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Montalbano, oggi come allora: siamo in parecchi a volerne di più

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Quando va in onda il commissario interpretato da Luca Zingaretti non c’è partita nemmeno se si tratta di repliche
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Qual è la logica che porta un film recente con un protagonista top (Comandante, Pierfrancesco Favino) a stiracchiare in prima serata su Rai 1 il 10 per cento di share, e questo mentre la sera prima un Montalbano annata 2008 (!) ha raccolto il doppio degli spettatori? Magari il film era poco azzeccato in partenza, ma gli analisti accaniti di queste cose hanno di che divertirsi.

I Montalbano in replica stanno raggiungendo quota trecento: quel giorno bisognerà organizzare una festa. Intanto non resta altro da fare che prendere atto di un prodotto che ha segnato, sontuosamente, la fine di un’epoca televisiva. Dopo di lui, il diluvio, variamente assorbito dal pubblico – che ha premiato buone serie crime con un investigatore protagonista, ma quella totalità di apprezzamento a ogni angolo della Penisola non è mai più tornata per nessuno.

E comunque bastava fare la prova l’altra sera, con Le ali della sfinge. Bastavano dieci mi…

Qual è la logica che porta un film recente con un protagonista top (Comandante, Pierfrancesco Favino) a stiracchiare in prima serata su Rai 1 il 10 per cento di share, e questo mentre la sera prima un Montalbano annata 2008 (!) ha raccolto il doppio degli spettatori? Magari il film era poco azzeccato in partenza, ma gli analisti accaniti di queste cose hanno di che divertirsi.

I Montalbano in replica stanno raggiungendo quota trecento: quel giorno bisognerà organizzare una festa. Intanto non resta altro da fare che prendere atto di un prodotto che ha segnato, sontuosamente, la fine di un’epoca televisiva. Dopo di lui, il diluvio, variamente assorbito dal pubblico – che ha premiato buone serie crime con un investigatore protagonista, ma quella totalità di apprezzamento a ogni angolo della Penisola non è mai più tornata per nessuno.

E comunque bastava fare la prova l’altra sera, con Le ali della sfinge. Bastavano dieci minuti di visione per decidere che non era il caso di lasciare. Ci sarà chi lo ha visto in repliche precedenti, ma saranno moltissimi quelli che c’erano diciotto anni fa e quindi hanno tutto il diritto - complice anche l’anagrafe – di non ricordare alcunché della trama.

Soprattutto, anno 2008, si era tutti all’apice della forma: Zingaretti-Monty esordiva in prima scena in versione pressoché adamitica, con la fidata Adelina che fa irruzione in anticipo sui suoi orari (esistono ancora caratteriste che sanno esprimere in quel modo la malizia trattenuta?). Cesare Bocci – Mimì era al top del concetto di sciupafemmine, Catarella centrava il battente della porta e poi si scatenava al computer. E il buon Marcello Perracchio, anatomo-patologo, infamava bonario il Montalbano rassegnato, anche se non ancora ai livelli di insofferenza successiva. Il delittaccio, la Sicilia in quel modo e, in più, le malinconie, già allora, del Commissario, facevano il resto.

Passavano i minuti e meno ci si stupiva del fatto di essere sempre in parecchi, a volerne ancora. E non c’è niente da capire, era ovvio così e lo è ancora.

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“Come si chiama il suo cane?”. “Si chiama Ciak”. “E come mai?”. “Perché quando lo chiamo, Ciak si gira”.

(Pera Toons, RaiPlay)

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