È UN CAMPIONE del rapporto tra danza e nuove tecnologie il coreografo inglese Wayne McGregor, atteso in questi giorni a Reggio Emilia con la sua compagnia Random Dance per un vasto progetto performativo: quasi un ritratto della sua poetica fantascientifica e straniante, accolto in differenti spazi della città. La Fondazione I Teatri di Reggio Emilia e la Collezione Maramotti, museo d'arte contemporanea sorto all'interno della vecchia sede industriale della Max Mara (l'edificio è un tipico e fascinoso esempio di architettura "brutalista" e "organicista", e ospita una scelta molto ricca e internazionale di opere del Novecento), collaborano in occasione di quest'iniziativa scandita in due capitoli: l'evento "site specific" che McGregor dedica ai luoghi della Collezione il 16 e il 17 novembre (con quattro repliche pomeridiane), e lo spettacolo "Atomos", che sarà presentato in prima nazionale al Teatro Valli venerdì 15.
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Votato all'indagine delle dimensioni cognitive e percettive dell'essere umano in relazione al dinamismo del corpo, McGregor lavora spesso a fianco di scienziati e matematici. Fulcro della sua ricerca è il nesso tra mente e fisicità, o se vogliamo tra anima e corpo. Un'anima sondata dai computer e dalle neuroscienze, e rivelata da un'espressività che visualizza gli stimoli cerebrali da cui nasce il movimento. L'approccio intreccia animazione, cinema digitale, architettura in 3D e interpreti virtuali mescolati a ballerini in carne ed ossa. In tal senso McGregor, oltre a essere un coreografo, è un geniale artista visivo, capace di mescolare audacemente realtà virtuali e individui danzanti. Non a caso in ottobre è stato celebrato da una bella mostra alla Wellcome Collection di Londra, comprensiva d'immagini, foto, materiali video e installazioni digitali ("Thinking with the body: mind and movement in the work of Wayne McGregor").
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La performance destinata al museo Maramotti è ispirata da uno studio quasi entomologico del posto in cui si svolge: "Ho già montato eventi 'site specific' per il Barbican Centre di Londra e il Moma di New York, di volta in volta identificando delle sollecitazioni ambientali", racconta McGregor. "Quello che si svolgerà alla Maramotti, intitolato 'Scavenger', raccoglie gli stimoli del contesto per trasformarli in domande sul corpo. Ogni danzatore della Random Dance ha scelto un'opera della Collezione per appropriarsene, metabolizzarla e reinventarla tramite il proprio corpo, in uno scambio di flussi di energia". Alla creatività dei dieci ballerini e al sofisticato mixaggio delle loro idee messo in atto da McGregor, s'aggiunge in "Scavenger" un terzo elemento, detto "becoming": "È un performer virtuale o una scultura digitale inserita tra le sculture materiche", spiega McGregor. "Corrisponde a un software in grado di trasformare gli impulsi raccolti dai movimenti dei danzatori in una creazione autonoma, visibile su uno schermo e presente dal vivo come parte integrante della rappresentazione".
"Atomos", in scena al Valli venerdì sera e reduce da un grande successo al Sadler's Wells di Londra (vi ha debuttato il mese scorso), è uno spettacolo iper-tecnologico e di estrema complessità strutturale, generato dalla volontà del coreografo di studiare "dall'interno" la natura della cellula, elemento prioritario di connessione di ogni forma vitale. A partire da quest'interesse, McGregor si avventura ancora una volta in un viaggio onirico nei punti di tangenza tra scienza e corpo danzante. Gli interpreti fluttueranno in seduttive proiezioni entrando e uscendo da schermi tridimensionali, tra luci sontuose e innestandosi in un tessuto di movimenti il cui soggetto assoluto diventa il corpo in sé. È come se al centro dell'operazione emergesse una domanda: cosa significa essere umani, e muoversi in quanto tali, dentro un cosmo dove il coreografo può assumere un computer come co-creatore. C'è qualcosa di metafisico e di allucinato nello stile di McGregor, che dà vita a composizioni di bellezza mozzafiato. Astratte, marziane, eppure sensualissime.
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Votato all'indagine delle dimensioni cognitive e percettive dell'essere umano in relazione al dinamismo del corpo, McGregor lavora spesso a fianco di scienziati e matematici. Fulcro della sua ricerca è il nesso tra mente e fisicità, o se vogliamo tra anima e corpo. Un'anima sondata dai computer e dalle neuroscienze, e rivelata da un'espressività che visualizza gli stimoli cerebrali da cui nasce il movimento. L'approccio intreccia animazione, cinema digitale, architettura in 3D e interpreti virtuali mescolati a ballerini in carne ed ossa. In tal senso McGregor, oltre a essere un coreografo, è un geniale artista visivo, capace di mescolare audacemente realtà virtuali e individui danzanti. Non a caso in ottobre è stato celebrato da una bella mostra alla Wellcome Collection di Londra, comprensiva d'immagini, foto, materiali video e installazioni digitali ("Thinking with the body: mind and movement in the work of Wayne McGregor").
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La performance destinata al museo Maramotti è ispirata da uno studio quasi entomologico del posto in cui si svolge: "Ho già montato eventi 'site specific' per il Barbican Centre di Londra e il Moma di New York, di volta in volta identificando delle sollecitazioni ambientali", racconta McGregor. "Quello che si svolgerà alla Maramotti, intitolato 'Scavenger', raccoglie gli stimoli del contesto per trasformarli in domande sul corpo. Ogni danzatore della Random Dance ha scelto un'opera della Collezione per appropriarsene, metabolizzarla e reinventarla tramite il proprio corpo, in uno scambio di flussi di energia". Alla creatività dei dieci ballerini e al sofisticato mixaggio delle loro idee messo in atto da McGregor, s'aggiunge in "Scavenger" un terzo elemento, detto "becoming": "È un performer virtuale o una scultura digitale inserita tra le sculture materiche", spiega McGregor. "Corrisponde a un software in grado di trasformare gli impulsi raccolti dai movimenti dei danzatori in una creazione autonoma, visibile su uno schermo e presente dal vivo come parte integrante della rappresentazione".
"Atomos", in scena al Valli venerdì sera e reduce da un grande successo al Sadler's Wells di Londra (vi ha debuttato il mese scorso), è uno spettacolo iper-tecnologico e di estrema complessità strutturale, generato dalla volontà del coreografo di studiare "dall'interno" la natura della cellula, elemento prioritario di connessione di ogni forma vitale. A partire da quest'interesse, McGregor si avventura ancora una volta in un viaggio onirico nei punti di tangenza tra scienza e corpo danzante. Gli interpreti fluttueranno in seduttive proiezioni entrando e uscendo da schermi tridimensionali, tra luci sontuose e innestandosi in un tessuto di movimenti il cui soggetto assoluto diventa il corpo in sé. È come se al centro dell'operazione emergesse una domanda: cosa significa essere umani, e muoversi in quanto tali, dentro un cosmo dove il coreografo può assumere un computer come co-creatore. C'è qualcosa di metafisico e di allucinato nello stile di McGregor, che dà vita a composizioni di bellezza mozzafiato. Astratte, marziane, eppure sensualissime.