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Dino Zoff, il gigante gentile di un calcio che non esiste più

Marco Bocci nel docufilm dedicato a  Dino Zoff su Rai 1

 

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Nel docufilm su Rai1 il pallone ritrova dignità, silenzi e memoria. E quella lezione a Silvio Berlusconi vale più di mille Mondiali social
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La scelta di messa in onda, alla vigilia del modernissimo, ahinoi, Mondiale di calcio americano era piuttosto esplicita. Da un lato il rutilante pallone attuale, preda di isterie e Tik Tok, dall’altro Dino Zoff. Monumentale, ovvio, nonché colloquiale come quasi mai nel docufilm Volevo solo fare bene il mio lavoro, passato mercoledì su Rai1, realizzato da Giovanni Filippetto. Per tutta la durata del film, si coglieva l’intenzione di non farne un santino asciutto e conseguente, come se ne vedono decine: e questo inserendo colpi a effetto. Per esempio la traccia di colloquio principale era quella tra Zoff e Francesco De Gregori – sbalorditivo vederli uno di fronte all’altro, ma la sorpresa stava anche nello scoprire che forse bisognerebbe mettere sempre De Gregori a fare domande: e l’insieme risulterebbe più accattivante rispetto alle cose solite. Ad appesantire tutto, la parte fiction, con Marco Bocci allenatore di un giovanissimo aspirante portiere, e la carriera di Zoff come traccia d…

La scelta di messa in onda, alla vigilia del modernissimo, ahinoi, Mondiale di calcio americano era piuttosto esplicita. Da un lato il rutilante pallone attuale, preda di isterie e Tik Tok, dall’altro Dino Zoff. Monumentale, ovvio, nonché colloquiale come quasi mai nel docufilm Volevo solo fare bene il mio lavoro, passato mercoledì su Rai1, realizzato da Giovanni Filippetto. Per tutta la durata del film, si coglieva l’intenzione di non farne un santino asciutto e conseguente, come se ne vedono decine: e questo inserendo colpi a effetto. Per esempio la traccia di colloquio principale era quella tra Zoff e Francesco De Gregori – sbalorditivo vederli uno di fronte all’altro, ma la sorpresa stava anche nello scoprire che forse bisognerebbe mettere sempre De Gregori a fare domande: e l’insieme risulterebbe più accattivante rispetto alle cose solite. Ad appesantire tutto, la parte fiction, con Marco Bocci allenatore di un giovanissimo aspirante portiere, e la carriera di Zoff come traccia da seguire, soprattutto quando pensi di non farcela. Espediente caruccio, ma niente di più, mentre i passaggi obbligati da rivedere mille volte, Mundial 82 e così via, finivano col prendersi lo spazio meritato e migliore. In più, dentro una storia personale che è lo specchio di una rara Italia da secondo Novecento, i passaggi che restano in memoria davvero.

La parata all’ultimo minuto sul colpo di testa di Oscar nella sfida col Brasile nell’82 (superiore, forse, a quella di Gordon Banks ai Mondiali del 66). E quel momento che suona allucinante ancora oggi: le dimissioni da Ct della Nazionale dopo un Europeo perso all’ultimo secondo, l’incredibile intemerata del Berlusconi leader politico che si esibisce a vanvera sull’operato tattico del Ct: e Zoff che dà le dimissioni un minuto dopo, rivendicando dignità. Quello è il momento nel quale ci si alza in piedi e si applaude.

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“Ma vi rendete conto? L’Italia descritta come la Repubblica delle ciabatte! A me sono tornate in mente le ciabattate che mi dava nonna” (Francesco Vecchi, 4 di sera, Rete4).

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