È qualcosa più di un semplice festival di teatro per bambini. È il momento in cui si concentra una lunga pratica di lavoro sull'infanzia che rovescia e scardina molti luoghi comuni, consuetudini trite e - diciamolo- spettacoli sciocchi per i piccini. "Puerilia" in corso a Cesena, al Teatro Comandini, fino a domenica 13 è un progetto curato da Chiara Guidi, fondatrice e anima della Societas Raffaello Sanzio, la più radicale delle esperienze di innovazione teatrale italiana e europea. Con un programma di incontri (con Maria Rosa Sossai, Massimo Recalcati, Louise Ejgod Hansen, Ansdrea Canevaro, domenica 6 ce ne sarà uno con lo storico Stefano Chiodi), spettacoli (domenica 6 alle 16.30 La terra dei lombrichi, domenica 13 alle 16.30 Jack e il fagiolo magico) laboratori, "Puerilia" mette a fuoco un lavoro artistico iniziato negli anni Novanta, «da quando siamo entrati al Comandini, il nostro teatro, un luogo che prendeva un aspetto a seconda dei bambini che lo abitavano", dice Chiara Guidi artefice di un "teatro d'arte infantile" conosciuto in tutto il mondo, che fonde gioco e teatro, risultato di un processo di ricerca e studio trentennale. "Se ripenso alla presenza dei bambini negli spettacoli della Societas, come Amleto, Santa Sofia, la nostra poetica esplorava già allora l'infanzia, come momento in cui togliere significato alla ragione, alla logica per trasferirlo alla immaginazione, alla capacità di reinventare il linguaggio con proprie regole esattamente come fanno i bambini".
[[ge:rep-locali:repubblica:82766869]]Cosa vuol dire dare spazio all'immaginazione a teatro?
"Nei bambini la distanza tra immaginazione e pensiero è ridotta, si percorre velocissima. Mentre per noi adulti la distanza è dilatata, per loro è immediata. Pensano e agiscono. Il pensiero per i bambini è fare. Per questo sanno giocare e dunque recitare anche meglio di chi fa teatro: portano una visione attuale del teatro"
Quale visione?
"Una visione che rivendica il teatro come forma di sapere e di conoscenza, per un pubblico che possa immaginare e completare lo spettacolo.Per noi lavorare con l'infanzia è rivendicare una esperienza viva per il teatro, proprio come succede ai bambini quando ascoltano una fiaba: essa diventa subito un fare, un agire, al di là del significato che può avere. I bambini vivono le favole. Ed è quello che a noi interessa fare col teatro".
Succede così in uno dei suoi più celebri spettacoli per bambini Buchettino popolare, famoso anche in Giappone, Corea... La favola viene realmente vissuta dai bambini.
"I bambini hanno bisogno di relazioni, L'arte per loro ha senso come pratica. E io sono d'accordo".
Come tutto questo si vede nel festival Puerilia?
"Mettendo in pratica quello che io chiamo il metodo errante, cioè un linguaggio che si ricrea ogni volta e che prevede tre movimenti, verso gli insegnanti, verso gli attori, e per il bambino. In pratica ho incontrato gli insegnanti che hanno scelto di partecipare, ribadendo che l'arte non va spiegata, ma è un dialogo, un veicolo che fluidifica il prendere coscienza, non è intrattenimento ma luogo dove immaginare".
[[ge:rep-locali:repubblica:82766872]]
E il lavoro con gli attori?
"Con loro si fa la trasmissione di una dinamica di lavoro che è diversa da quella per la semplice costruzione di uno spettacolo. Agli attori spiego come recitare vuol dire creare uno spazio nel quale il bambino possa entrare, ascoltando le reazioni del bambino stesso che vivificano le regole della recitazione. Il giudizio dei bambini infatti mette in crisi l'attore, perchè spesso il bambino supera anche quello che un attore ha immaginato e grazie ai bambini l'attore può interrogarsi sulla propria falsità. Non solo spiego loro che gli spettacoli per bambini devono necessariamente avere una forma teatrale aperta che per compiersi ha bisogno dei bambini stessi" .
