'The Loudest Voice', Russell Crowe è il magnate di Fox News Roger Ailes: "Un attore cerca sempre appigli di empatia, così ho fatto"
Silvia Bizio
La miniserie targata Showtime, in onda dal 4 dicembre su Sky Atlantic, è incentrata sulla figura del fondatore dell'emittente tv, trasformatosi nell'eminenza grigia della destra americana, accusato di molestie sessuali da diverse giornaliste
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Per Russell Crowe lo sforzo maggiore nel prestare il volto al fondatore di Fox News, Roger Ailes, non è stato l'interminabile lavoro di make up sul fisico per dar vita al notorio obeso, ideatore dell'alt-right, la destra alternativa, e 'voce più altisonante' (da cui il titolo della serie, The Loudest Voice) nella stanza. Lo sforzo maggiore, come ci dice l'attore australiano nel corso dell'intervista a Los Angeles per il lancio della miniserie della Showtime The Loudest Voice, in onda dal 4 dicembre 2019 su Sky Atlantic, è stato trovare spunti di empatia - necessari all'interpretazione - con un personaggio per quasi tutti i versi disgustoso: il prepotente, manipolatore, ambizioso, vanaglorioso Ailes, il cui motto preferito era 'Fox News non sarà il canale di notizie dai rating più alti, ma di sicuro è quello che grida di più'. Un motto che avrebbe ridefinito le coordinate del fare politica in America e del parlare di politica sui media, appunto 'gridata'. Senza Ailes - divenuto eminenza grigia e pifferaio magico della peggiore destra americana - non ci sarebbe Donald Trump alla Casa Bianca.
'The loudest voice', la serie sullo scandalo sessuale che ha coinvolto il capo di Fox News - trailer
Un Ailes caduto in disgrazia nel 2015, quando venne travolto da molteplici accuse di molestie sessuali da numerose ex sue collaboratrici, tra cui le conduttrici di talk show politici Gretchen Carlson (Naomi Watts nella serie) e Megyn Kelly, mentre la paziente moglie Beth è interpretata da Sienna Miller. Silurato dalla Fox nel 2016, Ailes è morto l'anno dopo in seguito a una rovinosa caduta nella propria casa (soffriva fin da piccolo di emofilia). Una 'causa celebre', lo scandalo Ailes, che precedette di poco quello di Harvey Weinstein e spalancò le porte al movimento #MeToo contro gli abusi sul posto di lavoro e 'l'ambiente tossico' in cui molti impiegati sono costretti a lavorare.
The Loudest Voice tocca lo stesso soggetto del nuovo film Bomshell, laddove le protagoniste sono però le donne (Nicole Kidman, Charlize Theron e Margot Robbie) e Ailes (John Ligtgow nel film) è una figura centrale, certo, ma quasi uno sfondo sinistro. The Loudest Voice è tutto su Ailes, dalla fondazione nel 1996 di Fox News come antidoto alle 'liberal' Cnn e Msnbc, fino alla disgrazia. Ne abbiamo parlato con Crowe, 55 anni, premio Oscar per Il Gladiatore nel 2001, che ha dovuto passare tre ore ogni mattina sulla sedia del trucco per assomigliare il più possibile al ciccione Ailes, dunque quasi irriconoscibile nella serie.
Che effetto le faceva guardarsi allo specchio una volta trasformato in Ailes?
"Provavo una perversa emozione, perché quando mi è stata offerta la parte sono subito andato a guardarmi le immagini di Roger e davvero non avevo idea di quale sarebbe stato l'approccio, almeno fisico, a questo personaggio sopra le righe, sopra in tutti i sensi".
Dunque?
"Ne abbiamo parlato a lungo con la produzione. All'inizio pensavamo di cercare di evitare troppa 'prostetica' (il trucco fatto di protesi necessario per la trasformazione, ndr) ma poi abbiamo capito che non c'era modo di girarci intorno: Roger era quello che era e, oltretutto, in quegli anni stava invecchiando, perdeva capelli e peli, la pelle era visibilmente danneggiata. L'unica opzione era il make up".
Una tortura per un attore.
"Lo è sempre ma è parte inevitabile del gioco. Per la prima applicazione ci sono volute sei ore, non mi sono divertito. E non era per niente perfetta. Poi man mano abbiamo migliorato e accelerato il tutto. A complicare le cose è stato il naso, anche quello purtroppo posticcio, perché di profilo il mio naso e quello di Ailes sono incompatibili. E il naso finto, come tutti gli attori e gli artisti del make sanno, è difficile da fare bene. Comunque, dalle sei ore iniziali siamo riusciti a scendere a due ore e mezza sulla sedia del trucco. Il record è stato 2 ore e 17 minuti, ci siamo divertiti a misurarlo".
