✕

“Detective Hole”, anche Nesbø cede al ritmo della serialità

La serie su Netflix con il personaggio creato dallo scrittore norvegese è un viaggio malvagio al centro del male
1 minuti di lettura

Ai grandi della musica piacciono un sacco le serie crime, variamente declinate. E se Mick Jagger ha regalato una sigla allo spionistico-grottesco Slow horses, per Detective Hole (Netflix) si è mosso Nick Cave, insieme a Warren Ellis, a curare una colonna sonora plumbea come le atmosfere notturne di Oslo, ravvivata ogni tanto da un’incursione dei Ramones. Però la vera notizia è lo sbarco nella serialità del detective in questione, Harry Hole, nato dalla penna nervosa e nordica, ma sempre molto cool, di Jo Nesbø — 13 romanzi già scritti con quel protagonista. Gli argomenti di Netflix restano irresistibili — magari c’entrano anche i 190 paesi di diffusione… — e alla fine anche Nesbø si è imbarcato nell’avventura, diventando anzi sceneggiatore principe della serie, in 9 episodi.

Appunto Oslo, il detective è sprofondato da tempo nella depressione ma, allo stato delle cose, si chiama Hole e non beve da cinque anni. Però dura poco, perché un serial killer imperversa ma soprattutto esiste un…

Ai grandi della musica piacciono un sacco le serie crime, variamente declinate. E se Mick Jagger ha regalato una sigla allo spionistico-grottesco Slow horses, per Detective Hole (Netflix) si è mosso Nick Cave, insieme a Warren Ellis, a curare una colonna sonora plumbea come le atmosfere notturne di Oslo, ravvivata ogni tanto da un’incursione dei Ramones. Però la vera notizia è lo sbarco nella serialità del detective in questione, Harry Hole, nato dalla penna nervosa e nordica, ma sempre molto cool, di Jo Nesbø — 13 romanzi già scritti con quel protagonista. Gli argomenti di Netflix restano irresistibili — magari c’entrano anche i 190 paesi di diffusione… — e alla fine anche Nesbø si è imbarcato nell’avventura, diventando anzi sceneggiatore principe della serie, in 9 episodi.

Appunto Oslo, il detective è sprofondato da tempo nella depressione ma, allo stato delle cose, si chiama Hole e non beve da cinque anni. Però dura poco, perché un serial killer imperversa ma soprattutto esiste un formidabile contraltare alla sua personalità, e abilità, all’interno dello stesso corpo di polizia: ed è il detective Waaler, corrotto fino al midollo, killer efferato se serve e talmente dedito al danaro da favorire anche i traffici di gruppi neonazisti che allietano le già divertenti atmosfere scandinave. I due, che sono Tobias Santelmann e Joel Kinnaman, fascino da paura per entrambi, giocano a specchio: il fatto che il cattivo crudelissimo sia il secondo, ben più quotato come attore, sbiella spesso la linearità della trama procedural. Solo una volta Hole era stato portato sullo schermo, quello grande, per il film L’uomo di neve: e venne scomodato Michael Fassbender. Non andò benissimo. Qui l’eventuale visione prolungata, da divano, dell’intera serie può diventare un viaggio malvagio al centro del male: ma le imposizioni del ritmo seriale pesano un po’.

***

Perfino il ministro Piantedosi si toglie più soddisfazioni rispetto ai tifosi della Nazionale di calcio.

Leggi i commenti