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Maradona e il pallone del mistero

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Una rapina al Banco di Napoli induce i ladri ad aprire anche una cassetta di sicurezza nella quale c’è il trofeo del Pibe de Oro
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Venerdì Diego Armando Maradona avrebbe compiuto 66 anni, l’occasione è stata colta da Rai 2 per mandare in seconda serata un docufilm su una vicenda poco nota della sua epopea. E l’intenzione era soprattutto quella: ovvero non rimestare su quanto è già stato raccontato in abbondanza. Fermo restando che Il pallone di Maradona — Una rapina (quasi) perfetta non resisteva poi alla tentazione di sintetizzare tutta la maradoneide relativa ai suoi anni a Napoli, la città, la storia che cambia eccetera. Ma visto che la vicenda rilevante è quella della rapina, meglio concentrarsi. Per motivi di nazionalità — e per le regole di allora — Maradona non ha mai vinto il Pallone d’oro. Dopo i Mondiali dell’86, la rivista France Football gliene assegna uno speciale, con tanto di cerimonia.

Tre anni dopo, una gigantesca rapina nel caveau di una filiale del Banco di Napoli induce i ladri ad aprire anche una cassetta di sicurezza nella quale trovano il suddetto Pallone. Da qui inizia una vicenda che non…

Venerdì Diego Armando Maradona avrebbe compiuto 66 anni, l’occasione è stata colta da Rai 2 per mandare in seconda serata un docufilm su una vicenda poco nota della sua epopea. E l’intenzione era soprattutto quella: ovvero non rimestare su quanto è già stato raccontato in abbondanza. Fermo restando che Il pallone di Maradona — Una rapina (quasi) perfetta non resisteva poi alla tentazione di sintetizzare tutta la maradoneide relativa ai suoi anni a Napoli, la città, la storia che cambia eccetera. Ma visto che la vicenda rilevante è quella della rapina, meglio concentrarsi. Per motivi di nazionalità — e per le regole di allora — Maradona non ha mai vinto il Pallone d’oro. Dopo i Mondiali dell’86, la rivista France Football gliene assegna uno speciale, con tanto di cerimonia.

Tre anni dopo, una gigantesca rapina nel caveau di una filiale del Banco di Napoli induce i ladri ad aprire anche una cassetta di sicurezza nella quale trovano il suddetto Pallone. Da qui inizia una vicenda che non avrebbe sfigurato in una commedia di De Filippo, nel senso di Peppino. La camorra si mobilita, il Pallone ricompare dopo anni in Francia, nessuno sa per quali vie e soprattutto nessuno ha certezze sul valore effettivo dell’oggetto, forse di oro massiccio, forse di tutt’altro, ma ricoperto da un sottile strato d’oro. La storia si trascina ai nostri giorni e c’è una rinomata casa d’aste francese che vuole piazzarlo: a Napoli il figlio Diego jr non è per niente d’accordo.

Avendo rintracciato un autore della rapina, ora pentito, il docufilm firmato da Nello Trocchia e Giuseppe Colella ne squaderna la testimonianza: toni, modi, battute, ricostruzioni del personaggio, valgono l’intero lavoro. E l’indistinto nel quale si è sviluppata la storia finisce col giustificare il fatto che nessuno ne sapesse quasi alcunché. Così come ora, del resto: fermo restando che il racconto immersivo dentro un’epoca e le suggestioni di un crime-thriller alla buona e con momenti davvero improbabili, valgono la visione.

*** In Inghilterra si stanno dannando per scegliere il prossimo 007, non sanno chi scegliere tra le opzioni possibili. Intanto Pierfrancesco Favino è lì che attende tranquillo.

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