Usare le parole più svelte per arrivare al punto. Lo diceva Mario Tobino quando si arrivava a decidere se usare i termini manicomio e matti in luogo delle alternative più corrette. Psichiatra, scrittore e poeta dentro tempi complicati assai, il libro Le libere donne di Magliano è un palpitante distillato di decenni da operatore nel manicomio in questione, fuori Lucca. Le libere donne è ora una miniserie in tre parti (Rai1 il martedì ma su RaiPlay è già disponibile per intero) con Lino Guanciale nei panni del protagonista, appunto Tobino, in pieno 1943 tra rifugi e allarmi antiaereo, più colleghi medici disastrosamente ancorati al regime e che credono davvero a Hitler che prepara l’arma finale.
Ma la storia è tutta al femminile – forse la testimonianza più potente passata in tv in queste giornate da 8 marzo. A Magliano sono ricoverate in cattività ragazze e donne fuori dall’ordinario, in tutte le declinazioni possibili. …
Usare le parole più svelte per arrivare al punto. Lo diceva Mario Tobino quando si arrivava a decidere se usare i termini manicomio e matti in luogo delle alternative più corrette. Psichiatra, scrittore e poeta dentro tempi complicati assai, il libro Le libere donne di Magliano è un palpitante distillato di decenni da operatore nel manicomio in questione, fuori Lucca. Le libere donne è ora una miniserie in tre parti (Rai1 il martedì ma su RaiPlay è già disponibile per intero) con Lino Guanciale nei panni del protagonista, appunto Tobino, in pieno 1943 tra rifugi e allarmi antiaereo, più colleghi medici disastrosamente ancorati al regime e che credono davvero a Hitler che prepara l’arma finale.
Ma la storia è tutta al femminile – forse la testimonianza più potente passata in tv in queste giornate da 8 marzo. A Magliano sono ricoverate in cattività ragazze e donne fuori dall’ordinario, in tutte le declinazioni possibili. L’opera di Guanciale-Tobino è quella di umanizzare dove si può, con una pervicacia che è quella dei grandi spiriti rivoluzionari loro malgrado. Il centro è la giovane Margherita, ricoverata per gesti inconsulti e che ben presto si scopre vessata per laide questioni di eredità dalla famiglia del marito. Ne nasce un rapporto forte, che asseconda le esigenze “da fiction” ma tiene comunque a buoni livelli la missione di raccontare una storia anch’essa fuori dall’ordinario.
In regia il veterano Michele Soavi: nella realtà sua nonna era la Paola Levi qui interpretata da Gaia Messerklinger, donna di fascino e, nella vicenda, staffetta partigiana, oltre che portatrice di un legame da dramma sentimentale con il protagonista. Guanciale sempre avvezzo al ruolo del buono, anzi buonissimo, trova anche spunti di controverso coraggio. E c’è un ruolo perfetto anche per il fiorelliano Fabrizio Biggio, collega di Tobino, suo amico e soprattutto alleato quando il gioco si fa serio e non è più tempo per giocare.
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Già è difficile seguire negli appositi spazi tv l’estenuante vicenda della Casa nel bosco. Seguirla poi attraverso gli inviati che parteggiano apertamente per questo o quella, aggiunge vero e proprio strazio.