Superato il Natale, poco adatto, Netflix ha appena caricato nel ricco catalogo Mortality, ovvero il recente monologo teatrale di Ricky Gervais. Show portato in tutto il mondo e, per la prima volta, nello scorso luglio anche da noi, in un Forum di Milano ricolmo di novemila presenze con entusiasmo collettivo ben oltre il concerto rock. Gervais è un numero uno assoluto e ogni sua parola o gesto segna automaticamente lo stato delle cose in fatto di comicità adulta, bucando le discussioni infinite (e ormai noiosissime) sul politicamente corretto, su cosa dire e non dire, su limiti e autolimitazioni etc. Al tema lui riserva il piccolo slogan in avvio (“Negli Usa e in Gb nell’ultimo decennio hanno tentato di farci tacere, ma non ci sono riusciti. Abbiamo vinto noi”). E poi, per fortuna, va a dimostrarlo con i fatti, con una sequenza di gag e situazioni oltre l’assurdo da raccontare alla sua maniera – che significa anche e soprattutto da scuola comica antica, con tempi pazzeschi e molta furb…
Superato il Natale, poco adatto, Netflix ha appena caricato nel ricco catalogo Mortality, ovvero il recente monologo teatrale di Ricky Gervais. Show portato in tutto il mondo e, per la prima volta, nello scorso luglio anche da noi, in un Forum di Milano ricolmo di novemila presenze con entusiasmo collettivo ben oltre il concerto rock. Gervais è un numero uno assoluto e ogni sua parola o gesto segna automaticamente lo stato delle cose in fatto di comicità adulta, bucando le discussioni infinite (e ormai noiosissime) sul politicamente corretto, su cosa dire e non dire, su limiti e autolimitazioni etc. Al tema lui riserva il piccolo slogan in avvio (“Negli Usa e in Gb nell’ultimo decennio hanno tentato di farci tacere, ma non ci sono riusciti. Abbiamo vinto noi”). E poi, per fortuna, va a dimostrarlo con i fatti, con una sequenza di gag e situazioni oltre l’assurdo da raccontare alla sua maniera – che significa anche e soprattutto da scuola comica antica, con tempi pazzeschi e molta furbizia nell’esporre il paradosso anche violento che chiama la risata forte. Per dire, il finale: Gervais si gioca un paio di gag che non sfigurerebbero con Zalone e annuncia: “Come potete vedere, ho finito le battute buone ed è il momento di salutarvi”.
Mortality omaggia il titolo ma è uno show vitalissimo, ovviamente per (molto) adulti e frastornante in certi passaggi – ma quando decide di esercitarsi in gag sul compianto fisico Stephen Hawking e sulla sua presenza negli elenchi di Epstein (“Era sull’isola in quota disabili?”) la scorrettezza diventa quasi un atto dovuto, come a dire: e che altre battute si possono fare? Cosa succede davvero all’inferno, come giudicare l’eutanasia, come vivere accostati ai social network, cosa fare se Elton John si offende per una tua gag. E così via: dura un’oretta soltanto, c’è il sospetto che se ne esca e si vada in giro a vantarsi di aver visto Gervais, sentendosi nel giusto. Ma è un rischio che con lui vale sempre la pena correre.
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Su Netflix sono disponibili anche gli show precedenti di Gervais, ovvero Armageddon, SuperNature e Humanity. Ma le tre stagioni della magnifica serie After Life vincono su tutto.