Paolini riscopre Jack London: "Gli animali dei suoi racconti sono come gli esseri umani"
Rodolfo di Giammarco, <em class="author">RODOLFO DI GIAMMARCO</em>L'attore è in scena con "Ballata di uomini e cani" fino al 2 febbraio all'Argentina di Roma, poi in tour in tutta Italia. "Ho riscoperto il grande autore della mia infanzia attraverso Davide Sapienza, che ha tradotto in italiano 'Preparare il fuoco'. Ed è stata una fulminazione"
Marco Paolini, raccontatore di epopee sociali e di inferni civili, di sciagure apocalittiche e di imprese che hanno segnato per sempre la storia e la geografia, esplora adesso a teatro, con l'aiuto della scrittura breve di Jack London, uno dei rapporti più leggendari e inestricabili, il rapporto che s'instaura tra gli esseri umani e i cani. L'ultimo suo spettacolo, fondato su tre racconti di London (Macchia, Bastardo e Preparare un fuoco) e su alcune pagine intense di un'autobiografia dello scrittore americano (vissuto solo quarant'anni, dal 1876 al 1916), s'intitola Ballata di uomini e cani, ed è un lavoro che dopo una sosta dal 21 gennaio al 2 febbraio al teatro Argentina di Roma sarà in tournée in tutta Italia.
"Da qualche parte, nell'infanzia di molti di noi - spiega Paolini - è seppellita la lettura di Zanna Bianca o de Il richiamo della foresta, ma non conosco nessuno che abbia battezzato il proprio cane Zanna Bianca, e poche volte mi sono …
"Da qualche parte, nell'infanzia di molti di noi - spiega Paolini - è seppellita la lettura di Zanna Bianca o de Il richiamo della foresta, ma non conosco nessuno che abbia battezzato il proprio cane Zanna Bianca, e poche volte mi sono …
Marco Paolini, raccontatore di epopee sociali e di inferni civili, di sciagure apocalittiche e di imprese che hanno segnato per sempre la storia e la geografia, esplora adesso a teatro, con l'aiuto della scrittura breve di Jack London, uno dei rapporti più leggendari e inestricabili, il rapporto che s'instaura tra gli esseri umani e i cani. L'ultimo suo spettacolo, fondato su tre racconti di London (Macchia, Bastardo e Preparare un fuoco) e su alcune pagine intense di un'autobiografia dello scrittore americano (vissuto solo quarant'anni, dal 1876 al 1916), s'intitola Ballata di uomini e cani, ed è un lavoro che dopo una sosta dal 21 gennaio al 2 febbraio al teatro Argentina di Roma sarà in tournée in tutta Italia.
"Da qualche parte, nell'infanzia di molti di noi - spiega Paolini - è seppellita la lettura di Zanna Bianca o de Il richiamo della foresta, ma non conosco nessuno che abbia battezzato il proprio cane Zanna Bianca, e poche volte mi sono imbattuto in un amico dell'uomo chiamato Buck (protagonista del romanzo di London The Call of the Wild), così come mai ho sentito circolare al giorno d'oggi un Rin Tin Tin, e in fondo non abbondano neanche i popolari Lessie e Rex. Eppure nella letteratura c'è posto per figure di cani-eroi di saghe, e ne parlavo tempo fa con Davide Sapienza, che m'ha invitato a riscoprire London, autore dell'adolescenza che, un po' alla pari di Salgari e Verne, non aveva resistito, nella mia memoria e nelle mie abitudini, come hanno resistito Conrad o Melville. Forse anche a causa di traduzioni ordinarie da libro economico. Sapienza aveva appena messo in italiano Preparare il fuoco, e m'è piaciuto subito: un racconto secco, piuttosto cattivo, con il destino di un uomo associato a quello di un cane in un ambiente inospitale. E allora, già pensando subito a uno spettacolo, ho passato in rassegna alcuni dei tanti altri racconti londoniani (scriveva tanto, quasi più di Camilleri) concepiti nel Grande Nord, nel Klondike, nella regione dello Yukon corrispondente al Canada nord occidentale, dove ci fu la corsa all'oro dal 1896 in poi".
E il criterio di scelta e abbinamento ai fini di una messinscena monografica ha fatto leva, per Paolini, su pagine di avventure e disavventure dove l'uomo e il cane s'affrontano, si sfidano, e magari si stimolano fino a un epilogo fatale. "Di fatto non ho poi usato le belle traduzioni di Sapienza, per il semplice motivo che un attore deve parlare in scena mettendo dentro al testo una fulminazione, un linguaggio, un fiato che appartengano alla naturalezza del proprio mestiere. Ho premesso, a Preparare il fuoco (che è il pezzo più importante, su cui si basa il secondo tempo della serata), la trascrizione orale di altri due racconti, Macchia, con vicenda che prende il nome da un animale che ne fa di tutti i colori, e che impedisce ai suoi padroni di liberarsi di lui, e Bastardo, nome di un cane che ha un vincolo di viscerale odio (ricambiato) col padrone, tanto da dar vita a una lotta intestina, perversa e shakespeariana al livello di due Jago in feroce competizione".
