La scommessa è dimostrare che le serie tv più intriganti devono svolgersi fuori dal tempo, in un mondo parallelo e indurre disagio in quelli che, guardandole, scoprono di divertirsi, o quasi. Da sempre è il gioco a cui gioca Ryan Murphy, autore torrenziale che naviga tra i generi ma poi si scatena in cose come All’s Fair (la seconda stagione su Disney+ con i primi tre episodi).
Los Angeles, zone nobili, uno studio di avvocate divorziste con parcelle da urlo. Ci sono Kim Kardashian, Naomi Watts, Sarah Paulson, tra le altre, la mentore dello studio è Glenn Close, per dire. Si sono messe in proprio causa sessismo dello studio legale precedente, si muovono in ambienti stellari e patinati oltre-misura, litigano, combattono e succede di tutto. La legal-comedy sconfina spesso nel legal thriller – l’omicidio di uno stupratore in prima stagione. E, un’esagerazione dopo l’altra, si compone il quadro.
La sfrenatezza di sceneggiatura è totale. La perfida Carrington – la Paulson – vuole distrugger…
La scommessa è dimostrare che le serie tv più intriganti devono svolgersi fuori dal tempo, in un mondo parallelo e indurre disagio in quelli che, guardandole, scoprono di divertirsi, o quasi. Da sempre è il gioco a cui gioca Ryan Murphy, autore torrenziale che naviga tra i generi ma poi si scatena in cose come All’s Fair (la seconda stagione su Disney+ con i primi tre episodi).
Los Angeles, zone nobili, uno studio di avvocate divorziste con parcelle da urlo. Ci sono Kim Kardashian, Naomi Watts, Sarah Paulson, tra le altre, la mentore dello studio è Glenn Close, per dire. Si sono messe in proprio causa sessismo dello studio legale precedente, si muovono in ambienti stellari e patinati oltre-misura, litigano, combattono e succede di tutto. La legal-comedy sconfina spesso nel legal thriller – l’omicidio di uno stupratore in prima stagione. E, un’esagerazione dopo l’altra, si compone il quadro.
La sfrenatezza di sceneggiatura è totale. La perfida Carrington – la Paulson – vuole distruggere le altre in quanto esclusa e pronuncia cattiverie inaudite, Glenn Close viene irretita da un giovanotto con 40 anni di meno che la invita a ballare sulle note di Come in from the cold di Joni Mitchell (“Ma almeno sai chi è?” chiede lei). La cliente che vuole il divorzio dal marito miliardario esibisce un accordo pre-matrimoniale senza firma, in quanto a suo tempo lei usò la Timolftaleina come inchiostro a scomparsa. E quando arriva la grande festa, Kardashian e Paulson si presentano con lo stesso mantello appartenuto a Grace Kelly, entrambe rivendicandone l’autenticità.
Prima ancora che arrivi la fatale domanda (“Ma cosa sto guardando?) è facile rimanere impigliati, con guilty pleasure di conseguenza e altra domanda sottesa (“Ma colpevole de che?”). Viene da consigliarla a chiunque, a patto di firmare prima un accordo – con la Timolftaleina - nel quale non ci si assumono responsabilità se la serie verrà giudicata deplorevole: ma soprattutto, nel caso contrario.
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L’Eredità, Raiuno. Liorni porge la domanda: “Inizia con la E. Consente di non pagare una tassa”. La soluzione è “esenzione”. Ma la sicurezza con cui la concorrente risponde “evasione” è davvero notevole.