Il nuovo programma si chiama Tribù (Rai 3 alle 20.10 dal lunedì al venerdì) e va a caccia di trasgressioni. In teoria, quelle più indicibili del nostro tempo: e sarebbero le aggregazioni, a quel punto pressoché tribali, di esseri umani che si ritrovano fisicamente per condividere una passione, un impegno, qualcosa che sia lontano da quel mostro chiamato solitudine digitale. Programma-progetto, quindi, che vuole anche lanciare controindicazioni alla modernità eccetera. Ovviamente vale per dare l’idea, esagerando un po’ nelle buone intenzioni: ma risultando in effetti dalla parte di chi trasgredisce alla gabbia di una vita dedicata in larga parte ai rapporti virtuali. Produzione Stand By Me, ogni puntata di Tribù vede all’opera in veste di narratore-divulgatore, o quasi, Raffaele Di Placido (volto emergente, già visto su La7 come inviato a Una giornata particolare). Conscio del ruolo, Raffaele in realtà si cala nelle giornate dei gruppi in questione e si fa notare parecchio.
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Il nuovo programma si chiama Tribù (Rai 3 alle 20.10 dal lunedì al venerdì) e va a caccia di trasgressioni. In teoria, quelle più indicibili del nostro tempo: e sarebbero le aggregazioni, a quel punto pressoché tribali, di esseri umani che si ritrovano fisicamente per condividere una passione, un impegno, qualcosa che sia lontano da quel mostro chiamato solitudine digitale. Programma-progetto, quindi, che vuole anche lanciare controindicazioni alla modernità eccetera. Ovviamente vale per dare l’idea, esagerando un po’ nelle buone intenzioni: ma risultando in effetti dalla parte di chi trasgredisce alla gabbia di una vita dedicata in larga parte ai rapporti virtuali. Produzione Stand By Me, ogni puntata di Tribù vede all’opera in veste di narratore-divulgatore, o quasi, Raffaele Di Placido (volto emergente, già visto su La7 come inviato a Una giornata particolare). Conscio del ruolo, Raffaele in realtà si cala nelle giornate dei gruppi in questione e si fa notare parecchio.
La partenza è con gli accaniti appassionati di tango nel romano Testaccio, il conduttore alla fine cede al fascino della milonga e dà il buon esempio, nella seconda puntata la tribù in azione è quella dei Sorcini, proprio nel senso antico dei seguaci di Renato Zero, con quella definizione che una volta rimandava a un popolo giovane ed entusiasta e oggi, beh, più o meno. A seguire, nella puntata di mercoledì sera, una tribù fuori categoria come quella dei sommergibilisti della Marina militare: con il conduttore che trascorre diverse ore con un equipaggio i cui ritmi e rituali francamente innescano la voglia di chattare con qualcuno là fuori. Ed è la dimostrazione dell’ambizione eccessiva dell’assunto: la solitudine virtuale è sì una brutta cosa, sul tipo di ribellione, dipende, bisogna essere portati. A seguire, in settimana, i rapper del freestyle e i cadetti del valzer viennese. Tribù, ma a largo raggio.
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Chissà in quanti vorrebbero essere presenti nelle ore libere dei sommergibilisti, quelle trascorse in profondità. Tra i passatempi di gruppo, il karaoke. “Il brano che cantate di più?”. “Acqua e sale”.