I cani di London sono un corrispettivo a pieno titolo degli esseri umani, tanto da aver provocato a suo tempo, ricorda Paolini, reazioni violentissime dei darwinisti, che negavano qualunque facoltà di sentimento agli animali. Nello spettacolo, che non a caso adotta la denominazione di "ballata", c'è un tramite espressivo in più, la musica. "Ho pensato ai vagabondaggi sonori e canori di Woody Guthrie, e faccio uso delle musiche originali composte ed eseguite da Lorenzo Monguzzi, chitarra e voce, affiancato da Angelo Baselli al clarinetto e Gianluca Casadei alla fisarmonica. Ci saranno anche riferimenti a Giuseppe Verdi, come insegna il Walt Whitman di frontiera di Foglie d'erba che attribuisce alle bande americane Monteverdi, Rossini e, appunto, Verdi".
"Da qualche parte, nell'infanzia di molti di noi - spiega Paolini - è seppellita la lettura di Zanna Bianca o de Il richiamo della foresta, ma non conosco nessuno che abbia battezzato il proprio cane Zanna Bianca, e poche volte mi sono imbattuto in un amico dell'uomo chiamato Buck (protagonista del romanzo di London The Call of the Wild), così come mai ho sentito circolare al giorno d'oggi un Rin Tin Tin, e in fondo non abbondano neanche i popolari Lessie e Rex. Eppure nella letteratura c'è posto per figure di cani-eroi di saghe, e ne parlavo tempo fa con Davide Sapienza, che m'ha invitato a riscoprire London, autore dell'adolescenza che, un po' alla pari di Salgari e Verne, non aveva resistito, nella mia memoria e nelle mie abitudini, come hanno resistito Conrad o Melville. Forse anche a causa di traduzioni ordinarie da libro economico. Sapienza aveva appena messo in italiano Preparare il fuoco, e m'è piaciuto subito: un racconto secco, piuttosto cattivo, con il destino di un uomo associato a quello di un cane in un ambiente inospitale. E allora, già pensando subito a uno spettacolo, ho passato in rassegna alcuni dei tanti altri racconti londoniani (scriveva tanto, quasi più di Camilleri) concepiti nel Grande Nord, nel Klondike, nella regione dello Yukon corrispondente al Canada nord occidentale, dove ci fu la corsa all'oro dal 1896 in poi".
E il criterio di scelta e abbinamento ai fini di una messinscena monografica ha fatto leva, per Paolini, su pagine di avventure e disavventure dove l'uomo e il cane s'affrontano, si sfidano, e magari si stimolano fino a un epilogo fatale. "Di fatto non ho poi usato le belle traduzioni di Sapienza, per il semplice motivo che un attore deve parlare in scena mettendo dentro al testo una fulminazione, un linguaggio, un fiato che appartengano alla naturalezza del proprio mestiere. Ho premesso, a Preparare il fuoco (che è il pezzo più importante, su cui si basa il secondo tempo della serata), la trascrizione orale di altri due racconti, Macchia, con vicenda che prende il nome da un animale che ne fa di tutti i colori, e che impedisce ai suoi padroni di liberarsi di lui, e Bastardo, nome di un cane che ha un vincolo di viscerale odio (ricambiato) col padrone, tanto da dar vita a una lotta intestina, perversa e shakespeariana al livello di due Jago in feroce competizione".
I cani di London sono un corrispettivo a pieno titolo degli esseri umani, tanto da aver provocato a suo tempo, ricorda Paolini, reazioni violentissime dei darwinisti, che negavano qualunque facoltà di sentimento agli animali. Nello spettacolo, che non a caso adotta la denominazione di "ballata", c'è un tramite espressivo in più, la musica. "Ho pensato ai vagabondaggi sonori e canori di Woody Guthrie, e faccio uso delle musiche originali composte ed eseguite da Lorenzo Monguzzi, chitarra e voce, affiancato da Angelo Baselli al clarinetto e Gianluca Casadei alla fisarmonica. Ci saranno anche riferimenti a Giuseppe Verdi, come insegna il Walt Whitman di frontiera di Foglie d'erba che attribuisce alle bande americane Monteverdi, Rossini e, appunto, Verdi".