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Scala, arriva Ratmansky e il balletto cambia musica

È la nuova star della coreografia. Firma nel teatro milanese un trittico che comprende due pezzi inediti per l'Italia

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Un ponte tra la mitica tradizione russa e il dinamismo, lo swing e la rabbiosa asciuttezza degli acrobatismi che caratterizzano il nuovo balletto americano. Lo incarna magnificamente Alexei Ratmansky, il più "in pista" tra i coreografi di oggi, conteso dalle massime compagnie del mondo. Un vero, prodigioso, elegantissimo talento, che ha diviso la sua sorte tra Mosca e New York, profondamente inserito nelle correnti attuali della danza ma anche legato al glorioso repertorio russo-sovietico. È lui lo specchio di una riuscita sintesi tra un'immersione nell'eredità del passato e una percezione viva della contemporaneità.
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Tre titoli.
Sarà quest'artista ad aprire la nuova stagione di balletto alla Scala con uno spettacolo in scena dal 17 dicembre al 16 gennaio, più la consueta premessa dell'anteprima dedicata agli Under 30 fissata il 14 dicembre. Scandita in tre titoli, la serata include una coreografia nota, "Concerto DSCH", creata sul Concerto n. 2 per piano dell'amato Sostakovich e già interpretata dal complesso della Scala nel 2012. L'autore la definisce "astratta ma con un senso e internamente sofisticata, con allusioni a un ambiente di atleti anni Trenta".
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Due inediti.
Gli altri due pezzi sono inediti per l'Italia. Russian Seasons, su musica di Leonid Desyatnikov (per orchestra d'archi, violino solista e voce femminile), che è forse il più celebre compositore russo vivente, fu il primo lavoro montato da Ratmansky (nel 2006) per il New York City Ballet: concepito come un flusso di dodici sezioni, evoca le stagioni e il calendario russo ortodosso attraverso immagini di danza tecnicamente sfolgorante. "Opera", infine, debutta come novità assoluta montata appositamente per l'ensemble dei danzatori scaligeri.  Ancora una volta s'affida a una partitura del prediletto Desyatnikov: "È un balletto neoclassico e non narrativo intriso di nostalgia - spiega Ratmansky - La coreografia, che indaga i rapporti tra personaggi ritagliati da opere barocche, mi ha permesso di applicarmi alla forma storica della danza di corte per tradurla in un linguaggio moderno".
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Il geniale Alexei. La storia di Ratmansky, nato a Leningrado nel 1968, è un simbolo esemplare del corso assunto dalla danza russa dopo la fine dell'Unione Sovietica, proiettata verso l'incontro con l'Occidente senza più fratture brusche degli artisti con le loro radici  -  vedi le fughe leggendarie di "esuli" come Nureyev, Makarova e Baryshnikov. Formatosi alla scuola moscovita del Bolscioi, il geniale Alexei ha compiuto varie esperienze internazionali prima d'essere nominato guida del ballo nel prestigioso teatro moscovita, dove ha rinfrescato il patrimonio ottocentesco e ha impresso vitalità teatrale a capisaldi storici quali Le Corsaire e il Il lago dei cigni (a cui ha tolto l'happy end obbligatorio in era sovietica).

I grandi coreografi del Bolscioi.
Ha anche rimontato con gusto eccelso titoli russi degli anni Trenta (per esempio quelli dell'avanguardista Feodor Lopukov, inviso a Stalin che proibì i suoi allestimenti) e produzioni ormai ritenute antiquate come Fiamme di Parigi di Vassili Vainonen, ambientato durante la Rivoluzione Francese. D'altra parte ha introdotto in patria i capolavori americani di George Balanchine, oggi non più ignorato in Russia come "transfuga", e ha immesso nei programmi del Bolscioi il post-classicismo aggressivo di William Forsythe e i capolavori del balletto narrativo occidentale di John Neumeier e Kenneth McMillan, ricongiungendo i fili della danza tra Est e Ovest.

Mix culturale. Pur considerandosi basilarmente classico, sostiene che "il fatto di aver lavorato con innovatori come Twyla Tharp, Maurice Béjart e Mats Ek ha condizionato molto il mio stile". Dopo aver rifiutato un contratto come coreografo stabile del New York City Ballet, Ratmansky ha accettato lo stesso impegno nella compagnia dell'American Ballet Theatre, che guida con successo dal 2009. Nel suo interessantissimo mix di dimensioni culturali, si prospetta per la danza una forte idea di futuro.