Spettacoli

TEATRO

Trent'anni dopo, riecco l'Eneide di Krypton.
E sulla scena anche un po' di Litfiba

Lo spettacolo di Giancarlo Cauteruccio, che negli anni 80 rappresentò un archetipo della ricerca teatrale, torna in una nuova versione hi tech: in scena dal 9 al 17 maggio al Teatro Studio di Scandicci. L'interazione con Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli e Antonio Aiazzi, più la voce recitante di Ginevra di Marco

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FIRENZE - La copia è sempre quella. L'Eneide stampata nel '66 che Giancarlo Cauteruccio legge oggi con incedere ungarettiano nel nuovo spettacolo è la stessa che servì, trent'anni esatti fa, per trasformare i versi di Virgilio nell'esplosione di luci, suoni e colori che il regista e i Litfiba fecero debuttare al Variety di Firenze. Un cult dell'allora nuovissimo teatro d'immagine, un trionfo (internazionale) del post moderno, nutrito di visioni, di hi tech dalla commovente povertà, a ricordarlo oggi, e primi vagiti del nuovo rock italiano. Ma Eneide-Un canto, la produzione di Krypton che debutta al Teatro Studio di Scandicci il 9 maggio (con repliche il10, 11, 15, 16 e 17), con la nostalgia non ha proprio nulla a che fare.

Di vintage o "com'eravamo" non c'è traccia. Anche se c'è molta continuità fra quel lavoro cruciale e la sua rinascita, alla quale, insieme a drammaturgia, regia e presenza in scena come voce recitante e cantante di Cauteruccio, han messo mano da autori e interpreti dal vivo Antonio Aiazzi, Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli. A partire dall'indipendenza che fu spinta e cifra indispensabile di quegli anni gloriosi, che prosegue nell'oggi del musicraiser. Perché è dalla complicità, dalla condivisione, una volta tanto reale anche se in remoto, coi fan giovani e meno che è arrivata la spinta decisiva che nessuno s'aspettava: partita il 18 marzo, in meno di 24 ore la raccolta aveva già raggiunto il minimo previsto, 5.000 euro, raddoppiati in sei giorni e volati ora, a dodici dalla fine, a quota 16.508 grazie a 295 raiser di tutta Italia. Che si sono visti ricompensare non solo con questa prova di democrazia culturale, ma anche dalla possibilità di scegliere, in base a quanto intendevano donare, in una vasta e varia serie di sorprese (finestre sulle prove con sonoro, foto, streaming, giochi) e cadeau (posti in prima fila, dischi, come vinile e cd dello spettacolo, locandine, programmi di sala, anelli) che i musicisti hanno amorosamente curato e realizzato, aumentando non di poco il loro già notevolissimo carico di lavoro. Che prevede anche un live in cd e vinile, realizzato registrando tutte le repliche, riservato ai coproduttori e a chi andrà a vedere lo spettacolo. "Così come - attacca Cauteruccio - le nuove tecnologie ci hanno permesso soluzioni visive e sonore che rilanciano con forza le intuizioni, gli esiti dirompenti di allora e i nostri percorsi si sono arricchiti in esperienza e maturità, anche la realtà intorno è cambiata e le parole di Didone ai troiani diventano un'occasione irrinunciabile per parlare di migranti, stranieri e accoglienza secondo uno spirito antico e sacrale ma oggi del tutto scomparso. E se nell'Eneide dell'83 le musiche erano registrate e in scena trionfava la superficie, l'assenza di corpi e voci, oggi siamo sul palco, diventando così corpi viventi di dramma e musica. Fatto che, insieme alla scala 1:1 che la scena impone, scarta l'ipotesi di una deriva verso il cinema o la tv e conferma l'anima squisitamente, anticamente teatrale del progetto, un esempio per le nuove generazioni di come intaccare i linguaggi tradizionali".
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Ginevra Di Marco che presta, in off, la sua voce luminosa al canto d'amore di Didone e a Lavinia, che invece il poeta volle silenziosa, quando accoglie i troiani alla foce del Tevere, è una delle novità di questo "concerto-teatro" in 11 quadri e altrettante ambientazioni sonore. Insieme alle due canzoni, le parti improvvisate, la nave troiana sulla quale suonano i musici e i cui antichi scudi appaiono come enormi woofer dai quali escono laser, la città in fiamme sovrastata dal Cavallo, le mura di Troia che in 3D volano in frantumi verso la platea, fino alla traduzione dei brani curata ex novo da Anna Giusi Lufrano. Un cantiere complesso, enorme, e convulso, visti i tempi a disposizione. Che, trent'anni dopo, li ha portati "sul lato giusto del palco - come dice Aiazzi - senza quasi mai sapere, in questa produzione dai cento livelli simultanei, cosa stavano facendo gli altri, e perciò nutrendosi anche di questa continua scoperta, di questi misteri che diventano man mano consapevolezza, disvelamento".

