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Oliviero Toscani, l’uomo dai mille sguardi

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Arriva su Sky Arte il documentario “Chi mi ama mi segua”. Tra i tanti omaggi al fotografo anche quello di Patti Smith
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Dura poco più di un’ora ed è l’unico difetto. Ma è anche difficile pensare che si possa sbagliare un documentario su Oliviero Toscani: dentro, le opere e i giorni – anzi l’epoca – del turbinante e dirompente artista. Il titolo: Chi mi ama mi segua, come da slogan storico, impertinente anche in questo caso, appena passato su Sky Arte e realizzato da Fabrizio Spucches, amico e collaboratore che ha distillato materiale da un archivio da sogno visionario attraverso i decenni.

Definito come un ritratto intimo, ma è un vezzo: mai vista invece una tale apertura al mondo in un uomo solo e l’ordine cronologico che viene seguito si avvia oltreoceano negli anni Settanta, e allora c’era Andy Warhol, e adesso ci sono Patti Smith e Fran Lebowitz a raccontarlo, mentre le immagini di New York in quei decenni sono l’apice della seduzione. Quando nel finale, minato dalla malattia (Toscani è scomparso un anno fa, a 83 anni) descrive in br…

Dura poco più di un’ora ed è l’unico difetto. Ma è anche difficile pensare che si possa sbagliare un documentario su Oliviero Toscani: dentro, le opere e i giorni – anzi l’epoca – del turbinante e dirompente artista. Il titolo: Chi mi ama mi segua, come da slogan storico, impertinente anche in questo caso, appena passato su Sky Arte e realizzato da Fabrizio Spucches, amico e collaboratore che ha distillato materiale da un archivio da sogno visionario attraverso i decenni.

Definito come un ritratto intimo, ma è un vezzo: mai vista invece una tale apertura al mondo in un uomo solo e l’ordine cronologico che viene seguito si avvia oltreoceano negli anni Settanta, e allora c’era Andy Warhol, e adesso ci sono Patti Smith e Fran Lebowitz a raccontarlo, mentre le immagini di New York in quei decenni sono l’apice della seduzione. Quando nel finale, minato dalla malattia (Toscani è scomparso un anno fa, a 83 anni) descrive in breve sé stesso come refrattario a qualunque ipotesi di noia, con attivismo mentale e pratico senza sosta, si comprende anche come certi velocissimi passaggi sulle campagne pubblicitarie più famose siano obbligati dalla quantità sterminata di idee e suggestioni prodotte in carriera. E in certi momenti di racconto in pubblico, con lui al microfono, se ne riscopre anche la vena da entertainer di livello.

Unica controindicazione, la solita: il rimpianto inevitabile. C’erano dei jeans, uno slogan irriverente e Pier Paolo Pasolini che ne prendeva spunto per indicare e commentare la fine di un’epoca e l’inizio di qualcos’altro. E nella dirompenza, appunto, delle immagini più celebri, passa anche la divisione netta nel pubblico che consumava, fotografie giganti sui muri e vestiti. Il commento di alcuni passanti inglesi di fronte al manifesto con il neonato appena partorito definiscono una differenza antropologica e totale tra gli umani. Toscani, che ovviamente aveva stuoli di nemici, guidava il gruppo dei consapevoli e vitali, anche troppo.

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“Zelig ha 30 anni! Percepiti, 130” (Mago Forest, Zelig, Canale 5).

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