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"Non sono bello... piaccio", Jerry Calà si racconta tra cabaret e canzoni

L'ex Gatto di Vicolo Miracoli ripercorre i suoi quarant'anni di carriera. "Quando nello show arrivo ai vituperati anni 80, dico una cosa: basterebbe la metà dell'entusiasmo che avevamo all'epoca per riportare in sella l'Italia"

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ROMA - "Finalmente ritorno nella mia Verona con questo show che ripercorre i 40 anni della mia carriera in musica. Perché le canzoni hanno connotato anche gli anni del cabaret e i miei film". Così Jerry Calà presenta la prossima tappa, l'11 aprile a Verona, del tour del suo show-teatral musicale "Non sono bello... piaccio", già andato in scena a colpi di sold out a Milano e in altre città e che ora l'attore porterà nel resto della penisola tra primavera e il prossimo autunno. Un mix tra battute, aneddoti e tante canzoni, con una big band da 10 elementi ad accompagnare Jerry sul palco.

"Ho scelto le canzoni per questa carrellata dagli anni 70 ai giorni nostri perché è stato il vero denominatore comune del mio percorso artistico. Io nasco come musicista. Negli anni 70 suonavo nei complessini beat a Verona, poi con i Gatti di Vicolo Miracoli univamo cabaret a canzoni che ottennero anche un buon successo discografico negli anni 80 e infine anche nel mio cinema, da Sapore di mare (che divenne motore del rilancio della musica degli anni 60) a Vacanze di Natale (con le hit della disco-music anni 80 alla I like Chopin), le colonne sonore sono sempre state derminanti".
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Ma la musica che Calà mette in scena nel suo show intreccia anche altre carriere, quelle di cantautori a cui era legato professionalmente o umanamente: "Ho voluto omaggiare alcuni grandi amici scomparsi negli ultimi anni a cui mi legano aneddoti che racconto sul palco. Da Enzo Jannacci, che è stato regista di tutti noi al tempo del Derby a Milano, a Franco Califano che scrisse per i Gatti, al grande Lucio Dalla".

Questo viaggio a ritroso porta inevitabilmente anche ad una riflessione sul presente e sui cambiamenti: "Quando nello show arrivo agli anni 80, tanto vituperati da alcuni, dico una cosa: basterebbe la metà dell'entusiasmo che avevamo all'epoca per riportare in sella l'Italia. Si cercava di agire invece di criticare. E non a caso Renzi è un tipo energico ed entuasiasta e viene paragonato a Fonzie ma assomiglia un po' anche agli yuppies anni 80".

Anche lo showbiz è molto cambiato da allora: "Facciamo l'esempio della tv ma anche dei programmi musicali. Prima per arrivare c'era una selezione feroce, molto forte anche perché c'erano pochi canali. La gavetta era dura. Passava molto tempo prima di venir fuori nella prima trasmissione. Oggi è direttamente la tv che crea i fenomeni. E ne crea una moltitudine per riempire i mille canali che ci sono. Con il risultato che quasi quasi ci sono più pseudoartisti che spettatori. Ma quasi tutti scompaiono dopo poche settimane", conclude.