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I Murdoch e la vita uguale a “Succession”

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Su Netflix 4 puntate colme di racconto ed evoluzione della specie iper-mediatica incarnata dal patriarca Rupert e dai suoi figli
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Ci sono due modalità diverse, anzi opposte, per valutare la docuserie Dynasty: I Murdoch, appena arrivata su Netflix. Quattro puntate stracolme di racconto ed evoluzione della specie iper-mediatica e miliardaria incarnata dal patriarca Rupert e dai suoi figli, fino alla contesa finale, terminata da poco con sanguinoso accordo e miliardi di dollari che volano qui e là. La prima modalità la introduce il documentario stesso, realizzato dalla specialista di lusso Liz Garbus – con ampio uso delle tecniche di estrazione dati più recenti, per cavare il succo dell’intera vicenda. Ed è il riferimento alla serie Succession, benemerita, amatissima e purtroppo arrivata a conclusione. Modellata proprio sulle vicende dei Murdoch, che nella serie sono i Roy, di Succession si parla subito in avvio e si sottolinea che ai Murdoch è piaciuta (con l’eccezione del figlio un po’ degenere Michael, uno che da giovane andava a seguire in tour i Grateful Dead): e che per quanto riguarda il punto centrale, ovve…

Ci sono due modalità diverse, anzi opposte, per valutare la docuserie Dynasty: I Murdoch, appena arrivata su Netflix. Quattro puntate stracolme di racconto ed evoluzione della specie iper-mediatica e miliardaria incarnata dal patriarca Rupert e dai suoi figli, fino alla contesa finale, terminata da poco con sanguinoso accordo e miliardi di dollari che volano qui e là. La prima modalità la introduce il documentario stesso, realizzato dalla specialista di lusso Liz Garbus – con ampio uso delle tecniche di estrazione dati più recenti, per cavare il succo dell’intera vicenda. Ed è il riferimento alla serie Succession, benemerita, amatissima e purtroppo arrivata a conclusione. Modellata proprio sulle vicende dei Murdoch, che nella serie sono i Roy, di Succession si parla subito in avvio e si sottolinea che ai Murdoch è piaciuta (con l’eccezione del figlio un po’ degenere Michael, uno che da giovane andava a seguire in tour i Grateful Dead): e che per quanto riguarda il punto centrale, ovvero proprio la gestione della successione tra i figli dell’impero creato dal patriarca di cui sopra, oggi 95enne, seguire le puntate abbia indotto tutti i componenti a concentrarsi sul tema. Sa di leggenda, rappresenterebbe un corto circuito clamoroso, ma è bello immaginare che sia davvero così.L’altra modalità è infinitamente più seria e riguarda il racconto della fine di un’era nella quale il potere mediatico abbracciato a quello politico cede il passo alle nuove realtà costruite sugli algoritmi (che il doc vada su Netflix trasforma quest’ultima, nell’occasione, in una sorta di anatomopatologo). Tra Australia, Gb e Stati Uniti, i decenni che hanno visto in azione Murdoch con la sua spregiudicatezza mediatica – Fox, eccetera – vengono passati quasi al setaccio: ma lo scopo principale è arrivare alla parte finale, nella quale la feroce contesa giuridica tra i famigliari diventa anche più rutilante di Succession. Però molto meno divertente, anzi da brividi.

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