti.

L’insieme dice anche molto della portata globale e ancora solida della serie favoleggiante appena arrivata con la quinta stagione su Netflix e partita a suo tempo con la ragazza americana che sbarca a Parigi in cerca del suo posto nel mondo – e nelle super-agenzie di marketing. Lily Collins, padre batterista (quello), è diventata da subito una sorta di iconcina planetaria nella quale, forse, le ragazze si immedesimano e soprattutto sognano: o almeno è quello che si dice. La sagacia di autori e manutentori delle trame è però quella di tenere un equilibrio miracoloso tra istanze romanticheggianti e un sano ricorso a una modernità di costumi, modi, rapporti, sesso e dramedy. Nulla avrebbe senso però senza il glamour sfrontato – in avvio romano di quinta stagione è un mix orgiastico di grandi griffe, con annesso un lancio turistico della Capitale che al Ministero se lo sognano. Se si è immuni dal diavoletto dell’invidia (in scena sono tutti giovani, belli, abbienti e con outfit cangianti da favola) il colpo d’occhio su ogni sequenza è godibile – a vari livelli, soprattutto quelli da non citare. Nella parte italiana sfilano tipi come Raoul Bova, Anna Galiena, Eugenio Franceschini, Violante Placido, in una sarabanda miscelata che, fatalmente, ha qualcosa di vanziniano.

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Ogni tanto sbuca anche una buona gag. Per esempio, dice una protagonista, a Roma non si può dimenticare una relazione del passato, perché la storia antica è dappertutto.

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