Cosa l'ha colpita di più di Ailes, la sua vita, le sue idee, i suoi comportamenti?
"Prima di tutto ricordo che la miniserie è tratta dal libro di Gabriel Sherman, un tomo massiccio frutto di un'incredibile ricerca, quindi lì ho trovato già un po' di tutto e mi ero potuto formare un'idea. Abbiamo compiuto noi stessi le ricerche, giungendo alle stesse conclusioni di Sherman, sul fatto che Ailes fosse una sorta di mostro mascherato da persona civile. Ma quello che mi ha più sorpreso leggendo della sua vita - Sherman lo ritrae fin dall'infanzia - è l'ossessione di Roger per il teatro musicale, adorava gli 'show tunes', le canzoni da musical, e sognava di fare il produttore di Broadway. Cioè, è un mancato uomo di teatro e di spettacolo. Piano piano la politica è diventato il suo teatro, il suo spettacolo: dobbiamo in gran parte ad Ailes la 'spettacolarizzazione della politica'".
Ha trovato nessuna virtù che potesse redimerlo?
"Un attore alle prese con un personaggio - specie se realmente vissuto e famoso - cerca sempre appigli di empatia e spiragli di umanità, per poterlo correttamente interpretare. Così io ho fatto. Non avrei potuto tenermi quella maschera addosso per mesi e mesi senza alcuna forma di identificazione. Ora se cerchi il nome di Ailes su Google trovi solo voci sulla sua rovina, niente dei suoi successi. Eppure è stato per 15 anni l'uomo più potente e a suo modo rivoluzionario delle news televisive. E, di nuovo, ho trovato interessante il suo amore per la musica: da giovane suonava il piano e tutti dicono che fosse molto bravo. Anche Ailes aveva un'anima sensibile".
Cosa succede poi?
"Il lato mutevole e saturnino ha preso il sopravvento e la sua vulnerabilità causata dall'emofilia lo ha mutato in una creatura che impara a nascondere ogni lato debole, che odia i lati deboli. Un caso psichiatrico da manuale. Con gli anni Ailes cambia e nella miniserie arriva a un momento in cui perde il contatto col mondo che lui stesso ha creato. Si sente onnipotente, al di sopra di ogni regola. Il suo potere gli dà alla testa, fa cose orrende, che sono sicuro il giovane Ailes avrebbe disapprovato. Il potere è una brutta bestia, in genere peggiora le persone. Ma la sete di potere è ancora peggio".
Rupert Murdoch, allora magnate della Fox (interpretato da Simon McBurney nella miniserie, ndr) gioca anche un ruolo centrale in questa storia. Cosa pensa di quest'altro potentissimo, suo connazionale australiano?
"Sotto sotto Murdoch non ha mai sopportato Ailes, nutriva sospetto, lasciava che suo figlio Lachlan se ne occupasse. Ma è ormai proverbiale tra noi australiani dire che prima o poi ti troverai nella stessa stanza con Murdoch. Con Murdoch bisogna sempre fare i conti".
Ailes ce l'aveva coi 'media dominanti', diceva che Abc, Nbc, Cbs, Msnbc, Cnn, il Washington Post, il New York Times e altri erano tutti "di sinistra".
"Certo e fu lui a mettere la pulce nell'orecchio delle masse, dando il via al mito dei 'media corrotti' su cui poi Trump avrebbe costruito la propria vittoria. Ailes ha concepito Fox News per contrattaccare i 'media liberal', moderatamente neutrali e oggettivi, e ne ha fatto smaccatamente il canale della destra più reazionaria. Fox News è diventato l'organo dell'ala di un partito facendo perno su pregiudizi e fake news. Ailes ha avuto un successo clamoroso e questo non dobbiamo mai scordacelo".
Lei si considera un maniaco delle news?
"Certamente non un maniaco, ma data la mia età sono cresciuto con l'abitudine di leggere il giornale al mattino e mi piace girare le pagine. Ma è tanto che non riesco a fidarmi di niente di ciò che leggo su un giornale, mi basta pensare alla mia esperienza e a quello che dicono di me, per esempio che sono in un nightclub di New York quando invece mi trovo nella mia fattoria con i cavalli. Fake news (ride, ndr)".
Come sceglie i suoi progetti?
"Sempre nello stesso modo. Per me l'unica cosa che conta sono le parole, quindi il copione. Ora, ho preso delle decisioni rischiose nel passato con una cosa come Il Gladiatore, in cui non avevamo nemmeno un copione ma una frase nella mia testa: 'È il 184 dopo Cristo e tu reciti un generale romano diretto da Ridley Scott' (ride, ndr) e quello mi era bastato. Oppure il regista è Peter Weir e quindi sai che potrai lavorare con una persona aperta alla discussione che vuole fare un film fantastico. Altrimenti sono le parole".