ROMA - "Non è teatro in senso tradizionale ma è giornalismo in scena. I materiali che uso sono la cronaca in presa diretta, vicende che ho vissuto in prima persona nei miei vagabondaggi tra la East Coast e la West Coast degli Stati Uniti, la Cina, il Tibet e ovviamente la mia Europa". Federico Rampini corrispondente da New York e editoralista di Repubblica ha fatto il grande passo e porta in scena il suo lavoro di giornalista, viaggiatore ma soprattutto di attento osservatore delle dinamiche globali che hanno spostato l'epicentro del mondo dall'Atlantico al Pacifico. Lo spettacolo è Occidente estremo, vi racconto il nostro futuro, in scena lunedì 6 al Teatro Cucinelli di Solomeo (Perugia), il 7 e 8 al Teatro Vittoria di Roma, il 23 gennaio al Teatro Archivolto di Genova.
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Lo spettacolo intreccia parole e musica (dal vivo con Gianna Fratta e Dino Palma, da Gershiwn ai Beach Boys), commenti e letture; un viaggio negli ultimi quarant'anni della nostra storia, occasione di riflessioni private e pubbliche su come è cambiato il mondo e dunque anche noi.
Si apprezza la capacità affabulatoria di Rampini che fa un unico grande racconto delle tante storie che ricorda, ma anche delle analisi politiche e perfino dei dati economici che ha raccolto sul mondo nell'età della globalizzazione. Si parte dall'America dei tardi anni Settanta fino a Obama, poi si passa in Oriente con le sue fascinazioni ma anche i suoi orrori a cominciare dall'assenza dei diritti umani, e il finale dedicato all'Europa , con le speranze di rinascita, di uscire dal pantano della rassegnazione e forse della paura. Dice Rampini: "Ho avuto la fortuna di aver vissuto in zone del mondo che sono serbatoi di energia. Vorrei portare un po' di fiducia al mio pubblico".
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Lo spettacolo intreccia parole e musica (dal vivo con Gianna Fratta e Dino Palma, da Gershiwn ai Beach Boys), commenti e letture; un viaggio negli ultimi quarant'anni della nostra storia, occasione di riflessioni private e pubbliche su come è cambiato il mondo e dunque anche noi.
Si apprezza la capacità affabulatoria di Rampini che fa un unico grande racconto delle tante storie che ricorda, ma anche delle analisi politiche e perfino dei dati economici che ha raccolto sul mondo nell'età della globalizzazione. Si parte dall'America dei tardi anni Settanta fino a Obama, poi si passa in Oriente con le sue fascinazioni ma anche i suoi orrori a cominciare dall'assenza dei diritti umani, e il finale dedicato all'Europa , con le speranze di rinascita, di uscire dal pantano della rassegnazione e forse della paura. Dice Rampini: "Ho avuto la fortuna di aver vissuto in zone del mondo che sono serbatoi di energia. Vorrei portare un po' di fiducia al mio pubblico".