E con i bambini che lavoro fate?
"I bambini partecipano ai laboratori oltre che essere spettatori.I bambini hanno bisogno di consumare tutto, non si fermano ad aspettare. Quando ti ascoltano raccontare una fiaba,vanno avanti come un cursore senza fermarsi. per questo gli attori devono alzare la posta con loro, non abbassarla. Rendere tridimensionale la loro immaginazione, passando dal noto all'ignoto, o accompagnndoli nell'attraversamento delle loro paure... sapendo che le paure sono cambiate rispetto a una volta. Oggi l'orco non spaventa più nessuno, fa molta più paura la paglia sotto i piedi".
[[ge:rep-locali:repubblica:82766869]]Cosa vuol dire dare spazio all'immaginazione a teatro?
"Nei bambini la distanza tra immaginazione e pensiero è ridotta, si percorre velocissima. Mentre per noi adulti la distanza è dilatata, per loro è immediata. Pensano e agiscono. Il pensiero per i bambini è fare. Per questo sanno giocare e dunque recitare anche meglio di chi fa teatro: portano una visione attuale del teatro"
Quale visione?
"Una visione che rivendica il teatro come forma di sapere e di conoscenza, per un pubblico che possa immaginare e completare lo spettacolo.Per noi lavorare con l'infanzia è rivendicare una esperienza viva per il teatro, proprio come succede ai bambini quando ascoltano una fiaba: essa diventa subito un fare, un agire, al di là del significato che può avere. I bambini vivono le favole. Ed è quello che a noi interessa fare col teatro".
Succede così in uno dei suoi più celebri spettacoli per bambini Buchettino popolare, famoso anche in Giappone, Corea... La favola viene realmente vissuta dai bambini.
"I bambini hanno bisogno di relazioni, L'arte per loro ha senso come pratica. E io sono d'accordo".
Come tutto questo si vede nel festival Puerilia?
"Mettendo in pratica quello che io chiamo il metodo errante, cioè un linguaggio che si ricrea ogni volta e che prevede tre movimenti, verso gli insegnanti, verso gli attori, e per il bambino. In pratica ho incontrato gli insegnanti che hanno scelto di partecipare, ribadendo che l'arte non va spiegata, ma è un dialogo, un veicolo che fluidifica il prendere coscienza, non è intrattenimento ma luogo dove immaginare".
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E il lavoro con gli attori?
"Con loro si fa la trasmissione di una dinamica di lavoro che è diversa da quella per la semplice costruzione di uno spettacolo. Agli attori spiego come recitare vuol dire creare uno spazio nel quale il bambino possa entrare, ascoltando le reazioni del bambino stesso che vivificano le regole della recitazione. Il giudizio dei bambini infatti mette in crisi l'attore, perchè spesso il bambino supera anche quello che un attore ha immaginato e grazie ai bambini l'attore può interrogarsi sulla propria falsità. Non solo spiego loro che gli spettacoli per bambini devono necessariamente avere una forma teatrale aperta che per compiersi ha bisogno dei bambini stessi" .
E con i bambini che lavoro fate?
"I bambini partecipano ai laboratori oltre che essere spettatori.I bambini hanno bisogno di consumare tutto, non si fermano ad aspettare. Quando ti ascoltano raccontare una fiaba,vanno avanti come un cursore senza fermarsi. per questo gli attori devono alzare la posta con loro, non abbassarla. Rendere tridimensionale la loro immaginazione, passando dal noto all'ignoto, o accompagnndoli nell'attraversamento delle loro paure... sapendo che le paure sono cambiate rispetto a una volta. Oggi l'orco non spaventa più nessuno, fa molta più paura la paglia sotto i piedi".