'Leila', su Netflix la prima storia distopica indiana
Mattia Pasquini, di MATTIA PASQUINIIspirata al romanzo omonimo di Prayaag Akbar, in sei episodi racconta il dramma della protagonista Shalini costretta a cercare la figlia scomparsa in una società caratterizzata da un regime totalitario e da una profonda divisione in classi.
Perché tanto segreto intorno alla nuova produzione originale indiana di Netflix? Tra i tanti titoli in arrivo, e subito dopo la messa in onda dei tre episodi della quinta stagione di Black Mirror, dal 14 giugno a disposizione degli abbonati c'è anche Leila. Questo il titolo della serie ispirata al romanzo omonimo di Prayaag Akbar, che in sei episodi racconta il dramma della protagonista Shalini costretta a cercare la figlia scomparsa in una società caratterizzata da un regime totalitario e da una profonda divisione in classi.
Siamo in un futuro distopico, nel quale la purezza di sangue detta legge, e la popolazione è costretta a vivere in ghetti a seconda della casta di appartenenza, la religione professata e il livello economico. E nel quale sembra esserci il governo dietro la sparizione della piccola Leila e di tutti i bambini di sangue misto come lei, nata dal matrimonio del musulmano Riz e la Shalini interpretata da Huma Qureshi. "È sta…
Siamo in un futuro distopico, nel quale la purezza di sangue detta legge, e la popolazione è costretta a vivere in ghetti a seconda della casta di appartenenza, la religione professata e il livello economico. E nel quale sembra esserci il governo dietro la sparizione della piccola Leila e di tutti i bambini di sangue misto come lei, nata dal matrimonio del musulmano Riz e la Shalini interpretata da Huma Qureshi. "È sta…
Perché tanto segreto intorno alla nuova produzione originale indiana di Netflix? Tra i tanti titoli in arrivo, e subito dopo la messa in onda dei tre episodi della quinta stagione di Black Mirror, dal 14 giugno a disposizione degli abbonati c'è anche Leila. Questo il titolo della serie ispirata al romanzo omonimo di Prayaag Akbar, che in sei episodi racconta il dramma della protagonista Shalini costretta a cercare la figlia scomparsa in una società caratterizzata da un regime totalitario e da una profonda divisione in classi.
Siamo in un futuro distopico, nel quale la purezza di sangue detta legge, e la popolazione è costretta a vivere in ghetti a seconda della casta di appartenenza, la religione professata e il livello economico. E nel quale sembra esserci il governo dietro la sparizione della piccola Leila e di tutti i bambini di sangue misto come lei, nata dal matrimonio del musulmano Riz e la Shalini interpretata da Huma Qureshi. "È stato un progetto fantastico su cui lavorare - ci dice la trentaduenne attrice - l'unione di forza, grazia e ottimismo è quel che permette a Shalini di superare ogni sorta di ostacolo ed è stato un onore interpretare un personaggio che non solo mi ha messo alla prova come artista, ma parlerà a molte giovani donne".
Eppure in patria sono stati in molti ad accusare Netflix di #Hinduphobia, ovvero di mancanza di rispetto nei confronti dell'Induismo e dei suoi simboli. Paradossale nel momento in cui la piattaforma streaming sembra voler investire molto sulle produzioni di Bollywood e dintorni. Leila, infatti, è solo la punta di un iceberg di una dozzina di nuovi film tv e serie in arrivo dall'India. "La prima storia distopica indiana", come la definisce Netflix, che pure la descrive come "cupa" e "inquietante". Forse proprio per certe similitudini con la cultura del subcontinente, difficili da accettare per alcuni e che potranno mettere a disagio altri.
"Leila parla di consapevolezza, del prestare attenzione, dell'osservare il mondo intorno a noi per porsi le giuste domande sul futuro" ha dichiarato Deepa Mehta, regista del pilot e produttrice esecutiva. "Personalmente penso che sia una storia con la quale chiunque possa connettersi, a prescindere dalle proprie origini - le ha fatto eco Qureshi - e che abbia il coraggio di affrontare temi non convenzionali sulla scena cinematografica. Io credo che questo tipo di contenuti ci spinga oltre certi confini, raccontando realtà che altrimenti non scopriremmo. È un processo sempre più democratico". "Nella mia carriera non ho mai inseguito i soldi o la fama, ma ho sempre voluto far parte di film di un certo tipo - confessa - e interpretare personaggi femminili forti. C'è una responsabilità nell'esser visti in 190 diverse nazioni e io voglio che il mio lavoro possa avere un impatto su più persone possibile. Credo sia importante quello che lasciamo di noi al mondo".
Siamo in un futuro distopico, nel quale la purezza di sangue detta legge, e la popolazione è costretta a vivere in ghetti a seconda della casta di appartenenza, la religione professata e il livello economico. E nel quale sembra esserci il governo dietro la sparizione della piccola Leila e di tutti i bambini di sangue misto come lei, nata dal matrimonio del musulmano Riz e la Shalini interpretata da Huma Qureshi. "È stato un progetto fantastico su cui lavorare - ci dice la trentaduenne attrice - l'unione di forza, grazia e ottimismo è quel che permette a Shalini di superare ogni sorta di ostacolo ed è stato un onore interpretare un personaggio che non solo mi ha messo alla prova come artista, ma parlerà a molte giovani donne".
Eppure in patria sono stati in molti ad accusare Netflix di #Hinduphobia, ovvero di mancanza di rispetto nei confronti dell'Induismo e dei suoi simboli. Paradossale nel momento in cui la piattaforma streaming sembra voler investire molto sulle produzioni di Bollywood e dintorni. Leila, infatti, è solo la punta di un iceberg di una dozzina di nuovi film tv e serie in arrivo dall'India. "La prima storia distopica indiana", come la definisce Netflix, che pure la descrive come "cupa" e "inquietante". Forse proprio per certe similitudini con la cultura del subcontinente, difficili da accettare per alcuni e che potranno mettere a disagio altri.
"Leila parla di consapevolezza, del prestare attenzione, dell'osservare il mondo intorno a noi per porsi le giuste domande sul futuro" ha dichiarato Deepa Mehta, regista del pilot e produttrice esecutiva. "Personalmente penso che sia una storia con la quale chiunque possa connettersi, a prescindere dalle proprie origini - le ha fatto eco Qureshi - e che abbia il coraggio di affrontare temi non convenzionali sulla scena cinematografica. Io credo che questo tipo di contenuti ci spinga oltre certi confini, raccontando realtà che altrimenti non scopriremmo. È un processo sempre più democratico". "Nella mia carriera non ho mai inseguito i soldi o la fama, ma ho sempre voluto far parte di film di un certo tipo - confessa - e interpretare personaggi femminili forti. C'è una responsabilità nell'esser visti in 190 diverse nazioni e io voglio che il mio lavoro possa avere un impatto su più persone possibile. Credo sia importante quello che lasciamo di noi al mondo".