ROMA - IL LUOGO comune è che un comico non esiste se non va in tv, ma ogni volta che si rivede Alessandro Bergonzoni si resta colpiti del contrario: niente televisione, ma molti libri scritti, mostre d'arte, e ora il 14° spettacolo, dopo gli straordinari successi di Urge, oltre tre anni di tour, 270 repliche e prossimamente in versione digitale nei cinema. S'intitola Nessi (oggi a Monfalcone, poi in tournée) sempre codiretto con Riccardo Rodolfi, e racconta quel nastro di fili che collega ognuno di noi con il resto del mondo. Uno spettacolo ironico, spiazzante, diverso da tanti suoi, che non è satira ("Oggi si deride il potente: ride lui, rido io e ce ne andiamo a casa contenti. A me interessa una satira più spirituale, energetica, quella dei Benni, dei Paolo Rossi, artisti veri che fanno una forma d'arte") e oltre alle risate, chiama in causa tutti noi ai doveri verso gli altri, i figli, gli amici, i malati, i poveri, i ricchi, la natura. "È uno spettacolo che si rifà a un bisogno di nudità", dice il comico con uno dei suoi paradossi.
Che vuol dire?
"Che Nessiè il nostro comandamento zero. Prima della Costituzione, del codice della strada, del galateo... ci sono norme che riguardano noi, il comandamento zero, appunto: fare nesso, cucire i fili con quello che ci sta intorno. E i fili sono i sensori che abbiamo addosso, le nostre sensibilità che ci mettono nella stessa frequenza col mondo esterno. Basta attivarli. Se ti inchini per allacciarti le scarpe a Roma, fai nesso con l'uomo che in Siria si inchina per non farsi colpire da un cecchino".
Qualcosa come l'effetto farfalla?
"Sì ma l'effetto in questo caso riguarda noi. Se vogliamo migliorare lo stato delle cose, miglioriamo quello che facciamo noi. Finiamola di andare ai concerti, ammirare le immagini-denuncia della guerra in Vietnam, i volti di Gandhi o Mandela, demandare a poeti, cantanti, attori la solidarietà, la buona politica, le belle parole: De André dimmi, che mi fai sentire buono... Dobbiamo essere noi i Gandhi, i Mandela, i Peppino Impastato contro la mafia ogni giorno. Io devo essere l'intera piazza che protesta contro i femminicidi guardando le mie paure, il lato femminile che ho ucciso... Il mio comportamento è già un voto. La protesta non basta più. Fare, non protestare".
Ce l'ha con Grillo?
"Ero nella piazza del primo vaffa day e già allora parlai di antepolitica, non di antipolitica. Credo nella rivoluzione del popolo ma prima di far deflagrare la denunciadevo essere io il presidente della repubblica, il presidente del consiglio, scrivere la mia Costituzione interiore... Dobbiamo essere politici costantemente, da quando educo mio figlio e scelgo la sua scuola o il film da vedere. Se parlodi carceri, devo saper cucinare in un gabinetto".
Lei parla di antepolitica. Ma la politica?
"Il re può funzionare meglio perché è più giovane, come nel caso di Renzi, ma resta comunicazione, telepredicazione o, peggio, twitter, 140 caratteri. Io invece voglio parlare dei 140 caratteri di un uomo, di come essere uomo, donna, bambino, carcerato, immigrato... La politica ha fallito. Deve cambiare spartiti, non i partiti. Come diceAung San Suu Kyi la politica deve avere innanzitutto anima".
Ma uno lavora tutto il giorno, ha mille problemi... La sera accende la tv e spera solo di dimenticare tutto.
"Non è un lavoro materiale chedobbiamo fare, ma una condizione di ascolto, di ricezione di ciò che ci accade intorno. E mi creda le invocazioni arrivano dappertutto. Le proteste che prolificano cosa sono, se non invocazioni?".
Che vuol dire?
"Che Nessiè il nostro comandamento zero. Prima della Costituzione, del codice della strada, del galateo... ci sono norme che riguardano noi, il comandamento zero, appunto: fare nesso, cucire i fili con quello che ci sta intorno. E i fili sono i sensori che abbiamo addosso, le nostre sensibilità che ci mettono nella stessa frequenza col mondo esterno. Basta attivarli. Se ti inchini per allacciarti le scarpe a Roma, fai nesso con l'uomo che in Siria si inchina per non farsi colpire da un cecchino".
Qualcosa come l'effetto farfalla?
"Sì ma l'effetto in questo caso riguarda noi. Se vogliamo migliorare lo stato delle cose, miglioriamo quello che facciamo noi. Finiamola di andare ai concerti, ammirare le immagini-denuncia della guerra in Vietnam, i volti di Gandhi o Mandela, demandare a poeti, cantanti, attori la solidarietà, la buona politica, le belle parole: De André dimmi, che mi fai sentire buono... Dobbiamo essere noi i Gandhi, i Mandela, i Peppino Impastato contro la mafia ogni giorno. Io devo essere l'intera piazza che protesta contro i femminicidi guardando le mie paure, il lato femminile che ho ucciso... Il mio comportamento è già un voto. La protesta non basta più. Fare, non protestare".
Ce l'ha con Grillo?
"Ero nella piazza del primo vaffa day e già allora parlai di antepolitica, non di antipolitica. Credo nella rivoluzione del popolo ma prima di far deflagrare la denunciadevo essere io il presidente della repubblica, il presidente del consiglio, scrivere la mia Costituzione interiore... Dobbiamo essere politici costantemente, da quando educo mio figlio e scelgo la sua scuola o il film da vedere. Se parlodi carceri, devo saper cucinare in un gabinetto".
Lei parla di antepolitica. Ma la politica?
"Il re può funzionare meglio perché è più giovane, come nel caso di Renzi, ma resta comunicazione, telepredicazione o, peggio, twitter, 140 caratteri. Io invece voglio parlare dei 140 caratteri di un uomo, di come essere uomo, donna, bambino, carcerato, immigrato... La politica ha fallito. Deve cambiare spartiti, non i partiti. Come diceAung San Suu Kyi la politica deve avere innanzitutto anima".
Ma uno lavora tutto il giorno, ha mille problemi... La sera accende la tv e spera solo di dimenticare tutto.
"Non è un lavoro materiale chedobbiamo fare, ma una condizione di ascolto, di ricezione di ciò che ci accade intorno. E mi creda le invocazioni arrivano dappertutto. Le proteste che prolificano cosa sono, se non invocazioni?".