Eva Longoria torna in tv: produttrice, regista e attrice nella serie 'Grand Hotel'
Temi cari alla produttrice Longoria, sempre più intenzionata a "cambiare le cose". Intanto "Liberando il potenziale delle donne latine", come recita il motto della sua Eva Longoria Foundation, ma soprattutto "Producendo con uno scopo". Non a caso la scelta di produrre Grand Hotel nasce dalla passione per il format originale - diretto da Carlos Sedes nel 2011 per la Antena 3 spagnola - e dalla volontà di dargli un aspetto più contemporaneo. "Alcuni personaggi sono gli stessi, con qualche modifica, altri sono completamente nuovi" ha annunciato la poliedrica Eva, il cui humour permea ampiamente la serie, a detta di Variety.
"Una serie che colpisce" è già stata definita, ma più per il ritorno del dramma multietnico che per gli scandali, i segreti e storie d'amore e passione che si sviluppano nel lussuoso hotel di Miami Beach e tra le figure che lo popolano. In primis quella dell'affascinante e dissoluto Santiago Mendoza (Demián Bichir nominato agli Oscar per Per una vita migliore di Chris Weitz) costretto a vendere l'hotel per ripagare dei misteriosi creditori. Poi quelle della seconda moglie Gigi, i figli Alicia, Javi, Carolina e Yoli e alcuni dei clienti e dello staff dell'albergo. Che nella realtà è il Fontainebleau di Miami Beach, "l'ultimo hotel di South Beach che abbia mantenuto l'architettura modernista anni 50 di Miami" e l'unico - come dichiarato da Longoria ad Architectural Digest - che "possieda quell'eleganza e quella raffinatezza".
Eva Longoria: "Lontani i tempi delle Casalinghe disperate, ma mi manca quella sorellanza"
Attrice, regista, produttrice e, da poco, mamma Eva Longoria, co-fondatrice di #TimesUp, racconta il suo rinnovato impegno a favore dei diritti delle donne, la sua prossima regia e parla del presidente Obama, del muro messicano, ma poi torna alla serie tv che l'ha resa famosa riconoscendole un'anima proto-femminista, mentre sul destino dell'uomo oggi replica con ironia: "Non ho certo tempo di occuparmi di uomini".
"Desperate Housewives rappresenta dieci anni della mia vita - dice con malinconia - Interpretavo una donna molto diversa da me, ma questa serie, con protagoniste quattro donne, ha mostrato come un mondo tutto femminile possa diventare alla fine un successo mondiale. Cosa mi manca di quel periodo? La sorellanza che ritrovavo ogni volta che mi trovavo sul set". L'attrice è ospite della seconda edizione del Filming Italy
Sardegna Festival diretto da Tiziana Rocca, dove ha ricevutoil premio Humanitarian Filming Italy Award.
Ma i riferimenti al passato saranno solo formali, visto che alla base del progetto c'è anche la volontà di "aggiungere un arcobaleno di diversità" e "riflettere il mondo in cui viviamo". Magari approfittando del proprio ruolo per aprire porte che troppo spesso restano socchiuse e offrendo una occasione a donne e ispanici. "Credo che sia importante, una volta che la porta si apre e tu sei lì, lasciare aperta quella porta per altre donne - ha detto Eva produttrice. - Per questo show volevo un direttore della fotografia donna, e un team di donne. Entrambi i miei assistenti alla regia erano donne, come anche il nostro coordinatore degli stunt, i nostri montatori e sette dei dodici registi impiegati".
"Io stessa allattavo mentre dirigevo sul set - ha raccontato ancora, - ma tutto ciò deve essere normale. Siamo donne, madri, ogni giorno dobbiamo far convivere lavoro ed educazione dei figli". "La cosa importante, semmai - ha aggiunto, - sta nell'ingaggiare molti ispanici, e creare dei ruoli per loro. Perché i media non solo ci rappresentano in un certo modo, spingendo la società a stereotipizzarci, ma siamo noi a vederci in quel modo, a credere di non poter essere altrimenti. Ma ogni progetto è diverso".