Il Tanztheater Wuppertal riprende il suo pluriennale viaggio in Italia, uno dei Paesi che più l’hanno amato e accolto dall’ultima fetta del Novecento in poi: la compagnia di teatrodanza fondata dalla regista-coreografa tedesca Pina Bausch sarà al Teatro Petruzzelli di Bari dal 28 giugno al primo luglio con Sweet Mambo, e al San Carlo di Napoli dall’11 al 14 luglio con Le Sacre du Printemps e Café Müller.
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Sweet Mambo. Nacque nel maggio del 2008 a Wuppertal, dove la “grande madre” del teatrodanza europeo è stata operativa per quasi un quarantennio, in un perpetuo andirivieni tra questa sua “casa” d’elezione – una tetra cittadina della zona più industrializzata della Germania - e i vari luoghi del pianeta che hanno decretato il suo successo. Fu il penultimo spettacolo montato dalla geniale coreografa, scomparsa nel 2009 a 68 anni, e vi si celebra il tema dell’incontro e delle mille sfumature ambigue dei rapporti umani – così centrale nel teatro complessivo della Bausch.
Baci maschili e schiene nude. In questo poema danzato sulla seduzione e i suoi tranelli, baci maschili marchiano come zone di possesso schiene femminili nude, amazzoni fasciate in abiti setosi rincorrono i loro spauriti compagni e assoli esplosivi di danza s’alternano a languidi giochi a due. Monologhi gestuali e intrecci d’erotismo sussurrato ci introducono nei piccoli e grandi misteri della sfera dei sentimenti, la più inseguita dall’universo “bauschiano”. L’ensemble del Tanztheater viene ridotto per l’occasione a nove interpreti, che si muovono in una scenografia (di Peter Pabst) leggera e scarna, dominata da veli di stoffa.
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I classici. La vaporosità di Sweet Mambo, che approda a Bari in esclusiva e in prima per l’Italia, è rappresentativa della temperatura soft tipica dell’ “ultima” Bausch, assai lontana dal clima cupo e straziante di Café Müller, in scena in luglio a Napoli. Questo pezzo del ’78, considerato il manifesto “storico” del teatrodanza, era l’unico titolo danzato dalla stessa Bausch, oggi sostituita da Helena Pikon, quasi un clone della coreografa nel corpo asciutto e nelle braccia ariose. Con gli occhi chiusi e una tunica bianca, la spettrale Pina s’aggirava in un tenebroso caffè della memoria, tra oscure presenze e laceranti scontri uomo-donna.
Incomunicabilità. Un senso forte di gestualità teatrale s’inseriva in una pièce lontana dalle convenzioni del balletto, costruendo una meditazione esistenziale sull’amore, la solitudine e l’incomunicabilità in una trama di segni che apparvero radicalmente rivoluzionari negli anni Settanta, e che dettarono le condizioni di tanta sperimentazione teatrale e coreografica successiva.
Stravinskij. Consta invece di pura danza il grandioso Sacre du printemps, che incarna ed estremizza la partitura di Stravinskij in una coreografia frenetica e in corpi rabbiosi e sempre più madidi di sudore. In questo rito tribale di primavera, sfociante nel sacrificio crudele di una vergine, nulla nasconde l’ansia, la paura e la fatica del danzare su un suolo invaso da una coltre di argilla, che si appiccica via via alla pelle dei ballerini infangandone la bellezza.
Il futuro. Quanto al destino futuro di una delle compagnie più celebrate del nostro tempo, "oggi si prospetta in modo molto incerto", annuncia il danzatore tedesco Lutz Förster, interprete storico del gruppo, divenuto leader artistico del Tanztheater. La città di Wuppertal intende tagliare le sovvenzioni che dà all’ensemble, riferisce Förster, spiegando che, pur essendo ben alimentato dalle numerose tournée, "il Tanztheater, per la sua identità particolare, esige ulteriori supporti per sopravvivere. Il nostro speciale repertorio include interpreti di 30, 40, 50 e 60 anni. Nella compagnia ci sono infatti 'vecchi' danzatori la cui personalità è indispensabile per certi spettacoli, ma che non possono più danzare pezzi molto fisici come il Sacre. Perciò c’è bisogno anche di ballerini giovani, ma pagare tutti diventa sempre più difficile".
Il repertorio. Lasciandosi alle spalle il suo passato recente di conservazione “museale” del repertorio di Pina Bausch, il Tanztheater Wuppertal deve porsi nuovi obiettivi, e cioè "presentare anche spettacoli in collaborazione con altri teatri e cominciare ad affidare alcuni dei nostri titoli all’esecuzione di troupe esterne. Per adesso solo l’Opéra di Parigi ha i diritti di certe coreografie, e abbiamo un’enorme richiesta da parte di altre compagnie". Ma soprattutto, afferma Förster, "è necessario avere il coraggio di coinvolgere nuovi coreografi. Non voglio fare ancora nomi, ma ho un desiderio: ritrovare lo spirito intrepido e avventuroso che aveva Pina agli inizi".
