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Emanuele, vittima della Folgore: va in scena un mistero italiano

A teatro la storia di Scieri, il ragazzo trovato morto nel 1999 nella caserma Gamerra di Pisa. Uno spettacolo-documentario basto sul racconto dei genitori della vittima. Il regista, Paolo Orlandelli: "In quella vicenda comportamenti mafiosi, criminali e inaccettabili"

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ROMA - Emanuele fu trovato morto il 16 agosto del 1999 ai piedi della torre dell'asciugatoio dei paracadute nella caserma Gamerra di Pisa. Era scomparso la sera del 13, appena arrivato lì dove si addestrano i paracadutisti della brigata Folgore. Un caso che rimane ancora oggi avvolto nel mistero. E diventa uno spettacolo-documentario in scena a Roma, al Teatro dei Documenti - fino al 16 marzo - intitolato Emanuele Scieri, vittima della Folgore. Il lavoro si basa sul racconto di Corrado Scieri e Isabella Guarino, i genitori di Emanuele, giovane avvocato siracusano. Quattro gli attori in scena, diretti da Paolo Orlandelli.

"Avevo letto la notizia della morte di Emanuele Scieri nell'agosto del '99 e ne ero rimasto profondamente amareggiato - spiega Orlandelli - l'ultima sentenza, che incolpa dei commilitoni ignoti e assolve gli ufficiali in servizio presso la caserma, è del 2010. Deciso ad approfondire l'argomento, ho letto il libro pubblicato dai genitori di Emanuele, Folgore di morte e di omertà, che raccoglie moltissimo materiale documentale e che costituisce la fonte principale del testo dello spettacolo".

L'idea di farne uno spettacolo nasce dalla convinzione che la storia di Emanuele "deve rimanere viva nella nostra coscienza - dice ancora il regista - finché non verranno alla luce i nomi dei responsabili della sua morte e finché non verranno condannati, oltre agli autori materiali del delitto, anche coloro che hanno taciuto i nomi dei responsabili".
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L'assunto da cui si parte è che ufficiali e reclute della Gamerra non potevano non conoscere i nomi di coloro che costrinsero Emanuele ad arrampicarsi sulla scala di asciugatura dei paracadute e che lo fecero precipitare, colpendolo violentemente alle mani nel corso dell'arrampicata, e che invece di soccorrerlo lo nascosero, lasciandolo morire dopo lunghe ore di agonia; avrebberom invece, scelto di tacere quei nomi, "adottando un comportamento mafioso, immorale, criminale e inaccettabile - continua il regista - in una società civile e democratica. Non è questo lo spirito che dovrebbe animare le forze armate, che escono macchiate e disonorate dal comportamento di questi spregevoli individui. Questi comportamenti non possono essere espressi da persone che dovrebbero garantire l'ordine e la pace. Questo è un comportamento che i cittadini onesti condannano e che non sono disposti a tollerare".