Vero, le aspettative non erano altissime. Ma a San Silvestro pochi minuti prima della mezzanotte l’avventurato spettatore che ha acceso la tv su Rai 1 vi ha trovato Orietta Berti che cantava Tipitipitì — anno 1971. Vero anche che l’operazione (accendere la tv) non era sconsiderata ma solo funzionale al conteggio finale alla rovescia e alla voglia, che ogni tanto prende ancora, di sentirsi parte di una comunità che ha un solo obiettivo. Il punto è che a seguire, fatalmente, è arrivata Fin che la barca va. Lì, mancava davvero poco allo scollinamento verso il 2026. E la folgorazione è arrivata per lo spettatore che magari aveva sentito citare il giorno prima la celeberrima canzone in riferimento alla manovra finanziaria appena approvata.
Commentatori sagaci l’hanno definita appunto “manovra Orietta Berti”, riferendosi proprio allo spirito strategico che sarebbe lo stesso del natante che va: e questo immaginando il ministro Giorgetti nei panni del grillo, minuscolo, che dice alla formica…
Vero, le aspettative non erano altissime. Ma a San Silvestro pochi minuti prima della mezzanotte l’avventurato spettatore che ha acceso la tv su Rai 1 vi ha trovato Orietta Berti che cantava Tipitipitì — anno 1971. Vero anche che l’operazione (accendere la tv) non era sconsiderata ma solo funzionale al conteggio finale alla rovescia e alla voglia, che ogni tanto prende ancora, di sentirsi parte di una comunità che ha un solo obiettivo. Il punto è che a seguire, fatalmente, è arrivata Fin che la barca va. Lì, mancava davvero poco allo scollinamento verso il 2026. E la folgorazione è arrivata per lo spettatore che magari aveva sentito citare il giorno prima la celeberrima canzone in riferimento alla manovra finanziaria appena approvata.
Commentatori sagaci l’hanno definita appunto “manovra Orietta Berti”, riferendosi proprio allo spirito strategico che sarebbe lo stesso del natante che va: e questo immaginando il ministro Giorgetti nei panni del grillo, minuscolo, che dice alla formica, l’opposizione, che finché si sta in linea di galleggiamento è meglio non fare tante storie. Se l’Orietta canterina a un passo della mezzanotte è storytelling voluto, allora chapeau.
Il concertone (parole grosse) di Rai 1 è andato in scena dalla Calabria di Sandokan: l’insieme era comunque improntato a grande austerity morale e materiale. Lo scorso anno, almeno, l’insulto sanguinoso del ricco&povero Angelo ai tecnici del suono aveva ravvivato un po’ la situazione. Qui, a un passo dalla mezzanotte si è esibito Sal Da Vinci in un karaoke di successi altrui. A reggere il tutto, Marco Liorni — se non sente quanto sia downgrade uno show così rispetto all’essere caposaldo Rai ogni giorno con l’Eredità, allora pazienza. Infine: la concorrenza di Canale 5 non solo ha retto negli ascolti molto più del solito — a Bari, con molti big in scena — ma ha anche astutamente salvaguardato la puntata della seguitissima Ruota della fortuna, sfruttandone l’effetto.
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Peraltro su Rai 1 il countdown finale dei dieci secondi alla mezzanotte si è svolto a velocità sospetta. C’è chi giura su una discrepanza finale di due secondi. Si attende il parere del mitico maestro Canello.