ROMA - Se siete a Roma non perdete questo Swan lake ospite al festival RomaEuropa applauditissimo tra grandi trionfi al Teatro Argentina fino al 10, nella versione esotica e iconoclasta di Dada Masilo, geniale coreografa sudafricana, autentica star della danza crossover che intreccia tecniche della modern dance con stili e movimenti delle danze tribali e arcaiche africane. Ventisettenne, vero portento della danza, fascinosa nel gesto e nella presenza, studi di danza a Città del Capo, perfezionamento a Bruxelles, una delle nuove personalità del balletto contemporaneo, invitata in tutto il mondo, con collaborazioni eccellenti a cominciare da quella con il multi-artista William Kentridge, Dada Masilo rilegge il più celebre dei balletti classici con musiche di Ciaikovskij con libertà e creatività senza tradire però la memoria della tradizione. Ciaikovskij, dunque, resta ma si ascolteranno anche brani di Steve Reich, Camille Saint Saens, Arvo Part. E non solo: la ballerina e coreografa infonde di esotismo e energia il balletto classico.
Il mix di culture. "Mi piace vedere come culture totalmente diverse possano coesistere", ha spiegato Dada Masilo, sostenendo che nel suo lavoro entrano di diritto e a pari merito tradizione e nuove culture del movimento, balli tribali africani e balli pop o modern dance. Questo eclettismo fa del suo balletto uno spettacolo buffo, pazzo, sorprendente e vitalissimo, che infonde una bella energia anche in chi lo vede. Tutto questo grazie anche ai 14 splendidi danzatori della Dance Factory di Johannesburg - uomini e donne tutti in tutù - Nicola Haskins, Carlynn Williams, Shereen Mathebula, Ipeleng Merafe, Khaya Ndlovu, Llewellyn Mnguni, Songezo Mcilizeli, Tshepo Zasekhaya, Nonofo Olekeng, Lesego Ngwato, Thami Tshabalala , Xola Willie, Thabani Ntuli, Kinsgley Beukes. Il risultato del loro lavoro svela tutto un aspetto profondo del balletto originale, inedito, scoprendo l'amore, anche omosessuale.
L'omosessualità. "Non l'ho fatto per fare un balletto "politico". È che cercavo uno spunto narrativo: chi guarda il balletto pensa sempre che i ballerini siano gay. Ciaikovskij lo era. Dunque mi sono detta che l'omosessualità non era estranea alla storia. L'omosessualità di Siegfried è così diventata il punto di partenza narrativo. La scelta del tutù, di far danzare maschi e femmine in tutù, se vogliamo è conseguente: mi interessava rompere altri stereotipi, compreso quello degli uomini in tight che sollevano per tutto il tempo le ballerine. Volevo creare degli androgini, in modo che il pubblico non capisca il genere del danzatore, e trovi nuovi sentimenti", ha detto Dada. Il risultato è dirompente, originale e commovente. Provare x credere.
Il mix di culture. "Mi piace vedere come culture totalmente diverse possano coesistere", ha spiegato Dada Masilo, sostenendo che nel suo lavoro entrano di diritto e a pari merito tradizione e nuove culture del movimento, balli tribali africani e balli pop o modern dance. Questo eclettismo fa del suo balletto uno spettacolo buffo, pazzo, sorprendente e vitalissimo, che infonde una bella energia anche in chi lo vede. Tutto questo grazie anche ai 14 splendidi danzatori della Dance Factory di Johannesburg - uomini e donne tutti in tutù - Nicola Haskins, Carlynn Williams, Shereen Mathebula, Ipeleng Merafe, Khaya Ndlovu, Llewellyn Mnguni, Songezo Mcilizeli, Tshepo Zasekhaya, Nonofo Olekeng, Lesego Ngwato, Thami Tshabalala , Xola Willie, Thabani Ntuli, Kinsgley Beukes. Il risultato del loro lavoro svela tutto un aspetto profondo del balletto originale, inedito, scoprendo l'amore, anche omosessuale.
L'omosessualità. "Non l'ho fatto per fare un balletto "politico". È che cercavo uno spunto narrativo: chi guarda il balletto pensa sempre che i ballerini siano gay. Ciaikovskij lo era. Dunque mi sono detta che l'omosessualità non era estranea alla storia. L'omosessualità di Siegfried è così diventata il punto di partenza narrativo. La scelta del tutù, di far danzare maschi e femmine in tutù, se vogliamo è conseguente: mi interessava rompere altri stereotipi, compreso quello degli uomini in tight che sollevano per tutto il tempo le ballerine. Volevo creare degli androgini, in modo che il pubblico non capisca il genere del danzatore, e trovi nuovi sentimenti", ha detto Dada. Il risultato è dirompente, originale e commovente. Provare x credere.