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Con “Camper” di Peppone l’Italia diventa una sagra permanente

Giuseppe Calabrese, in arte Peppone conduce Camper su Rai1 (agf)

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Torna su Rai 1 il contenitore estivo che trasforma il servizio pubblico in un pellegrinaggio gastronomico senza fine
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A vederlo, il premio conferitogli nel 2022 come ambasciatore della dieta mediterranea nel mondo appare un po’ una forzatura. Ma lui è Peppone e nel circus quotidiano targato Rai spicca nella parte clownesca e consapevole alla guida di Camper, ormai toppa estiva del mezzogiorno di Rai 1 da cinque anni. Spin-off dei vari Linea Verde e simili, ammannisce ogni giorno una quantità memorabile di esperienze gastronomiche sparse per l’Italia valorizzandone le zone più nascoste, purché a un certo punto sbuchi un tavolaccio di legno in mezzo al prato e sul tavolaccio sia accatastata ogni delizia gastronomica del luogo, con preferenza per quelle che intasano maggiormente le arterie.

Quest’anno Camper ha assunto la denominazione Osteria Italia, che un po’ simboleggia l’ebbrezza che traspare dalla gioia e buonumore che invadono lo studio e un po’ ispira il ricordo di ritornelli licenziosi.La costruzione delle puntate: grosso modo succede che gli inviati sguinzagliati in giro per la penisola arriva…

A vederlo, il premio conferitogli nel 2022 come ambasciatore della dieta mediterranea nel mondo appare un po’ una forzatura. Ma lui è Peppone e nel circus quotidiano targato Rai spicca nella parte clownesca e consapevole alla guida di Camper, ormai toppa estiva del mezzogiorno di Rai 1 da cinque anni. Spin-off dei vari Linea Verde e simili, ammannisce ogni giorno una quantità memorabile di esperienze gastronomiche sparse per l’Italia valorizzandone le zone più nascoste, purché a un certo punto sbuchi un tavolaccio di legno in mezzo al prato e sul tavolaccio sia accatastata ogni delizia gastronomica del luogo, con preferenza per quelle che intasano maggiormente le arterie.

Quest’anno Camper ha assunto la denominazione Osteria Italia, che un po’ simboleggia l’ebbrezza che traspare dalla gioia e buonumore che invadono lo studio e un po’ ispira il ricordo di ritornelli licenziosi.La costruzione delle puntate: grosso modo succede che gli inviati sguinzagliati in giro per la penisola arrivano in una qualche località sperduta, chiedono al primo che incontrano “cosa fate qui?” quello risponde “il canottaggio sul laghetto” e scatta il servizio sul canottaggio. Ma niente avrebbe senso senza lui, appunto Peppone, al secolo Giuseppe Calabrese, che esonda a ogni passo, entra in studio e gli piazzano una canzone – preferibilmente la già intollerabile Quando torno al mio paese - e lui canta a squarciagola. L’ostentata rivendicazione di appartenenza al popolo e alle belle cose semplici e di cuore ha trovato nel tempo un punto di congiunzione con la missione affidata alla Rai sulla valorizzazione del territorio – termine ripetuto allo sfinimento – delle tradizioni e un paio di volte a puntata ci scappa il termine "identitario”. A quel punto la missione è compiuta, mentre le padelle sfrigolano ed è ora di correre a un altro borgo, dove si pratica il lancio della zuppiera di terracotta e il tavolo ricolmo di salumi e formaggi è già pronto, tentatore come in una Onlyfans del colesterolo.

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“C’è un’ultima ora che ci porta a Pordenone: ecco le immagini della cornacchia che terrorizza un intero quartiere” (Alberto Matano, La vita in diretta, Raiuno).

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