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Anche il Kilimangiaro va a caccia di click

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Nel passaggio alla prima serata il programma di Camila Raznovich mostra la crisi dei format di divulgazione: viaggi, wellness e temi virali inseguono le mode della rete. E la tv sembra sempre più dipendente dai social
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Il senso pratico è tutto. Camila Raznovich apre la puntata e lo dice: “Questa sera viaggerete gratuitamente in tutto il mondo”. Da far vibrare di invidia Giuseppe Conte, ma rendendo con una certa efficacia il concetto. Siamo a Kilimangiaro Estate, puntate inedite su Rai3 dello storico programma, il giovedì sera. Il filo sono i mini-documentari in giro per il pianeta per mete che suscitano curiosità. “Perché siamo dovuti venire in Islanda per verificare questo fenomeno?” chiede uno degli inviati. Vietato rispondere: perché c’era il budget. E vietato pensare che nessuno si porrebbe il problema, potendo andare a farsi un giretto in Islanda – il servizio da Hong Kong però era buono e vecchia scuola. In mezzo Camila dà vita a talk, anch’essi mini, sui temi più svariati – notevole quello sulla sessualità degli animali, un ammiccamento via l’altro. Quando si arriva al tema wellness sale precisa la sensazione: tutto è sobillato dal mondo social. Ovvero, le suggestioni che arrivano da lì, i te…

Il senso pratico è tutto. Camila Raznovich apre la puntata e lo dice: “Questa sera viaggerete gratuitamente in tutto il mondo”. Da far vibrare di invidia Giuseppe Conte, ma rendendo con una certa efficacia il concetto. Siamo a Kilimangiaro Estate, puntate inedite su Rai3 dello storico programma, il giovedì sera. Il filo sono i mini-documentari in giro per il pianeta per mete che suscitano curiosità. “Perché siamo dovuti venire in Islanda per verificare questo fenomeno?” chiede uno degli inviati. Vietato rispondere: perché c’era il budget. E vietato pensare che nessuno si porrebbe il problema, potendo andare a farsi un giretto in Islanda – il servizio da Hong Kong però era buono e vecchia scuola. In mezzo Camila dà vita a talk, anch’essi mini, sui temi più svariati – notevole quello sulla sessualità degli animali, un ammiccamento via l’altro. Quando si arriva al tema wellness sale precisa la sensazione: tutto è sobillato dal mondo social. Ovvero, le suggestioni che arrivano da lì, i temi modaioli che attirano più click: in questo caso il cambiare vita, la disintossicazione digitale e la scoperta, per il telespettatore disattento, dell’esistenza di “retrait per combattere il burnout”. Una volta smaltita l’ansia per capire di cosa si stia parlando, è tutta discesa.

Kilimangiaro vive di formula eterna – quella pomeridiana per affezionati, quando assolve a una funzione benemerita dando ogni giorno un’alternativa tv per fuggire dalle altre reti radicate a Garlasco. Quando arriva in prima serata finisce però nella difficile transizione (eufemismo) che stanno attraversando tutti i programmi di divulgazione, natura, viaggi, scienza, storia e storie, nessuno escluso. Se le menti migliori di questa generazione invece di concentrarsi sul cast di Ballando lanciassero una gara per nuove idee – senza la sudditanza psicologica dai social – sarebbe un’ottima notizia.

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Momento cruciale di un’omelia al Duomo di Monreale (Pa) una domenica di fine luglio: “È finito il nazismo. È finito il comunismo, con il suo carico di morte e distruzione. È finito il fascismo. Finirà anche il gender. E il woke”. La sanno lunghissima, e in anticipo.

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