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Gaetano Triggiano, il re degli illusionisti: "Sono un bugiardo, ho imparato da Brachetti"

"La menzogna è fondamentale in questo mestiere. Una menzogna buona regala un'emozione, fr tornare bambini. Tutto nello spettacolo è vero, ma non è la realtà". Il suo nuovo show "Real Illusion" ha debuttato a Firenze e ora vola a Mosca per 40 repliche. Poi tornerà in Italia a febbraio 2014

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MILANO - La sua passione è nata davanti alla tv, quando bambino guardava le strabilianti magie di Silvan e iniziava a sognare. Un sogno che lo ha portato lontano perché oggi Gaetano Triggiano, 37 anni, dalla provincia di Pisa dov'è nato ha fatto il giro del mondo con i suoi spettacoli di illusionismo che puntano su velocità, colpi di scena ed effetti in grande stile. Dopo Shangai e Parigi, il Canada e la Corea, le ospitate in tv, il re dei maghi contemporanei è arrivato al Teatro Verdi di Firenze per il debutto del nuovo show Real Illusion, direzione artistica di Arturo Brachetti. Ma è già pronto a volare a Mosca per 40 repliche dello spettacolo, ancora in Italia da febbraio (il 7 a Padova, il 22 a Milano, a marzo a Torino, Bologna, Roma).

Partiamo dall'inizio, Triggiano: la sua passione è nata presto...
"Da piccolo, come tanti bambini, guardavo alla tv Silvan, Tony Binarelli, il mago Alexander. Silvan era in assoluto il mio preferito, mi comprai il suo manuale Sim sala bim e provavo a imitarlo. Mi piacevano le sue magie perché erano grandi, numeri mozzafiato, tutt'altra cosa dai giochi con le carte di Binarelli. Ma la svolta fu nel 1985, a nove anni. Mio papà mi portò a Roma a vedere uno spettacolo di magia dal vivo. Un sogno, restai a bocca aperta".

Quando decise che sarebbe diventata una professione?
"La magia mi appartiene da sempre. Sarà che sono un Sagittario, un sognatore, mi piace pensare che possa esistere qualcosa al di là della razionalità e delle leggi della fisica. Ho quella che chiamo una "mente magica", credo davvero nelle magie che faccio. Anche se, ovviamente, sono un gran bugiardo, la menzogna è fondamentale per un mago. Una menzogna buona, volta a regalare un'emozione, a far tornare bambini. Tutto nello spettacolo è vero, ma non è la realtà. Condizionare lo spettatore mi eccita, senti di avere potere su chi ti guarda. Comunque, a 13 anni mi iscrissi al Club di magia di Lucca, totale neofita. Dopo tre mesi, ero in cattedra a insegnare trucchi. Ma l'incontro della svolta è stato quello con Brachetti".

E Brachetti firma la direzione artistica dello spettacolo. Come andò?
"A 18 anni vidi un suo spettacolo. Fa cose completamente diverse dalle mie, ma mi affascinò il suo modo di comunicare, di creare uno show completo, e la cura del dettaglio. Volevo andare in camerino da lui, mi bloccarono. Mi inventai che ero suo cugino e riuscii a infilarmi fino alla porta. Era in accappatoio, mi squadrò dalla testa ai piedi, ma mi lasciò entrare. Gli era piaciuta la magia che avevo fatto per conoscerlo, mi disse. Diventammo amici, mi portò a Parigi dove andava in scena. Per una settimana potei godermi lo spettacolo da tutte le prospettive, dalle quinte, dalla regia, perfino nascosto tra le scene. Divenne il mio mentore, tutto è iniziato così".

Un modello per lei. Ne ha altri?
"Il grande Doug Henning, coi suoi spettacoli maestosi nella Broadway degli anni Settanta, e David Copperfield, la rock star dei maghi. Amo velocità, grandi effetti, fumi e fuochi. Ma alla spettacolarità associo sempre una parte teatrale e lirica. Qui è il racconto, scritto con Alessio Tagliento (autore per Zelig e Panariello, ndr), di un ragazzino diverso dagli altri, solitario, che si chiude in cantina a inventare magie. Mi piace l'idea di dare due ore di serenità agli spettatori, di non farli pensare per un po' ai problemi della vita. E il mio sogno sarebbe poterli far tornare indietro nel tempo. Un numero che mi ossessiona, ci sto lavorando".

Lei è più richiesto all'estero che in Italia. Perché?
"In Italia una cultura della magia non c'è, il pubblico non è abituato e trovare un regista di livello per questo tipo di show è difficile. Ma basta andare in Francia e Germania e tutto cambia, per non parlare di Stati Uniti e Canada. Adesso poi, c'è un grosso boom in Oriente. Pensi che in Corea esiste perfino un'università di illusionismo. Statale, con tanto di esami e borse di studio".