Attraverso i Beatles si può raccontare il mondo. No, non è un'ironica presa in giro ma la divertente e affascinante scommessa di Federico Rampini che proverà, venerdi 30 maggio alle ore 21 al Teatro Sociale di Trento, nell'ambito del Festival dell'Economia, a raccontare l'economia usando come spunto la musica dei Fab 4. Del resto Rampini ha un autorevolissimo predecessore: "Il mio modello di business? Sono i Beatles", amava dire Steve Jobs, il fondatore della Apple, che di economia e di affari certamente se ne intendeva. Jobs prendeva ad esempio la forma della band, straordinario moltiplicatore dei talenti individuali. Ma Rampini va oltre, prova a vedere il modello dei Quattro di Liverpool come quello di una start-up di successo, in grado di proiettare quattro ragazzi cresciuti nella Liverpool del primo dopoguerra, in una penuria da Terzo mondo, verso la stratosfera della ricchezza.
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La lezione di Rampini è un perfetto manuale di storia del rock, con il quale prova a spiegare come Taxman, scritta da George Harrison, prefigurasse le rivolte fiscali, o come Get Back, firmata da McCartney, nascesse come una satira dei primi movimenti xenofobi e anti-immigrati. Ma si può essere anche più immaginifici e meno letterali, e vedere in When I'm 64 le anticipazioni della crisi del Welfare State, o in canzoni come Eleanor Rigby e Lady Madonna l'evocazione della nuova povertà che è in mezzo a noi, raccontate in un momento di straordinario boom economico planetario.
Rampini prova a mettere insieme il clamoroso cambiamento culturale imposto al mondo dai Beatles con le conseguenze odierne di quel cambiamento, accosta giustamente l'orientalismo trasformato in esperienza generazionale del viaggio fatto dai Quattro in India nel 1968 con la globalizzazione odierna, oppure riporta all'attenzione il nostro costante rapporto sentimentale con il passato, interpretato in questo caso da Yesterday, con le ansie che oggi abbiamo verso il futuro. "I Beatles non furono degli ideologi, le loro composizioni nascevano dall'intuizione, dall'emozione... e dall'aiuto chimico dell'LSD. Ma la Beatlemania si colloca nell'ultima Età dell'Oro per l'Occidente.
Usare una musica così universale è un modo per accompagnarci con dolcezza lungo una riflessione obbligata", sostiene Rampini, con ragione: "Al termine di questa crisi, emergerà un nuovo 'pensiero forte', che cambi le regole dell'economia come seppe farlo Keynes dopo la Grande Depressione degli anni Trenta? Quali terapie innovative spuntano all'orizzonte? Revolution, una delle canzoni più politiche dei Beatles, ci riporta a un'epoca dove la gioventù abbracciava l'utopia egualitaria del marxismo, dal Maggio '68 parigino alla Rivoluzione culturale maoista in Cina. Vent'anni dopo, la caduta del Muro di Berlino consegnò il mondo intero all'egemonia del pensiero unico neoliberista: da Shanghai alla Silicon Valley. Oggi tornano al centro dell'analisi economica le diseguaglianze sociali, con analisi di lungo periodo come quelle del francese Thomas Piketty che scatenano un enorme interesse negli Stati Uniti, la patria del capitalismo 2.0. Non è certo voglia di tornare... Back in the U.S.S.R., e ritrovarsi daccapo nell'Unione sovietica, come scherzavano John Lennon e Paul McCartney".
La straordinaria avventura beatlesiana può essere letta in molti modi, Rampini la usa non tanto per raccontarci com'era il mondo ma per provare a immaginare come sarà o come potrebbe essere, perché, come sottolinea, "la fantasia e la creatività che affascinarono Steve Jobs, oggi sono indispensabili anche per rigenerare l'analisi economica. Facendolo su una colonna sonora dei Beatles, certamente si seppellisce ogni pregiudizio contro la 'scienza triste'".
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La lezione di Rampini è un perfetto manuale di storia del rock, con il quale prova a spiegare come Taxman, scritta da George Harrison, prefigurasse le rivolte fiscali, o come Get Back, firmata da McCartney, nascesse come una satira dei primi movimenti xenofobi e anti-immigrati. Ma si può essere anche più immaginifici e meno letterali, e vedere in When I'm 64 le anticipazioni della crisi del Welfare State, o in canzoni come Eleanor Rigby e Lady Madonna l'evocazione della nuova povertà che è in mezzo a noi, raccontate in un momento di straordinario boom economico planetario.
Rampini prova a mettere insieme il clamoroso cambiamento culturale imposto al mondo dai Beatles con le conseguenze odierne di quel cambiamento, accosta giustamente l'orientalismo trasformato in esperienza generazionale del viaggio fatto dai Quattro in India nel 1968 con la globalizzazione odierna, oppure riporta all'attenzione il nostro costante rapporto sentimentale con il passato, interpretato in questo caso da Yesterday, con le ansie che oggi abbiamo verso il futuro. "I Beatles non furono degli ideologi, le loro composizioni nascevano dall'intuizione, dall'emozione... e dall'aiuto chimico dell'LSD. Ma la Beatlemania si colloca nell'ultima Età dell'Oro per l'Occidente.
Usare una musica così universale è un modo per accompagnarci con dolcezza lungo una riflessione obbligata", sostiene Rampini, con ragione: "Al termine di questa crisi, emergerà un nuovo 'pensiero forte', che cambi le regole dell'economia come seppe farlo Keynes dopo la Grande Depressione degli anni Trenta? Quali terapie innovative spuntano all'orizzonte? Revolution, una delle canzoni più politiche dei Beatles, ci riporta a un'epoca dove la gioventù abbracciava l'utopia egualitaria del marxismo, dal Maggio '68 parigino alla Rivoluzione culturale maoista in Cina. Vent'anni dopo, la caduta del Muro di Berlino consegnò il mondo intero all'egemonia del pensiero unico neoliberista: da Shanghai alla Silicon Valley. Oggi tornano al centro dell'analisi economica le diseguaglianze sociali, con analisi di lungo periodo come quelle del francese Thomas Piketty che scatenano un enorme interesse negli Stati Uniti, la patria del capitalismo 2.0. Non è certo voglia di tornare... Back in the U.S.S.R., e ritrovarsi daccapo nell'Unione sovietica, come scherzavano John Lennon e Paul McCartney".
La straordinaria avventura beatlesiana può essere letta in molti modi, Rampini la usa non tanto per raccontarci com'era il mondo ma per provare a immaginare come sarà o come potrebbe essere, perché, come sottolinea, "la fantasia e la creatività che affascinarono Steve Jobs, oggi sono indispensabili anche per rigenerare l'analisi economica. Facendolo su una colonna sonora dei Beatles, certamente si seppellisce ogni pregiudizio contro la 'scienza triste'".