Spettacoli

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Franca Rame, il ricordo della Valeri:
"Noi che usavamo la testa e non la fisicità"

La grande attrice parla della "collega" scomparsa. "Appartevamo a un tempo in cui i giovani s'avventuravano a fare le loro cose con forza dando luogo a storie irripetibili". "Non è mai invecchiata, ha dimostrato che un aspetto seducente non è in contraddizione col mestiere della comicità"

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"FRANCA Rame? La cosa cui questa circostanza, ahimé definitiva, mi fa pensare è che pur non avendo avuto grandi contatti con lei nella vita, la considero un'amica. Sarà perché l'ho vista ragazza al Piccolo Teatro, perché ho visto come è cominciata la storia incredibilmente lunga con Dario, perché ho visto un raro esempio di collaborazione e fedeltà tra due persone eccezionalmente anticonformiste. E io credo di conoscere l'anticonformismo. Ma non è solo questo". Una donna-artista energica, Franca Valeri, riflette su una donna-artista combattiva, Franca Rame, e lo fa con accostamenti d'epoca, di radici, di carattere. "Ad associarmi molto a Franca c'è sempre stato il fatto che appartenevamo alla stessa fonte, a Milano, e a un tempo in cui i giovani s'avventuravano a fare le loro cose con forza, dando luogo a storie irripetibili, vedi quella sua in coppia con Fo, come la mia all'interno del Teatro dei Gobbi. Avevamo qualcosa da dire. Circostanze che me l'hanno avvicinata molto, a più riprese, anche se abbiamo conosciuto destini differenti. Li ho frequentati poco, ma ogni volta con grande affetto. Mi sembra quasi impossibile che lei oggi non ci sia più".      
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C'è anche l'elogio personale, il riconoscimento dell'avvenenza espressiva, che sulla scena non guasta mai, ma che di solito non è l'arma delle campionesse dello humour. "Lei non è mai invecchiata, è rimasta sempre una gran bella donna e ha dimostrato che un aspetto seducente non è in contraddizione col mestiere della comicità. Io non potevo mai confrontarmi con lei, mi reputavo solo carina, però già così riuscivo a far ridere. Segno che nella professione abbiamo usato la testa e non una fisicità grottesca. Niente esclude, lo ripeto, che lei fin da giovane fosse una ragazza attraentissima, ma la sua piacevolezza s'affinò subito assecondando l'intelligenza di Dario, recitando e scrivendo in società con lui, e poi anche indipendentemente da lui".

Il tema del femminismo lo hanno affrontato da due diversi punti di vista, la Rame e la Valeri. "Direi che questo tema è stato più imbracciato dalla Rame, che da me. Io ho fatto un teatro al femminile con libertà, con apparente dissacrazione, e lei era molto di più dalla parte delle donne con principi politici, con invenzioni sociali, con moniti civili". Anche l'argomento della militanza politica di Franca Rame suscita nella Valeri un distinguo istintivamente rispettoso. "Per certi aspetti lei era la più rigorosa, se consideriamo l'impegno politico della coppia Fo-Rame. Era la più depositaria dei principi della sinistra vera, che poi è anche la mia parte, e lo manifestava in tutto quello che scriveva da sola o con Dario, il quale dal canto suo ha sempre sfoggiato fantasie geniali.

La considerazione umana è decisa, sincera. "Pur essendo una donna acuta e creativa, ha scelto di vivere in comunione con Dario Fo, lo ha amato e ammirato, e ha trovato l'armonia nell'essere apparentemente la seconda faccia di Dario, cosa che lui, personalità prepotente piaccia o non piaccia, apprezzava con infinita ammirazione, da ricavarne guizzi da Nobel. Che non è poco".

La memoria di Franca Rame attrice concittadina tanto simile e dissimile spinge Franca Valeri a qualche serena invidia. "Lei era figlia d'arte, fu cresciuta sul palcoscenico, e mio padre non voleva che io facessi l'attrice. Lei aveva un'invidiabile statura, e fascino. Forse non le ho mai invidiato il simpaticissimo ed eccezionale Dario, per il quale lei prese una strada che non somigliava al suo tipo, un Dario cui io non sarei stata capace di stare vicino, perché è troppo spiritoso, e nella vita lo voglio essere di più io, spiritosa".