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“Pluribus”, l’incantesimo di una serie fuori schema

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Multischermo / La serie su Apple Tv di Vince Gilligan, creatore di Breaking Bad e Better Call Saul, è capace di innescare dibattiti e emozioni ad alto livello
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This show was made by humans. La frase è nei titoli di coda di ogni episodio, suona beffarda in sé (nessuna IA è intervenuta) ma soprattutto se riferita al tema di fondo. Che per alcuni - c’è dibattito - è soprattutto quello: ovvero la metafora di un pensare ed esistere collettivo nella trama di Pluribus (Apple Tv) prima stagione appena conclusa, 9 episodi, tanta è la voglia di essere dispari.

Vince Gilligan è il creatore di Breaking Bed e Better Call Saul, quelli di Apple se lo sono accaparrato e l’accordo è stato quello di sfornare una nuova serie inattesa, fuori schema, di quelle da innescare dibattiti e mozioni ad alto livello. In chiusura di prima stagione – con spunto finale agghiacciante che porta dritti alla seconda – la conferma: è lo show più visto di sempre sulla piattaforma e nei luoghi giusti se ne fa un gran parlare. In sintesi: un virus alieno si è impadronito dell’umanità, ha fatto una mezza strage ma tutti quelli rimasti sono buoni, la pensano uguale, sottostanno alle…

This show was made by humans. La frase è nei titoli di coda di ogni episodio, suona beffarda in sé (nessuna IA è intervenuta) ma soprattutto se riferita al tema di fondo. Che per alcuni - c’è dibattito - è soprattutto quello: ovvero la metafora di un pensare ed esistere collettivo nella trama di Pluribus (Apple Tv) prima stagione appena conclusa, 9 episodi, tanta è la voglia di essere dispari.

Vince Gilligan è il creatore di Breaking Bed e Better Call Saul, quelli di Apple se lo sono accaparrato e l’accordo è stato quello di sfornare una nuova serie inattesa, fuori schema, di quelle da innescare dibattiti e mozioni ad alto livello. In chiusura di prima stagione – con spunto finale agghiacciante che porta dritti alla seconda – la conferma: è lo show più visto di sempre sulla piattaforma e nei luoghi giusti se ne fa un gran parlare. In sintesi: un virus alieno si è impadronito dell’umanità, ha fatto una mezza strage ma tutti quelli rimasti sono buoni, la pensano uguale, sottostanno alle regole e compongono la cosiddetta mente alveare – da qui le mille metafore, dall’IA ai social network etc.

Quelli immuni al virus sono dodici in tutto, sono quindi apostoli di qualcosa, ma conta la protagonista Carol – una Rhea Seehorn a questo punto star mondiale del genere seriale. Scrittrice fantasy, la sua ribellione è un trattato psico-thriller. Per quanto criticata perché si spara poco, Pluribus è forse la serie migliore del 2025 ma è secondario: conta che sia appunto dispari, e parecchio, rispetto al mondo intorno. Soprattutto, appare come rara opera creativa che accompagna l’evoluzione delle umane cose: se avessimo già la sceneggiatura della seconda stagione, sapremmo anche dove è andato a finire, a breve, il genere umano. O almeno, dare quella sensazione è il vero colpo geniale firmato Vince Gilligan.

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Il tema è anche politico. Tutto porta a pensare che il conformismo sia quello dei nuovi padroni del mondo che appoggiano tutti i trumpismi possibili. Ma c’è anche, va da sé, chi si trastulla pensando che la rappresentazione dell’umanità tutta uguale sia questione attinente al woke. Molto divertente.

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