✕

“Filorosso” di Monteleone, debutto flop: melonismo e frotte di ospiti, e si finisce a Garlasco

Ascolta l'audio

Numeri risicati per il ritorno del giornalista e il suo talk su Rai 3
1 minuti di lettura

La piccola patrimoniale televisiva degli italiani risiede nella parte di canone da destinare alla copertura dell’ingaggio da parte della Rai di Antonino Monteleone. Di cui si favoleggia – o forse no – una consistenza monstre a fronte dell’evidente speranza di farne, un giorno, chissà, l’erede definitivo dei grandi conduttori di talk del passato più o meno recente. Reduce da chiusure inopinate di tentativi precedenti, per assoluta carenza d’ascolti, adesso è arrivato un nuovo Filorosso (Rai 3, il lunedì sera), talk che nasce pensando: mettiamoci le inchieste un po’ Iene (Antonino viene da lì) la politica che scalda gli animi e poi Garlasco, non può andare peggio del solito. E però al debutto c’è andato vicino, Monteleone.

Ascolti risicati al tre per cento e qualcosa e il talk è quello che fanno tutti e ovunque, con ambizioni smodate di racconto della realtà, melonismo diffuso e frotte di ospiti. Primo titolo dell’accesa parte politica: “Vannacci amari”. Si può dare di più. A seguire, c…

La piccola patrimoniale televisiva degli italiani risiede nella parte di canone da destinare alla copertura dell’ingaggio da parte della Rai di Antonino Monteleone. Di cui si favoleggia – o forse no – una consistenza monstre a fronte dell’evidente speranza di farne, un giorno, chissà, l’erede definitivo dei grandi conduttori di talk del passato più o meno recente. Reduce da chiusure inopinate di tentativi precedenti, per assoluta carenza d’ascolti, adesso è arrivato un nuovo Filorosso (Rai 3, il lunedì sera), talk che nasce pensando: mettiamoci le inchieste un po’ Iene (Antonino viene da lì) la politica che scalda gli animi e poi Garlasco, non può andare peggio del solito. E però al debutto c’è andato vicino, Monteleone.

Ascolti risicati al tre per cento e qualcosa e il talk è quello che fanno tutti e ovunque, con ambizioni smodate di racconto della realtà, melonismo diffuso e frotte di ospiti. Primo titolo dell’accesa parte politica: “Vannacci amari”. Si può dare di più. A seguire, cose di razzismo e violenze da Belfast in giù e poi quello che, in effetti, era il colpo della serata, ovvero Erri De Luca: la perplessità che ingigantiva sul volto dello scrittore a ogni domanda, e il fatto che nessuno ne stia parlando, fa capire come sia andata.

A quel punto rifugiarsi a Garlasco, è un attimo. Super-dibattito – sarà il duemillesimo ormai – con una parte, quella pro-Stasi, della compagnia di giro addetta a queste cose, la scoperta dell’esistenza di “indagini stasicentriche” e un’altra testimonianza shock anonima sbucata dal nulla. In più, una influencer che ha un podcast, e dice: “Il mio pubblico vuole la verità”. Quindi, al netto del dovere civico e amministrativo di ammortizzare prima o poi l’ingaggio di Monteleone, l’impressione è che finché nelle stanze di comando tv non si accompagnerà alla porta il primo che dice: “facciamo un talk un po’ Iene e un po’ Formigli”, non se ne uscirà mai.

***

L’affaire De Luca riguarda Salerno, ghiotta occasione per spianare il microfono all’altro De Luca, il neo-sindaco. L’indifferenza sprezzante e il silenzio assoluto di quest’ultimo di fronte alle domande insistenti erano da antologia.

Leggi i commenti