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Sweet Mambo. Nacque nel maggio del 2008 a Wuppertal, dove la “grande madre” del teatrodanza europeo è stata operativa per quasi un quarantennio, in un perpetuo andirivieni tra questa sua “casa” d’elezione – una tetra cittadina della zona più industrializzata della Germania - e i vari luoghi del pianeta che hanno decretato il suo successo. Fu il penultimo spettacolo montato dalla geniale coreografa, scomparsa nel 2009 a 68 anni, e vi si celebra il tema dell’incontro e delle mille sfumature ambigue dei rapporti umani – così centrale nel teatro complessivo della Bausch.
Baci maschili e schiene nude. In questo poema danzato sulla seduzione e i suoi tranelli, baci maschili marchiano come zone di possesso schiene femminili nude, amazzoni fasciate in abiti setosi rincorrono i loro spauriti compagni e assoli esplosivi di danza s’alternano a languidi giochi a due. Monologhi gestuali e intrecci d’erotismo sussurrato ci introducono nei piccoli e grandi misteri della sfera dei sentimenti, la più inseguita dall’universo “bauschiano”. L’ensemble del Tanztheater viene ridotto per l’occasione a nove interpreti, che si muovono in una scenografia (di Peter Pabst) leggera e scarna, dominata da veli di stoffa.
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I classici. La vaporosità di Sweet Mambo, che approda a Bari in esclusiva e in prima per l’Italia, è rappresentativa della temperatura soft tipica dell’ “ultima” Bausch, assai lontana dal clima cupo e straziante di Café Müller, in scena in luglio a Napoli. Questo pezzo del ’78, considerato il manifesto “storico” del teatrodanza, era l’unico titolo danzato dalla stessa Bausch, oggi sostituita da Helena Pikon, quasi un clone della coreografa nel corpo asciutto e nelle braccia ariose. Con gli occhi chiusi e una tunica bianca, la spettrale Pina s’aggirava in un tenebroso caffè della memoria, tra oscure presenze e laceranti scontri uomo-donna.
Incomunicabilità. Un senso forte di gestualità teatrale s’inseriva in una pièce lontana dalle convenzioni del balletto, costruendo una meditazione esistenziale sull’amore, la solitudine e l’incomunicabilità in una trama di segni che apparvero radicalmente rivoluzionari negli anni Settanta, e che dettarono le condizioni di tanta sperimentazione teatrale e coreografica successiva.
Stravinskij. Consta invece di pura danza il grandioso Sacre du printemps, che incarna ed estremizza la partitura di Stravinskij in una coreografia frenetica e in corpi rabbiosi e sempre più madidi di sudore. In questo rito tribale di primavera, sfociante nel sacrificio crudele di una vergine, nulla nasconde l’ansia, la paura e la fatica del danzare su un suolo invaso da una coltre di argilla, che si appiccica via via alla pelle dei ballerini infangandone la bellezza.
Il futuro. Quanto al destino futuro di una delle compagnie più celebrate del nostro tempo, "oggi si prospetta in modo molto incerto", annuncia il danzatore tedesco Lutz Förster, interprete storico del gruppo, divenuto leader artistico del Tanztheater. La città di Wuppertal intende tagliare le sovvenzioni che dà all’ensemble, riferisce Förster, spiegando che, pur essendo ben alimentato dalle numerose tournée, "il Tanztheater, per la sua identità particolare, esige ulteriori supporti per sopravvivere. Il nostro speciale repertorio include interpreti di 30, 40, 50 e 60 anni. Nella compagnia ci sono infatti 'vecchi' danzatori la cui personalità è indispensabile per certi spettacoli, ma che non possono più danzare pezzi molto fisici come il Sacre. Perciò c’è bisogno anche di ballerini giovani, ma pagare tutti diventa sempre più difficile".
Il repertorio. Lasciandosi alle spalle il suo passato recente di conservazione “museale” del repertorio di Pina Bausch, il Tanztheater Wuppertal deve porsi nuovi obiettivi, e cioè "presentare anche spettacoli in collaborazione con altri teatri e cominciare ad affidare alcuni dei nostri titoli all’esecuzione di troupe esterne. Per adesso solo l’Opéra di Parigi ha i diritti di certe coreografie, e abbiamo un’enorme richiesta da parte di altre compagnie". Ma soprattutto, afferma Förster, "è necessario avere il coraggio di coinvolgere nuovi coreografi. Non voglio fare ancora nomi, ma ho un desiderio: ritrovare lo spirito intrepido e avventuroso che aveva Pina agli inizi".