Mosso da comprensibile invidia per l’Aldo Cazzullo che su La7 cuce da mesi serate storiografiche a ottimo impatto, richiamando un pubblico che si credeva perduto, Massimo Giletti si è messo all’opera per lo speciale Mussolini. Le verità nascoste (Rai 3, lunedì sera). Il titolo richiama vagamente certi speciali sugli Ufo e su tutto quello che non ci fanno sapere in materia: nella realtà l’insieme si rivelava simile a quelle lunghissime inchieste delle Iene che riempiono serate intere finché alla fine, ammesso che ci sia chi le segue per intero, ci si arrende per sfinimento: in questo caso sommersi dagli elementi accatastati e compressi nel ricostruire le ultime ore di Mussolini, mescolando pistole, mitragliatrici, ville sul lago e Churchill che, forse, ebbe una parte in commedia, ovvero tragedia. E così via, portando all’ammasso una quantità mastodontica di ipotesi e illazioni, inseguendo tutte le interpretazioni storiografiche in ottant’anni di studi e ricerche. L’uso di esperti e sto…
Mosso da comprensibile invidia per l’Aldo Cazzullo che su La7 cuce da mesi serate storiografiche a ottimo impatto, richiamando un pubblico che si credeva perduto, Massimo Giletti si è messo all’opera per lo speciale Mussolini. Le verità nascoste (Rai 3, lunedì sera). Il titolo richiama vagamente certi speciali sugli Ufo e su tutto quello che non ci fanno sapere in materia: nella realtà l’insieme si rivelava simile a quelle lunghissime inchieste delle Iene che riempiono serate intere finché alla fine, ammesso che ci sia chi le segue per intero, ci si arrende per sfinimento: in questo caso sommersi dagli elementi accatastati e compressi nel ricostruire le ultime ore di Mussolini, mescolando pistole, mitragliatrici, ville sul lago e Churchill che, forse, ebbe una parte in commedia, ovvero tragedia. E così via, portando all’ammasso una quantità mastodontica di ipotesi e illazioni, inseguendo tutte le interpretazioni storiografiche in ottant’anni di studi e ricerche. L’uso di esperti e storici, che dava un minimo di respiro al racconto, aveva momenti altalenanti – l’accanito studioso che vuole andare controcorrente, per far contento Giletti ha acconsentito a farsi intervistare sul gommone accessoriato sul lago, col rollio della telecamera che induceva nello spettatore un minimo di disagio. C’era anche Bruno Vespa – ma niente domande su eventuali consanguineità con la Buonanima – mentre a uno storico di rango come Gianni Oliva era affidato il compito di dire ogni volta, con una certa classe, che la tesi bizzarra appena esposta forse era da prendere con le molle. Giletti in queste cose si sente sempre in missione per conto di qualcuno: nei momenti più intensi, tra segreti e misteri, il tono prendeva gli stessi accenti delle puntate su Garlasco. Cosa si è concluso? A occhio, nulla: ma dopo due ore e quaranta di ipotesi lo spettatore stremato non può essere davvero sicuro di nulla.
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Momento top: la direttrice del museo conserva una misteriosa pistola che – forse - ha ucciso il Duce. E rimprovera a Giletti l’insistenza nel chiederle un’intervista: “Alla decima telefonata le ho bloccato il numero. E mi ha anche fatto bruciare la cena”.