Cremonini sul palco, gioia e tormento: la fatica di un artista all’inseguimento di un sogno
di Gino CastaldoAbbasso i numeri. Viva la musica. Premessa indispensabile prima di poter aggiungere qualcosa a quanto è stato detto finora sul tour di Cesare Cremonini, e approfittarne per capire dove è arrivata quell’arte meravigliosa e antichissima, antica almeno quanto civiltà, che è l’arte del concerto, della celebrazione della vita attraverso la condivisione collettiva di musica. Cremonini da par suo è un artista in movimento, si vede, si percepisce da ogni singola interpretazione, pur nella grandiosità visiva dello show, non sta mai fermo, si muove, balla e soffre non solo per adempiere a evidenze di spettacolo ma perché sembra aggrappato a quel sogno d’arte che c’è, o almeno ci dovrebbe essere, dietro ogni canzone.
E così, nella grandiosa perfezione immersiva di immagini di scena che evocano paesaggi, mari, stelle, lui si muove con umanità - a volte dolente, a volte divertentissima - in un viaggio che va…
Abbasso i numeri. Viva la musica. Premessa indispensabile prima di poter aggiungere qualcosa a quanto è stato detto finora sul tour di Cesare Cremonini, e approfittarne per capire dove è arrivata quell’arte meravigliosa e antichissima, antica almeno quanto civiltà, che è l’arte del concerto, della celebrazione della vita attraverso la condivisione collettiva di musica. Cremonini da par suo è un artista in movimento, si vede, si percepisce da ogni singola interpretazione, pur nella grandiosità visiva dello show, non sta mai fermo, si muove, balla e soffre non solo per adempiere a evidenze di spettacolo ma perché sembra aggrappato a quel sogno d’arte che c’è, o almeno ci dovrebbe essere, dietro ogni canzone.
E così, nella grandiosa perfezione immersiva di immagini di scena che evocano paesaggi, mari, stelle, lui si muove con umanità - a volte dolente, a volte divertentissima - in un viaggio che va da una semplice vespina di cilindrata 50 a Poetica, rievocando una immaginaria linea d’ombra che potrebbe essere il passaggio all’età adulta, ma anche quello del rock’n’roll che in vari momenti della storia è passato dall’essere intrattenimento a essere arte, e così nella sua disperata ricerca di umanizzazione pare voler rimpicciolire l’audience, blandirla, cercare intimità con le decine di migliaia (ops... scusate è scappato un numero), si mette da una parte con la chitarra acustica, suona il tamburo, ha costruito una band di gente che suona molto bene, e la fa diventare una banda che cammina, che lo circonda sul palchetto centrale che arriva in mezzo al pubblico, e lui la gente la vuol toccare, quasi la tocca davvero, quasi volesse scusarsi della obbligata distanza che questi grandi concerti creano, i suoi sogni sembrano sospesi tra Lucio Dalla e Freddie Mercury, che è un’altra bella sfida, cercando una onirica porta che possa collegare un ragno geniale che dissacrava anche se stesso a un “signore coi baffi”.
Certo, alcuni piccoli vizi della contemporaneità permangono, e non potrebbe essere diversamente: telefonini che impazzano, il pubblico che vuole essere compiaciuto più che sfidato. Ma Cremonini è uno che cerca la grandezza e in questi tempi, così miseri di ambizioni, è già una bella cosa da vedere. Fatica come un matto. Crea gioia e tormento. E infatti, mentre allestiva concerti grandiosi, già pensava ai prossimi che saranno completamente diversi: a misura d’uomo, fuori dagli stadi. Dove, forse, i suoi spettatori li potrà toccare davvero.