Il motore principe, oggi come allora, resta la passione, il piacere di fare musica con gli altri, di portare a casa esperienze autentiche. "Ci siamo ritrovati dopo tanto - racconta Magnelli - eravamo divorati dalla voglia di suonare insieme, è stata la prima cosa che abbiamo fatto. Subito dopo, con la naturalezza di sempre, ognuno ha imboccato la propria strada senza dire nulla: Gianni ha iniziato a lavorare su bassi e produzione, Antonio ed io su voci e melodie. Fin dai tempi in cui noi tre coi Beau Geste (una specie di costola dei Litfiba, il cui cofanetto completo fa parte dei doni per i raiser, ndr), lavoravamo molto per la scena, la nostra musica minimale è sempre nata da un suono e un ritmo, dalle immagini, "canzoni da vedere" le chiamo: ritrovarci in teatro è stato come tornare a casa".

Aiazzi sottolinea un'altra novità: l'ingresso nelle strutture di qualcosa che potremmo chiamare improvvisazione: "Passare dall'analogico al digitale ha fatto di Eneide un lavoro del tutto nuovo, e anche se come allora ci sono delle basi, sulle quali comunque suoniamo, la nuova Eneide si apre alle canzoni e a spazi d'insieme molto liberi, in cui ci troviamo sul palco e scegliamo dove andare guardandoci negli occhi".

Tutti insieme anche nell'apprezzare le vecchie partiture. Maroccolo: "Dopo aver festeggiato, a novembre 2013, i 30 anni di Eneide a Scandicci, ce la siamo riascoltata con attenzione e la qualità della pura composizione, parlo di pure note, melodie, ritmi e armonie, è stata una piacevole scoperta. Allora stavamo facendo anche Desaparecido, lavoravamo giorno e notte a ritmi pazzeschi e non fu possibile approfondire la consapevolezza dell'esperienza compositiva, come in una storia d'amore, alla quale non pensi mentre la vivi per comprenderla invece dopo, con la maturità che hai acquisito nel tempo. Su questa base abbiamo lavorato ad un mix di vecchio e nuovo, nel quale la voce narrante di Ginevra e Giancarlo ha posto una bella sfida agli arrangiamenti: far convivere e fiorire musica e narrazione senza cadere nelle convenzioni del reading".

Per il bassista, produttore e autore che fra Litfiba, Csi (e Cpi) e Pgr ha segnato il rock italiano degli ultimi 35 anni, il crowdfunding non era una novità: "L'ho già sperimentato per un mio disco recente realizzato con Claudio Rocchi, VDB 23/Nulla è andato perso. Non è una panacea ma un'alternativa praticabile sì. La cosa più bella però è la condivisione, le mail, i post, la sensazione di star facendo davvero qualcosa con qualcuno. Perché io, da artigiano eternamente indipendente e low budget che per spendere meno va alla posta a chiedere e rinuncia al manager, i soldi per i miei sogni in musica me li sono sempre saputi portare a casa. E per lo stesso motivo non so cosa sia la crisi. So pure invece che non posso tenere lo stesso passo di allora, ma continuerò lo stesso a rispondere a tutti i gruppi che mi chiedono un parere".