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“Storia Pop”, a lezione dalle influencer nell’era dei clic

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Il progetto Rai Cultura prevede cento pillole da un minuto e ognuna dedicata a un tema specifico abbinate, anche le mini-lezioni sui dieci minuti
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La solidarietà nei confronti di chi brancola nel marasma digitale è doverosa. Dopodiché metterci mano, esserci, partecipare, intervenire, è tutta un’altra storia. Per la Rai è Storia Pop, progetto infarcito di ottime intenzioni nei confronti dei giovani. Si va in tv su Rai Storia in certe prime serate, che tutt’intorno grondano Storia con la maiuscola, ma soprattutto ci si rivolge direttamente a chi usa solo smartphone e tablet per abbeverarsi alle fonti del sapere. Ci sono cinque giovani influencer – ovviamente ognuna ha fiumane di follower – che si dilettano nel raccontare il passato, preferibilmente il più recente - ma ce n’è una specializzata in storia antica. Ci sono cento pillole da un minuto e ognuna dedicata a un tema specifico – il divorzio, l’ambiente, la sanità, la politica di quei tempi, le pandemie etc – e, abbinate, anche le mini-lezioni sui dieci minuti nelle quali si cerca di allargare un po’ il trattamento. Evidente la paura che i dieci minuti siano già una misura int…

La solidarietà nei confronti di chi brancola nel marasma digitale è doverosa. Dopodiché metterci mano, esserci, partecipare, intervenire, è tutta un’altra storia. Per la Rai è Storia Pop, progetto infarcito di ottime intenzioni nei confronti dei giovani. Si va in tv su Rai Storia in certe prime serate, che tutt’intorno grondano Storia con la maiuscola, ma soprattutto ci si rivolge direttamente a chi usa solo smartphone e tablet per abbeverarsi alle fonti del sapere. Ci sono cinque giovani influencer – ovviamente ognuna ha fiumane di follower – che si dilettano nel raccontare il passato, preferibilmente il più recente - ma ce n’è una specializzata in storia antica. Ci sono cento pillole da un minuto e ognuna dedicata a un tema specifico – il divorzio, l’ambiente, la sanità, la politica di quei tempi, le pandemie etc – e, abbinate, anche le mini-lezioni sui dieci minuti nelle quali si cerca di allargare un po’ il trattamento. Evidente la paura che i dieci minuti siano già una misura intollerabile per molto pubblico giovane. Questi hilights della Storia, nel progetto di Rai Cultura, sono un ricavato molto didascalico di riunioni probabilmente molto pensose: i giovani non ci guardano in tv, si documentano al volo su quello che serve per passare un’interrogazione, risolvono tutto con due clic. E quindi diamogli i clic e almeno potremo rivendicare di aver fatto il nostro. In effetti, se esistessero formule efficaci per superare il problema, sarebbero già state trovate. Quindi si premia la buona volontà: ma quando le giovani influencer in questione si lanciano in sintesi estreme – a volte anche azzeccate, ovvio – di grandi passaggi storici, qualche brivido arriva. E arriva anche il dubbio che, soprattutto in un canale come Rai Storia, un’occhiata venga data soprattutto dal pubblico consueto, quello con un grande passato alle spalle: e che dopo aver passato dieci minuti con l’approccio giovane, magari anche manifestando simpatia, se ne torna velocemente al Passato e presente di Paolo Mieli.

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«Cosa ha pensato quando Trump ha maltrattato Meloni?»

«Posso dirglielo in dialetto emiliano? Al po’ anch ander a cagher».

(Iva Zanicchi, Libero).

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