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Carlo Acutis, il santo ragazzino che conquista la tv

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“Il mio nome è Carlo” arriva al 30% di share su Canale 5: una storia semplice e lineare, tra fede, adolescenza e malattia, che vince sulla tv delle contaminazioni e dell’ansia permanente
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Il santo ragazzino stravince in tv, quella tv convinta di saper cavalcare il presente con contaminazioni, scarso ritegno e generatori di ansia perenne. Il mio nome è Carlo (Canale 5, domenica sera) è arrivato a uno sbalorditivo e inatteso 30 per cento di share: e si scopre che la storia semplice, lineare - un assalto emotivo dopo l’altro allo spettatore - è quello che funziona sempre, da un lato, nonché quello che manca a parecchi, dall’altro. Carlo Acutis se n’è andato ragazzino vent’anni fa, ne aveva 15 ed essendo già nel nuovo millennio, la sua beatificazione (un anno fa: Papa Leone che lo definisce “il santo della porta accanto”) gli vale altre definizioni-slogan, il santo digitale, il millennial e via così.

Questa è invece la storia di un giovanissimo milanese di ottima famiglia, appunto nei primi anni Duemila, che si ritrova pressoché alieno rispetto al mondo esterno e incarna alla perfezione una figura dileggiata…

Il santo ragazzino stravince in tv, quella tv convinta di saper cavalcare il presente con contaminazioni, scarso ritegno e generatori di ansia perenne. Il mio nome è Carlo (Canale 5, domenica sera) è arrivato a uno sbalorditivo e inatteso 30 per cento di share: e si scopre che la storia semplice, lineare - un assalto emotivo dopo l’altro allo spettatore - è quello che funziona sempre, da un lato, nonché quello che manca a parecchi, dall’altro. Carlo Acutis se n’è andato ragazzino vent’anni fa, ne aveva 15 ed essendo già nel nuovo millennio, la sua beatificazione (un anno fa: Papa Leone che lo definisce “il santo della porta accanto”) gli vale altre definizioni-slogan, il santo digitale, il millennial e via così.

Questa è invece la storia di un giovanissimo milanese di ottima famiglia, appunto nei primi anni Duemila, che si ritrova pressoché alieno rispetto al mondo esterno e incarna alla perfezione una figura dileggiata dai coetanei e vista con sospetto dagli adulti. E pratica una sensibilità verso gli altri che si specchia in una fede cattolica da manuale di catechismo, mescolata con l’essere ragazzo del suo tempo: vedi i giochi al computer come buona esca per distogliere i compagni di scuola da quei cosi, i primi social con annesse le amicizie virtuali, nei quali intravede la perdizione futura.

La sua si consuma invece nella bruciante sentenza della malattia senza scampo sul fare dei 15 anni. Nella realtà ci sono stati passaggi che hanno poi portato al processo di beatificazione (intorno alla figura di Carlo Acutis va per il mondo una sorta di rappresentazione di vita e opere visitata da migliaia di persone). Il film dello specialista Giacomo Campiotti - Samuele Carrino nel ruolo del protagonista, Lucia Mascino e Flavio Parenti i genitori - si tiene per intero il lato umano che ben presto assume i contorni della favola, assai didascalica: senza lieto fine ma portatrice di bene assoluto. E a giorni uscirà nei cinema anche il docufilm Il giovane santo.

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Intanto a poche ore di distanza, stessa rete, si discute se al GF Vip bisogna perdonare il concorrente che ha imprecato rivolgendosi molto, ma molto in alto. Santa pazienza.

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